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BIOCINETICO – il termine descrive la posizione, la forma, e il processo di strutturazione dei campi metabolici dell’embrione umano, come spiega l’embriologo tedesco Eric Blechschimidt (si veda METABOLISMO e CAMPI METABOLICI). “Biocinetico” implica la reciproca relazione spaziale tra i diversi fondamentali blocchi di costruzione dell’embrione umano. Di conseguenza, questi “blocchi”, che chiamiamo “campi metabolici”, si influenzano reciprocamente dall’esterno verso l’interno. Le abilità di palpazione proprie della terapia craniosacrale biodinamica, riguardano la capacità di identificare specifiche proprietà biocinetiche nei clienti adulti che sono un diretto omologo dei campi metabolici dell’embrione. La biocinetica implica la biodinamica. (ref. Michael Shea, TCSB)

L’empatia, è la capacità di comprendere ciò che una persona sta provando, identificandosi nella situazione in cui essa versa. L’origine greca di tale parola ne spiega appieno il significato, poiché essa deriva dalla fusione della particella “en”, che vuol dire “dentro”, con “pathos”, che significa “sofferenza o sentimento” e perciò riesce a rappresentare in maniera perfetta l’immedesimazione di una persona all’interno di una realtà diversa dalla propria.

L’empatia, che è alla base della relazione Craniosacrale, diventa poi “compassione” quando si attiva in modalità concrete di aiuto, sostegno e dedizione.
Data la confusione esistente sulla terminologia abbiamo trovato una ricerca di  Giusi Venuti dell’ Università Ca’ Foscari Venezia, Lettere e Filosofia, dal titolo “Sapersi intendere. La questione dell’empatia nella consulenza filosofica” e che potete trovare integralmente qui https://www.academia.edu/22419448/Sapersi_intendere. ecco un editing del testo originario.

Empatia.

Affrontare il tema dell’empatia è sempre complicato per motivi che sono, allo stesso tempo, di ordine teorico e pratico. In qualunque modo la si intenda, l’empatia deve infatti essere praticata, altrimenti non è nulla. D’altra parte intenderla, secondo la tradizione romantica, come coglimento, immedesimazione e “fusione” di vissuti o confonderla con la compassione, la simpatia, il contagio emotivo, fa la differenza della pratica relazionale. 

…il pericolo è connesso proprio alla plurivocità di sensi che la parola ha assunto nel corso della sua storia, da Einfühlung (il cui primo uso è fatto risalire ad Herder) ad empathy (ad opera di Edward Titchener, un allievo inglese di Wilhelm Wundt) fino all’italiano empatia. I dizionari riconducono il tema alla sua origine greca: empatia non sarebbe altro che il calco di empàtheia. (“en”, che vuol dire “dentro”, con “pathos”, che significa “sofferenza o sentimento” ).

La somiglianza fonetica cela, però, un abisso semantico. Come se non bastasse il termine viene spesso usato come sinonimo della parola simpatia la quale, a sua volta, viene usata come sinonimo di compassione.  È così che in molti parlano di empatia senza sapere cosa effettivamente significhi. 

Empatia, simpatia, compassione: tutti sinonimi?

Probabilmente il primo passo da fare è recuperare una distinzione di tutti questi termini che vengono utilizzati come sinonimi ma che, in realtà, implicano delle disposizioni totalmente differenti.

Alcuni, infatti, intendono quel mettersi in sintonia come l’abilità tecnica di mettersi nei panni dell’altro, un’abilità che chi voglia, se non aiutare, quanto meno comunicare efficacemente, deve saper utilizzare. Altri nominano questa sintonia con il termine empatia e la definiscono come la “predisposizione” essenziale alla compassione, glissando quindi sullo specifico significato del termine.

Riferimenti agli studi di:

Warren Reich, tentando di delimitare i campi della simpatia, dell’empatia e della compassione ,  ritiene che la simpatia, come l’empatia, sia la capacità di capire e di condividere i sentimenti dell’altro, solo che l’empatia – in quanto capacità di mettersi nei panni dell’altro – lo fa in un modo più diretto e, al tempo stesso, più distaccato. 

Allora io mi chiedo: nel momento in cui si assume come possibile il fatto di mettersi nei panni dell’altro così che, vedendo il mondo con i suoi occhi, diventiamo capaci di condividerne (al pari della simpatia) le sue sofferenze, come si può, contemporaneamente, sostenere che questa condivisione è più distaccata? Come si può essere distaccati stando dentro?

L’esigenza di fare chiarezza, dimostrando come l’empatia abbia un che di oggettivo, di cui è invece mancante la simpatia, è alla base del lavoro di Robert Katz .

Quando empatizziamo, scrive Katz, focalizziamo, infatti, la nostra attenzione sui sentimenti e sulla situazione di un’altra persona, mentre quando simpatizziamo stabiliamo un parallelismo tra i nostri sentimenti e quelli dell’altro così che non siamo per nulla concentrati sulla realtà oggettiva e sul carattere personale della situazione dell’altro. In questo caso l’analogia prende il posto dell’attenzione e la comprensione dell’altro, perdendo di oggettività, risulta compromessa.  

L’empatia, come la simpatia, consiste di sentimenti e implica un coinvolgimento emotivo ma a differenza della simpatia non stabilisce quella similitudine che, generalmente, porta a chiedersi: che farei io se mi trovassi al suo posto? 

