La kinesfera incarnata, da Laban allo spazio amniotico e peripersonale.
La kinesfera di Laban: lo spazio del gesto, la bolla personale del movimento
La bio-sfera: lo spazio amniotico, abitato dal respiro e dalla memoria del corpo
Se la kinesfera è lo spazio del gesto, la bio-sfera è lo spazio sensibile sensibile in cui respiro, confine e memoria diventano esperienza.
Da oltre vent’anni esploro con la sfera di Hoberman
e all’inizio poteva sembrare un gioco, quella grande sfera colorata che desta meraviglia aprendosi e chiudendosi, alla vista e al tocco. È diventato sempre più chiaro che quella forma mobile rende visibile il rapporto tra corpo e spazio, tra respiro e contatto interno ed esterno.
È la nostra bolla dinamica, la membrana invisibile.

Quando la sfera si raccoglie, il corpo incontra la flessione, la protezione, il ritorno al centro. Quando si apre, incontra l’estensione, la direzione, il gesto verso il mondo. La sua apertura e chiusura rendono visibile il passaggio continuo tra contrazione ed espansione, tra dentro e fuori, tra contenimento e relazione.
Nella chiusura posso sentire protezione, raccoglimento, quiete, ma anche compressione o limite.
Nell’apertura posso sentire espansione, libertà, orientamento, ma anche esposizione o vulnerabilità.
Lo spazio non è il luogo in cui il corpo si muove.

È ciò che il corpo continuamente crea, sente e abita.
È forse proprio qui che questa esperienza incontra, senza che lo sapessi all’inizio, alcune grandi linee del pensiero sul corpo: Rudolf Laban e la kinesfera, Bonnie Bainbridge Cohen, l’embriologia incarnata di Jaap van der Wal, e sullo sfondo Merleau-Ponty, con la sua idea del corpo non come oggetto nello spazio, ma come centro vivente di esperienza.
Non il corpo come oggetto dentro lo spazio, ma il corpo come processo vivente che apre, abita e organizza lo spazio.
La kinesfera: lo spazio del gesto
Rudolf Laban chiamava kinesfera lo spazio intorno al corpo che possiamo raggiungere con gli arti senza spostare il nostro punto d’appoggio.
È la nostra bolla di movimento. Lo spazio immediato del gesto. Il campo in cui il corpo esplora direzioni, aperture, chiusure, tensioni.
La kinesfera è lo spazio personale del movimento, si muove con noi, si restringe quando ci contraiamo nella folla, si amplia quando ci apriamo nella natura, si deforma quando ci dis-orientiamo.
Il corpo non si limita a occupare spazio. Lo organizza.
La kinesfera è il modo in cui il corpo misura il mondo attraverso il gesto.
La bio-sfera: lo spazio vissuto
A un certo punto mi sembra necessario fare un passo ulteriore.
Se la kinesfera è lo spazio del gesto, la bio-sfera è lo spazio del corpo vivente: la bolla sensibile in cui il corpo respira, sente, si protegge, si apre, si orienta e incontra.
La kinesfera mette al centro il gesto.
La bio-sfera mette al centro lo spazio vissuto.
Chiamiamola Kinesi-Bio-Sfera, in cui movimento nello spazio, include il respiro, i fluidi, la pelle, il tono e l’interocezione, e ci mettiamo l’emozione, la memoria, i confini e la relazione. Un principio somatico di corpo-mente-spirito in azione, lo spazio del gesto che diventa spazio del significato.
Lo spazio peripersonale: il campo vicino al corpo
Ogni corpo ha intorno a sé uno spazio sensibile.
È la zona in cui percepiamo ciò che si avvicina, ciò che ci tocca, ciò che può raggiungerci, rassicurarci o allarmarci. Lo spazio della mano che si avvicina, dello sguardo che ci incontra, della distanza che protegge.
Nella vita quotidiana lo sentiamo continuamente, anche se raramente lo nominiamo. Il corpo conosce queste distanze prima ancora che la mente le interpreti.
Una persona dentro la sfera non è semplicemente “dentro un oggetto”. È dentro una Kinesio-Bio-Sfera percepibile. Può sentire il proprio confine, misurare la distanza, esplorare quanto spazio desidera, quanto spazio tollera, quanto spazio può abitare.