La continua contraddizione non fa altro che disorientarci rendendoci impossibile capire in che modo funzioni quest’empatia. Ci viene detto che consiste di attenzione. Ora ad-tensione significa, etimologicamente, tendere verso, aprirsi ad un significato. 

Allora, come conciliare questo atto originariamente accogliente, con quello che poi viene detto dell’empatia, che cioè consista in un entrare nella mente e nel vissuto altrui perdendo sé stessi? Viene ribadito come questa perdita sia solo un fatto temporaneo il cui fine sia quello di andare dentro per tirare fuori le esperienze altrui. Ma, il punto è: che significa andare dentro? Come ci si può annullare per poi riprendersi? Come posso pensare di vivere con distacco l’immersione nell’esperienza dell’altro? Immergersi, utilizzando appieno la metafora, significa, necessariamente, bagnarsi. 

Credo che i fraintendimenti e l’incapacità di stabilire cosa l’empatia sia – se un andare dentro, se una sorta di imitazione, se un coinvolgimento emotivo e via dicendo – dipendano, in buona parte dal fatto che la maggior parte degli studiosi, compresi quelli che si occupano di consulenza filosofica, fa riferimento a quella concezione dell’empatia che ci è stata tramandata da T. Lipps  e che implica un movimento, direi invasivo, del soggetto nei confronti dell’oggetto, mentre sconosce l’uso che i fenomenologi fanno del termine e che, a sua volta, rimanda al senso greco della parola. Em-pátheia significa infatti essere esposto, essere soggetto a … Un movimento, dunque, opposto rispetto a quello di cui abbiamo sino adesso trattato. Si tratta di un movimento dall’esterno dell’anima verso il suo interno. Per questo la particella “en”, qui, non sta in riferimento dinamico ad un altro Sé, non ha un senso proiettivo o fusionale nei confronti dell’anima altrui; significa piuttosto un rafforzativo della dimensione patetica che caratterizza la sensibilità psichica. 

C’è però un altro modo, come dicevo, di pensare e di praticare l’empatia ed è un modo che viene dalla tradizione fenomenologica. 

È, per Edith Stein, originario in quanto (come la percezione esterna) si presenta lì davanti a me ed è quindi qualcosa che, portandomi comunemente a dire “te lo leggo negli occhi”, io assimilo al vedere, ma non è originario in quanto al contenuto perché il dolore visto non è il mio, ma dell’altro. Viene così scardinata la logica occidentale secondo cui il vedere corrisponde al sapere. 

La Stein continua su questa strada dicendo che non sono io che vado dentro il vissuto, come se quel vissuto fosse un oggetto, ma è l’Oggetto/Soggetto con il quale entro in contatto, che mi attrae, mi impone di uscire dal mio luogo per recarmi, non dentro il dolore (o la gioia) come tale ma presso il Soggetto che lo sta, a suo modo, sperimentando. 

L’empatia è, quindi, un atto di radicale apertura – e non di intromissione – che noi facciamo nei confronti dell’altro nel momento in cui prendiamo coscienza della impossibilità di assimilare i nostri vissuti. Giungiamo così ad una vera e propria metastrofè. Nel discorso della Stein l’Ego costituente di stampo husserliano lascia il posto ad un Io patico. In questo senso em-patia non è andare dentro, ma un sentire ed un accogliere dal di dentro qualcosa che viene da fuori.

Sta avvenendo infatti un rovesciamento nel mio abituale rivolgermi a ciò che fuori di me. 

Che cosa significa questo,? Cosa comporta questo atto originariamente offerente e accogliente? In cosa si risolve l’empatia se non nel provare lo stesso sentimento? Cos’è se non il sapere-capire ciò che l’altro sente? 

In realtà empatia significa allargare la propria esperienza, renderla capace di accogliere la gioia o il dolore altrui, mantenendo la distinzione tra se e l’altro.

In realtà empatia significa allargare la propria esperienza, renderla capace di accogliere la gioia o il dolore altrui, mantenendo la distinzione tra se e l’altro. Può accadere, spesso accade, che in un secondo tempo avvenga una partecipazione emotiva nella forma del gioire o del soffrire insieme, ma può avvenire solo se c’è stata empatia, se l’orizzonte della mia esperienza si è ampliato, se sono stato disposto ad uscire fuori dal mio luogo per incontrare l’altro in un luogo che non corrisponde alla sua casa  (otterrei così un falso sapere perché, immedesimandomi, resterei sempre presso di me) ma che si profila come una terra che non è di nessuno: la terra della relazione. 

L’empatia non va cercata percorrendo l’impossibile strada della fusione, l’empatia non è un idillio, ma è un dramma che scatta nel momento in cui due corpi e due vissuti assolutamente differenti escono dalla solitudine delle loro monadi mossi dal desiderio di incontrarsi e comunicare le loro esperienze. È proprio in questa uscita da sé che il rischio di confondersi con l’altro, di dominarlo come se fosse un oggetto o, all’opposto, di ascoltarlo mantenendo, però, una distanza tale da divenire indifferenza, diventa altissimo. L’empatia è “rendersi conto” dell’ineludibilità di questo rischio e sorvegliarlo, poiché è solo nel rischio che si dà autentica relazione. 

L’empatia è, allo stesso tempo, un atto cognitivo ed emotivo che si realizza e prende senso nel momento in cui viene praticato. Ha tutta l’intensità del sentire, non è una forma di conoscenza intellettuale. Il suo valore cognitivo è il rendersi conto dell’essere in relazione, comprensione – questa – che significa viversi tutti come non autosufficienti, come limitati e vulnerabili e, al tempo stesso, come aperti a qualcosa d’altro.

“C’è un con essere con l’altro che non prende il posto, né lo sostituisce nella sua situazione o nel suo compito, né lo alleggerisce elle sue responsabilità, ma lo presuppone con riguardo, per non togliergli la cura, per non sottrarlo cioè a se stesso, al suo Esserci più proprio, anzi per ridargli tutto questo, questo aver-cura non è dominante, ma liberante. Questo modo dell’aver-cura è quello dell’autenticità, perchè in esso l’Esserci con cui la cura è aver cura, può pervenire a se stesso, deve diventare il suo Esserci più proprio e diventa a partire da se stesso il suo Esserci più proprio ed autentico. In questo aver cura, l’altro non è primariamente a partire dal mondo di cui ci si prende cura, ma solo a partire da lui stesso”. M. Heidegger, Logica. Il problema della verità, trad. it. di M. Ugazio, Mursia, 1986, p. 148.

Heidegger: “Cura autentica non è prendere il posto di, ma condurre l’altro verso la propria cura.”

Risorse: Un video illustrativo
https://www.youtube.com/watch?v=nSVyLBsQO0A
Altre fonti:
http://www.stateofmind.it/2015/07/empatia/
TitoloAutoreEditoreGenereISBNLingua
Riflessioni sulla lingua. Analisi osteopatica e posturologica tra deglutizione disfunzionale ed alterazione dell’equilibrioPietro Ranaudo, Helmuth SeyrMarrapese EdizioniOdontoiatria e Postura8874493657Italiana

Descrizione
Seconda edizione riveduta ed aggiornata Parlare di correlazioni tra deglutizione disfunzionale e postura e’ ancora oggi arduo e per molti assolutamente incomprensibile, ma parlare di lingua e postura negli anni novanta, descrivere le influenze della catena muscolare anteriore sul sistema viscerale e tracciarne la descrizione specifica anatomo – funzionale, riteniamo sia stato un gesto di assoluta liberta’ mentale proprio di chi si lascia alle spalle qualsiasi schema preordinato dai depositari della verita’ e delle certezze assolute e non hanno paura di mettersi in discussione davanti a nessuno. Comprendere che una postura scorretta possa essere legata a problematiche linguali e’ un’ intuizione di pochi; classificarne le patologie e correlazioni, di pochissimi; scriverne e parlarne anni addietro, in tempi non sospetti, e’ proprio di persone geniali apparteneti alla specie rara degli esploratori estremi di semplice, ma non facile verita’ terapeutica. Indice Postura linguale Cosa si intende per deglutizione Fisiologia – Deglutizione neonatale, infantile, adulta Controllo nervoso della deglutizione Classificazione delle alterazioni della deglutizione Riepilogo e integrazione delle patologie provocate dalla deglutizione atipicadi interesse osteopatico Descrizione della casistica e metodologia dell’ esame osteopatico effettuato Analisi del risultato osteopatico e sintomatologico

Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
Un approccio osteopatico per i bambini Jane E. Carreiro Futura Publishing Society Osteopatia 8887436231 Italiana
Descrizione Il presente testo si compone di informazioni tratte da svariate fonti. Rappresenta il culmine della ricerca, dello studio e della pratica nella scienza e nell’arte dell’osteopatia e della sua applicazione ai bambini. Il libro è diviso in due parti. Nella prima si discutono i concetti di base della fisiologia, dalla prospettiva di un clinico osteopata. Nella seconda parte, vengono descritti i più comuni processi patofisiologici osservati nei bambini. Svariati temi ricorrenti si intessono in tutto il testo: i meccanismi attraverso i quali i processi patofisiologici si influenzano l’un l’altro; i normali cambiamenti ed adattamenti nella struttura e nella funzione che si verificano durante l’infanzia ed il modo in cui tali cambiamenti possono essere influenzati dai suddetti processi; ed un razionale approccio per il trattamento osteopatico.
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
The Heart of Listening: A visionary approach to Craniosacral work: Anatomy, Technique, Transcedence, Volume 2 Hugh Milne North Atlantic Books Craniosacrale 1556432801 Italiana
Descrizione “The Heart of Listening, a welcome book to those of us teaching in this field that is so difficult to put into words, embodies the uniqueness of its author, who offers a rare combination of being a highly skilled healing practitioner and biomedical.” -Don Hanlon Johnson, Ph.D., Director of Somatics Program, California Institute of Integral Studies “A wonder of a book. So many wisdoms and books within books. A book for all people.” -Betty Balcombe, Visionary Healer and Author of As I See It and The Energy Connection “The Heart of Listening is an impeccable work that demonstrates the healing and teaching power found in the human physical structure. Milne provides profound psycho-spiritual insights and makes a significant contribution to physicians, health professionals, and individuals who seek ways to understand the unlimited resource of healing found within the human body.” -Angeles Arrien, Ph.D., Cultural Anthropologist and Author of The Four-Fold Way and Signs of Life.
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
La vita in movimento. La visione osteopatica di Rollin  Becker E. Rollin, D.O. Becker Futura Publishing Society Craniosacrale 8887436177 Italiana
Descrizione Durante i cento anni della sua esistenza, l’osteopatia come arte e scienza è passata di mano in mano e di cuore in cuore. Il Dr. Rollin E. Becker ed i suoi insegnamenti rappresentano un fondamentale legame in questa continuità. Egli fu sia ispirato studente che ammirato insegnante e si dedicò incessantemente allo studio dell’osteopatia. Dopo essersi laureato al collegio di osteopatia ed aver messo in pratica ciò che gli era stato insegnato per diversi anni, si sentì attratto dall’idea di approfondire gli insegnamenti di Andrew Taylor Still, il fondatore dell’osteopatia. Trovò negli scritti del Dr. Still moltissimi spunti per l’esplorazione ed altresì la guida specifica di cui necessitava per continuare i suoi studi. Il tentativo del Dr. Becker di apprendere quanto era stato insegnato dal Dr. Still fu inizialmente condotto da autodidatta. Egli condivideva i propri quesiti e le proprie idee con i colleghi, ma, fondamentalmente, il suo impegno era portato avanti con calma nel suo studio, nel lavorare con i suoi pazienti. Dopo pochi anni di studi svolti in tale maniera, vi fu l’incontro con William G. Sutherland, D.O., l’artefice del concetto craniale in osteopatia. Nei dieci anni della loro stretta collaborazione, il Dr.Sutherland fornì al Dr. Becker il metodo per andare maggiormente a fondo nei propri studi e nella propria comprensione. La guida di Still e di Sutherland permise al Dr. Becker di conoscere, dalla fonte più autorevole, le forze viventi all’interno del corpo vivente. Egli divenne un instancabile osservatore, in continua ricerca di una risposta all’interrogativo: Che cos’è la salute e qual è il mezzo più efficiente ed efficace per ottenerla? L’osteopatia nelle mani del Dr. Becker si è incentrata sul concetto di “Vita in movimento” e di Quiete. Egli si rese conto che tutto ciò che è vivente è in movimento, che la Vita stessa si manifesta come movimento. Per lui, un modo per descrivere lo stato di salute è la presenza di un movimento totalmente libero, a tutti i livelli, all’interno dell’essere vivente. Aiutare i pazienti a recuperare la propria salute, dunque, richiede che gli impedimenti al libero movimento vengano rimossi. Mentre si rendeva conto che la vita si manifesta attraverso il movimento, egli capì anche che il potere della vita risiede nella Quiete. Si rese conto che vi è una fondamentale Potenza o Potere all’interno di ogni essere vivente per tutto il tempo che esso è in vita. Tutta la vita si genera da questo potere e la natura di tale potere è la quiete: una quiete che è dinamica, piena di potenziale ed una quiete che si può imparare a palpare così come si può palpare il movimento. ” L’ unico scopo del trattamento è quello di risvegliare la totalità delle risorse dalla struttura fisiologica propria del paziente. Sto aiutando il corpo a utilizzare le risorse accessibili, per uno schema di salute che è già dato. Il corpo è un organismo dinamico che vive e respira, che ha tutte le risorse accessibili per fare quello che ha bisogno di fare. Collaboriamo con lui per ottenere un equilibrio fisiologico utilizzando i meccanismi che gli sono propri.”
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
La terapia cranio-sacrale nel bambino (Collana di terapia cranio-sacrale) Nicette Sergueef Marrapese Edizioni Craniosacrale 8874492677 Italiana
Descrizione Il testo di Nicette Sergueef si distingue sopratutto per il suo valore didattico e la chiarezza con cui è stato elaborato. L’Autrice dopo una disamina dell’anatomia del cranio introduce la problematica della nascita del bambino e la dinamica cranio- sacrale, soffermandosi attentamente sulle lesioni e il modellamento. Chiare sono le descrizioni delle posizioni e le tecniche di equilibratura, chiare sono anche le innumerevoli illustrazioni che compendiano il testo.
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
Engaging the Movement of Life: Exploring Health and Embodiment Through Osteopaty and Continuum Bonnie Gintis, Emilie Conrad North Atlantic Books Craniosacrale 1556436076 Italiana
Descrizione Praise for Engaging the Movement of Life “Engaging the Movement of Life offers a revolution of thought and purpose in the exploration of embodied health. Our fragmented understanding of the human body dissolves in Bonnie Gintis’s much broader view of our biological intelligence. This book could not be more timely in providing us with a guide for health in the twenty-first century.” — Emilie Conrad, founder of Continuum and author of Life on Land “With accessible, evocative writing Bonnie Gintis interweaves the potent discoveries of Continuum and Osteopathy to reveal complex truths about the nature of life, health, the fluid dynamics of creation, and especially how we can creatively participate with them. Full of insights and practices, Engaging the Movement of Life is a radiantly clear and sensuous call to deepen our embodiment, daring us to inquire with innovative attention as we engage life.” — Susan Harper, international teacher of Continuum Movement and creator of Em’oceans and Sensations Trainings “Bonnie Gintis straddles the seemingly different worlds of intuitive body truths and information from the scientific point of view. She provides tools and suggests ways of looking, feeling, knowing, and thinking that are the currency of those of us involved in the world of the body. Gintis’s message that everything is interdependent and mutable is a ray of both hope and clarity. With Continuum as the medium, she gives us both the permission and the keys to begin a lifelong journey of independent exploration of our bodies.” —David Brown, founder of BodyRecoding, a Pilates/Gyrotonic studio In Engaging the Movement of Life, Bonnie Gintis offers Osteopaths a special opportunity to experience Osteopathic principles at work within ourselves rather than just within others. This is a rare guide toward our own personal development, from within.” —Nicholas Handoll, DO, MSCC, author of Anatomy of Potency.
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I seni venosi della dura madre: un approccio al dolore cranico Christian Defrance de Tersant Futura Publishing Society Craniosacrale 888743607X Italiana
Descrizione Consigliato da: Collegio Italiano di Osteopatia (C.I.O) Prefazione di Marc Bozzetto D.O.-M.R.O.-(F) – Introduzione – Omaggio a W.G. SUTHERLAND – “I cinque componenti del Meccanismo craniosacrale”. – Capitolo I “Semiologia delle emicranie e algie vascolari della faccia”. – Capitolo II “Anatomia dei seni del cranio”. – Capitolo III “Repertorio topografico dei seni venosi del cranio” “I cinque movimenti dei seni venosi”. – Capitolo IV “Relazioni dei seni e delle strutture craniche” – Capitolo V “Trattamento dei seni” – Capitolo VI “Casi Clinici” – Conclusione – Commento di J.P. Giuliani, D.O., M.S.O., M.R.O. (F) – Bibliografia.