Il confine orienta. Il contatto avviene nella distanza giusta. Il contenitore è il nostro custode sicuro.
La bolla amniotica come il primo spazio abitato
Prima ancora di nascere, viviamo nello spazio. Ma il primo spazio non è aria è fluido.
La nostra prima esperienza in utero è quella di un corpo che non è separato dall’ambiente esterno. È quella di un corpo che si forma dentro una cavità fluida, in una relazione continua tra membrana, liquido, contenimento, movimento e ritmi.
La bolla amniotica è il primo ambiente abitato dal nostro corpo. Uno spazio vivo, morbido, elastico, avvolgente, in cui non esiste ancora una netta separazione tra movimento interno e movimento esterno. Siamo mossi prima di muoverci, vedi il “Tocco Originario”.
La Kinesio-Bio-Sfera porta con sé questa memoria. Crea un ambiente in cui il corpo può riconoscere come si sente nella chiusura, nel contenimento, nella protezione, nel ritorno al centro.
L’espirazione accompagna questo movimento. Nell’esperienza somatica può diventare un gesto di resa, appoggio, lasciar andare.
Il corpo non sta pensando il respiro.
Lo sta incarnando.
Dalla flessione all’estensione
Poi la sfera si apre.
Lo spazio aumenta. Il corpo può sollevare le braccia, allungare la colonna, cercare direzione, orientarsi verso fuori.
L’estensione è uno stato. Può generare libertà, apertura, slancio. Ma può anche evocare esposizione, vulnerabilità, incertezza.
L’inspiro accompagna questa fase. Il torace si allarga, il campo percettivo cambia, lo sguardo si orienta. La persona non è più solo raccolta nel proprio centro: comincia a percepire il fuori.
La Kinesio-Bio-Sfera diventa un diaframma spaziale che si chiude e si apre visibilmante. Mostra che respirare non riguarda soltanto i polmoni, ma l’intero rapporto del corpo con il proprio spazio.
Il corpo sente come cambia lo stato quando cambia lo spazio.
Applicazioni dell’esperienza
Questa pratica può essere letta a diversi livelli.
A livello somatico, aiuta a sentire la relazione tra flessione ed estensione, chiusura e apertura, centro e periferia.
A livello respiratorio, permette di incarnare l’inspiro e l’espiro non come tecnica forzata, ma come esperienza spaziale.
A livello percettivo, rende visibile lo spazio peripersonale, la zona vivente in cui sentiamo confine, sicurezza, distanza, avvicinamento.
A livello relazionale, crea un ambiente semplice per esplorare fiducia, ascolto, presenza e co-regolazione.
A livello simbolico, richiama la bolla amniotica, la memoria del primo contenimento, il passaggio dallo spazio fluido originario allo spazio adulto del gesto.
Non è necessario spiegare tutto mentre accade. Spesso è meglio lasciare che il corpo faccia esperienza prima delle parole.
Prima si entra nel corpo, si ascolta, si sente il respiro immerso nello spazio e forse si comprende.
Una pratica nata prima delle parole
Guardando le fotografie di oltre vent’anni fa con Milasia, mi colpisce come questa intuizione era già presente prima di avere tutti questi riferimenti teorici.
C’era già il gesto. C’era già la bolla. C’era già il corpo che entrava nella sfera e scopriva, giocando, qualcosa del proprio spazio.
a cura di Paolo Maderu Pincione con il contributo muscolare di AI
17 Giugno 2026
La sfera di Hhttps://www.hoberman.com/ una scultura kinetica, come la definisce l’autore è una struttura isocinetica brevettata nel 1990[1] da Chuck Hoberman che assomiglia a una cupola geodetica, ma in movimento, può rimpicciolirsi fino ad una frazione delle sue dimensioni normali grazie all’azione delle sue articolazioni snodabili. Le versioni in plastica colorata sono diventate popolari come giocattoli per bambini. Da anni la usiamo in Biodinamica per mostrare il respiro cellulare. Facilita l’esperienza somatica del respiro, dei confini e delle relazioni. https://vimeo.com/384815909