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
Craniosacrale. Principi ed esperienze terapeutiche Michael Kern Tecniche Nuove Craniosacrale 8848117848 Italiana
Descrizione Partendo dalla storia e dallo sviluppo della terapia craniosacrale, Kern descrive il concetto di craniosacrale, apporta esempi tratti dalla propria esperienza clinica, ne descrive diagnosi e trattamento secondo una visione olistica, tocca temi quali lo stress, introduce il concetto di trauma e la sua cura, nonché quello di applicazione dell’approccio craniosacrale alla salute durante la gravidanza e il parto. Completano il volume un ampio glossario e una ricca bibliografia.
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
La base ontogenetica dell’anatomia umana. Un approccio biodinamico allo sviluppo dal concepimento alla nascita Erich Blechschmidt, Brian Freeman Futura Publishing Society Embriologia umana 8887436339 Italiana
Descrizione Il volume descrive i cambiamenti di forma e di struttura osservabili a partire dal momento della fecondazione, durante lo stadio embrionale e fetale, fino al raggiungimento dell’età adulta. Tali osservazioni vengono collocate nel contesto dell’”embriologia biodinamica” attraverso i concetti di “movimenti di crescita”, “forze di crescita” e “campi metabolici” i quali consentono di interpretare lo sviluppo umano in maniera radicalmente diversa dall’embriologia descrittiva, basata sulla filogenesi, o sugli studi di biologia molecolare. L’”embriologia biodinamica” rappresenta il mezzo per comprendere come l’anatomia e la fisiologia dell’adulto emergano naturalmente dalle funzioni di crescita embrionali. I principi biodinamici del professor Erich Blechschmidt presentati nel testo costituiscono un nuovo approccio clinico per tutte le figure sanitarie. Egli offre un nuovo approccio allo studio dei primi crescita umana come un modo per far luce sullo sviluppo del corpo build, gli istinti, i gesti, il linguaggio, la matematica, strumenti e abbigliamento.
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
Biocinetica e biodinamica della differenziazione umana. Principi e applicazioni Erich Blechschmidt, Raymond F. Gasser Futura Publishing Society Embriologia 8887436355 Italiana
Descrizione Cinquant’anni fa, il campo dell’embriologia umana era incompleta; fino a quel momento l’anatomia dei primi embrioni umani è ancora sconosciuta, e non c’era molto da imparare sulle fasi precedenti di sviluppo embrionale umano. Si è ormai capito che gli organi umani derivano da step-by-step differenziazioni della crescita dell’embrione umano. La ricerca dal famoso embriologo Erich Blechschmidt, MD, ha dimostrato che le differenziazioni non sono solo il risultato di un effetto gene, ma sono anche portato attraverso la crescita iniziata da extragenetic (che si verificano al di fuori del gene) le informazioni. Senza queste informazioni extragenetic la differenziazione, non avrebbe avuto inizio. Dr. Blechschmidt e coautore Gasser Raymond, PhD, sostengono che legge biogenetica di Haeckel (l’ontogenesi ricapitola la filogenesi) fu un tentativo errato di spiegare i processi di sviluppo. Blechschmidt Le indagini embrionali umane hanno dimostrato che i principi di Darwin (mutazione e selezione) sono probabilmente validi per l’origine delle specie, ma che non possono spiegare l’ontogenesi degli organi. L’ontogenesi di ogni individuo non può essere derivata dai fatti filogenetici. Gli autori sottolineano che una chiara distinzione deve essere fatta tra il vasto campo della filogenesi e il campo molto più precisa e comprensibile di ontogenetics-in particolare il processo di differenziazione e il loro obiettivo è quello di presentare non solo i principi astratti biocinetici di differenziazione, ma la originalità delle embrionali esseri umani pure. La loro conoscenza dei movimenti di sviluppo porta alla loro conclusione che la differenziazione è un processo indivisa biodinamica che si verifica durante lo sviluppo e comprende i processi chimici pure. Logicamente organizzato in due sezioni (la prima copre i primi campi metabolici e comprende capitoli sulla sola cellula uovo umana, l’embrione precoce, vasi sanguigni, il sistema nervoso, regione della testa, tronco e arti, il secondo descrive i campi metabolici in un secondo momento di sviluppo fasi, distinguendo i campi di corrosione, condensa, contusioni, distusion, la conservazione, la dilatazione, liquefazione, e la maldicenza), biocinetica e biodinamica di warrant di differenziazione dell’uomo lettura da parte di professionisti riflessivi in un certo numero di settori interessati con la differenziazione embrionale. Una nuova prefazione da Gasser Dr. indica come principi del libro e le conclusioni erano e sono comprese nel campo dell’embriologia umana.
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
La base ontogenetica dell’anatomia umana. Un approccio biodinamico allo sviluppo dal concepimento alla nascita Erich Blechschmidt, Brian Freeman Futura Publishing Society Embriologia umana 8887436339 Italiana
Descrizione Il volume descrive i cambiamenti di forma e di struttura osservabili a partire dal momento della fecondazione, durante lo stadio embrionale e fetale, fino al raggiungimento dell’età adulta. Tali osservazioni vengono collocate nel contesto dell’”embriologia biodinamica” attraverso i concetti di “movimenti di crescita”, “forze di crescita” e “campi metabolici” i quali consentono di interpretare lo sviluppo umano in maniera radicalmente diversa dall’embriologia descrittiva, basata sulla filogenesi, o sugli studi di biologia molecolare. L’”embriologia biodinamica” rappresenta il mezzo per comprendere come l’anatomia e la fisiologia dell’adulto emergano naturalmente dalle funzioni di crescita embrionali. I principi biodinamici del professor Erich Blechschmidt presentati nel testo costituiscono un nuovo approccio clinico per tutte le figure sanitarie. Egli offre un nuovo approccio allo studio dei primi crescita umana come un modo per far luce sullo sviluppo del corpo build, gli istinti, i gesti, il linguaggio, la matematica, strumenti e abbigliamento.
Titolo Autore Editore Genere ISBN Lingua
Biocinetica e biodinamica della differenziazione umana. Principi e applicazioni Erich Blechschmidt, Raymond F. Gasser Futura Publishing Society Embriologia 8887436355 Italiana
Descrizione Cinquant’anni fa, il campo dell’embriologia umana era incompleta; fino a quel momento l’anatomia dei primi embrioni umani è ancora sconosciuta, e non c’era molto da imparare sulle fasi precedenti di sviluppo embrionale umano. Si è ormai capito che gli organi umani derivano da step-by-step differenziazioni della crescita dell’embrione umano. La ricerca dal famoso embriologo Erich Blechschmidt, MD, ha dimostrato che le differenziazioni non sono solo il risultato di un effetto gene, ma sono anche portato attraverso la crescita iniziata da extragenetic (che si verificano al di fuori del gene) le informazioni. Senza queste informazioni extragenetic la differenziazione, non avrebbe avuto inizio. Dr. Blechschmidt e coautore Gasser Raymond, PhD, sostengono che legge biogenetica di Haeckel (l’ontogenesi ricapitola la filogenesi) fu un tentativo errato di spiegare i processi di sviluppo. Blechschmidt Le indagini embrionali umane hanno dimostrato che i principi di Darwin (mutazione e selezione) sono probabilmente validi per l’origine delle specie, ma che non possono spiegare l’ontogenesi degli organi. L’ontogenesi di ogni individuo non può essere derivata dai fatti filogenetici. Gli autori sottolineano che una chiara distinzione deve essere fatta tra il vasto campo della filogenesi e il campo molto più precisa e comprensibile di ontogenetics-in particolare il processo di differenziazione e il loro obiettivo è quello di presentare non solo i principi astratti biocinetici di differenziazione, ma la originalità delle embrionali esseri umani pure. La loro conoscenza dei movimenti di sviluppo porta alla loro conclusione che la differenziazione è un processo indivisa biodinamica che si verifica durante lo sviluppo e comprende i processi chimici pure. Logicamente organizzato in due sezioni (la prima copre i primi campi metabolici e comprende capitoli sulla sola cellula uovo umana, l’embrione precoce, vasi sanguigni, il sistema nervoso, regione della testa, tronco e arti, il secondo descrive i campi metabolici in un secondo momento di sviluppo fasi, distinguendo i campi di corrosione, condensa, contusioni, distusion, la conservazione, la dilatazione, liquefazione, e la maldicenza), biocinetica e biodinamica di warrant di differenziazione dell’uomo lettura da parte di professionisti riflessivi in un certo numero di settori interessati con la differenziazione embrionale. Una nuova prefazione da Gasser Dr. indica come principi del libro e le conclusioni erano e sono comprese nel campo dell’embriologia umana.

tratto dal testo di Franklyn Sills : “Le basi della Biodinamica Craniosacrale”

estratto-glossario-biodinamica-sills   il glossario completo

A

AccensioneIgnition: termine coniato da W.G. Sutherland per indicare il processo con cui la potenza si manifesta nei fluidi del corpo attraverso una trasmutazione (cambiamento di stato) dalla Marea Lunga e dalla matrice ordinatrice locale, per diventare una forza ordinatrice incarnata all’interno dei fluidi del corpo. In un contesto più ampio avvengono una serie di accensioni originarie (primarie) che permettono l’incarnazione dello spirito e dell’essere nel corpo fisico. Queste sono: l’accensione al concepimento, l’accensione del cuore, e l’accensione alla nascita o ombelicale. L’accensione al concepimento imposta la matrice ordinatrice all’interno della quale si forma l’embrione, dando l’avvio al processo di formazione del corpo, in cui lo spirito e l’essere si possono incarnare, questa è la base dell’essere. L’accensione del cuore avviene quando l’embrione si ripiega e prende corpo in una forma, e il cuore scende a spirale verso la linea mediana. Lo spirito o l’essere seguono il cuore nella sua incarnazione e l’accensione del cuore è l’incarnazione dell’essere. L’accensione dell’ombelico avviene dopo la nascita, quando il cordone ombelicale smette di pulsare e la potenza “illumina” o si accende nei fluidi del corpo, mettendo il piccolo in grado di separarsi fisiologicamente dalla madre. Questa è la legittimazione dell’essere. Randolph Stone DO fu il primo osteopata a lavorare direttamente con i processi di accensione dall’ombelico. Passò questa conoscenza a Robert Fulford DO, che la introdusse nella pratica osteopatica craniale (vedi “Trasmutazione” e “Campo ordinatore e Matrice”).

Aumento (pratiche di) – Augmentation practices: raccoglie varie abilità dell’operatore per facilitare l’espressione della potenza in condizioni di profonda inerzia. In un contesto biodinamico, l’operatore non immette nuove forze nel sistema del cliente, ma aumenta i processi che spontaneamente si presentano, aiutando così il sistema ad approfondirsi nel potenziale della respirazione primaria e della sua potenza.

Azione di accentramentoCentering action: termine coniato da R. Becker per descrivere l’azione della potenza o forza vitale per accentrare e controbilanciare le forze del condizionamento non risolte all’interno dell’essere umano (forze generate da traumi, da tossine, da patogeni ecc.). In questa azione la potenza funziona per circoscrivere gli effetti delle forze non risolte in un’area e delimitare, al meglio, i suoi effetti su tutto il sistema (vedi “Fulcri di Inerzia” e “Potenza”).

B

BiodinamicaBiodynamics:

1- Termine usato in biodinamica craniosacrale per indicare la natura delle forze creative al lavoro, forze che organizzano il nostro sistema corpo-mente, fin dallo sviluppo embrionale e poi per tutta la nostra vita. Il termine biodinamica fu usato per la prima volta nel lavoro craniale da R. Becker. 

Becker coniò il termine “potenza biodinamica”, per identificare le dinamiche bio-fisiologiche governate dalla forza vitale incarnata che Sutherland chiamò potenza, e che ha funzioni di organizzazione, di protezione e di cura.

2- Il termine biodinamica viene anche usato per indicare il modello morfologico scientifico dell’embriologia umana. Biodinamica significa il muoversi dell’interezza nel tempo, attraverso successivi stadi di sviluppo. Questo implica che tutta la crescita e lo sviluppo sono un tutt’uno interconnesso che si forma costantemente senza un punto di riferimento permanente o una causa fissa (vedi “Potenza”)

Bio-campoBio-field: è un termine composto che indica la natura olistica e sospesa dei tre corpi come tre campi in correlazione: il corpo fisico con le sue cellule, tessuti e fisiologia – sospeso nel corpo fluido, che è il campo olistico ed unificato dei fluidi del corpo e della potenza che li vivifica – entrambi sospesi all’interno del corpo della narea, che è la forma della Marea Lunga (vedi “Tre corpi”).

BiosferaBiosphere: è un termine di Rollin Becker che indica l’interezza del corpo con il suo campo locale di interazione energetica. La biosfera è formata dal corpo fisico, la sua anatomia e fisiologia; dal corpo fluido, compresa la potenza o forza vitale che lo vivifica; e dalla matrice bioelettrica locale che è sospesa nel corpo di marea della Marea Lunga (vedi “Matrice o Campo ordinatore” e “Tre corpi”).

In neurofisiologia, questa sequenza è spesso descritta così:
Sensazione Emozione/Sentimento Pensiero (Sistema Nervoso Centrale) Azione (Muscolo-scheletrica)

Vediamola più da vicino: Sensazione
La sensazione è il risultato dell’attivazione dei nostri recettori sensoriali – interni ed esterni – che rilevano variazioni nell’ambiente o nello stato interno del corpo.
Gran parte delle sensazioni viscerali sono inconsce e gestite autonomamente dal sistema nervoso autonomo (SNA). Solo alcune affiorano alla coscienza, spesso quando diventano intense o perturbanti.
Ma la sensazione è conscia o inconscia?
Entrambe. Gran parte delle sensazioni viscerali (provenienti dagli organi interni) sono inconsce e gestite autonomamente dal SNA. Solo alcune di queste affiorano alla coscienza, e spesso solo quando diventano abbastanza intense o perturbanti (fame, dolore, nausea, ecc.).

Come sottolinea Antonio Damasio, “il corpo parla prima della mente“.
Nel suo modello, il “proto-sé” è una rappresentazione corporea pre-cosciente che precede il pensiero e l’identità narrativa.

“The feeling of what happens begins with the body.” 
Antonio Damasio, “The Feeling of What Happens”, 1999
Feeling è una parola inglese dai molteplici significati
Sensazione, Sentimento, Simpatia, Intesa, Sintonia, Affinità, Legame, Accordo, Commozione, Impressione.

Inoltre, il sistema interocettivo – che monitora l’ambiente interno – è sempre attivo, ma spesso al di sotto della soglia della coscienza. È lì che sorgono le prime “sensazioni” viscerali che influenzeranno tutto il resto del processo.

Emozione / Sentimento

Le emozioni sono risposte neurobiologiche automatiche a uno stimolo, mentre il sentimento è la percezione cosciente di queste emozioni.
Secondo Antonio Damasio:

“Le emozioni sono relative al corpo. I sentimenti sono relativi alla mente che percepisce ciò che il corpo sta facendo.”

Le emozioni sono risposte neurobiologiche automatiche e rapide a uno stimolo, spesso con una componente viscerale e muscolare. Si manifestano con cambiamenti nella frequenza cardiaca, nella respirazione, nella tensione muscolare, e vengono elaborate in strutture come l’amigdala, l’insula, il nucleo accumbens e l’ipotalamo.

Il sentimento, secondo Damasio, è ciò che accade quando diventiamo coscienti di queste modificazioni corporee. È la percezione soggettiva dell’emozione.

“Le emozioni riguardano il corpo. I sentimenti riguardano la mente che percepisce ciò che il corpo sta facendo.”
Antonio Damasio

Questo è il momento in cui si attiva una valutazione implicita: mi piace / non mi piace. È una risposta affettiva primaria che guida il comportamento ancor prima che si formi un pensiero articolato.

Pensiero (SNC)

Dopo la fase emozionale, interviene il Sistema Nervoso Centrale. Il cervello corticale elabora l’esperienza, valuta le opzioni, mette in gioco la memoria, l’apprendimento, il linguaggio interno e pianifica l’azione. La corteccia pre-frontale è responsabile della regolazione del comportamento e della pianificazione.

Qui emerge il pensiero cosciente. Una narrazione. Una scelta. O, in altri casi, una giustificazione di un’azione già avviata sul piano somatico. Ma è anche lento. Arriva dopo la tempesta, o forse mentre la tempesta è ancora in corso.

Azione (muscolo-scheletrica)

L’azione è il risultato finale, visibile, di questo processo. Può essere un movimento, una parola, uno sguardo, un gesto. Il sistema muscolo-scheletrico si attiva in base ai segnali motori provenienti dalla corteccia motoria, ma questi comandi sono sempre influenzati dalla somma di tutte le fasi precedenti: sensazione, emozione, pensiero.

L’azione è il risultato finale di questo processo, manifestandosi attraverso movimenti, parole o gesti. Il sistema muscolo-scheletrico si attiva in base ai segnali motori provenienti dalla corteccia motoria, influenzati dalle fasi precedenti. In altre parole: non ci muoviamo mai in modo neutro.
Ogni gesto è intriso di ciò che abbiamo sentito, provato, pensato.

Una visione più ampia e fenomenologica

Ma questa sequenza, per quanto lineare sembri, è solo una delle possibili mappe. Il corpo non ragiona in modo sequenziale: si muove in onde, in cerchi, in ritorni.   
Una riflessione personale, che nasce più da un sentire che da un ragionare:

Mi muovo, divento consapevole di me, sento, mi aspetto, provo, ricordo, chiamo i miei avatar, agisco. forse…

Questa frase, più poetica che scientifica, introduce elementi che nella neurofisiologia classica spesso vengono trascurati: l’aspettativa (anticipazione), il ricordo (memoria somatica), gli “avatar” (le nostre maschere, i personaggi interiori, i ruoli protettivi), e il forse finale, che lascia spazio al dubbio, alla scelta consapevole, al non-agire.

Integrazione: la scienza dice che… ma il corpo sa di più

La scienza dice:
Sensazione
Emozione Pensiero Azione

La pratica somatica ci mostra:
Movimento
Consapevolezza Sensazione Aspettativa Emozione Memoria Avatar Azione

In questo spazio intermedio tra scienza e vissuto, tra riflesso e consapevolezza, possiamo imparare ad ascoltarci meglio. Possiamo prenderci un tempo. Interrompere il ciclo reattivo. Abitare il “forse”.

E forse, proprio lì, c’è la libertà.

Integrazione con le prospettive somatiche

Questa sequenza, sebbene lineare, è arricchita da contributi di vari studiosi che hanno esplorato l’interconnessione tra corpo e mente.

Bonnie Bainbridge Cohen, fondatrice del Body-Mind Centering®, ha sviluppato un approccio che integra movimento, tocco e consapevolezza per esplorare l’embodiment. Il suo lavoro evidenzia come la consapevolezza corporea e il movimento siano fondamentali per comprendere l’interazione tra sensazione e azione.

Stephen Porges, con la sua Teoria Polivagale, ha proposto che il sistema nervoso autonomo si sia evoluto per supportare il comportamento sociale. Secondo Porges, il nervo vago gioca un ruolo cruciale nella regolazione delle risposte di sicurezza e connessione sociale, influenzando le nostre reazioni emotive e comportamentali.

Daniel Siegel ha introdotto il concetto di “Finestra di Tolleranza”, descrivendo la zona ottimale di arousal in cui possiamo gestire efficacemente le emozioni e rispondere agli stimoli. Al di fuori di questa finestra, potremmo sperimentare stati di iper-arousal (ansia, agitazione) o ipo-arousal (numbing, depressione), influenzando la nostra capacità di pensare e agire in modo efficace.

 

a cura di Maderu di Massimiliano Baracchini e con il contributo di AI

“ Le tecniche sono utili ma non efficaci se disgiunte dalle qualità umane di chi ascolta. L’esperienza dell’ascolto e della presenza rende più nutriente il nostro modo di essere al mondo e di vivere le relazioni non soltanto professionali ma anche personali. “ Carl Rogers

Rogers, padre dell’approccio centrato sulla persona in psicoterapia individua tre condizioni affinché la relazione d’aiuto abbia successo per la chiarificazione accettazione del vissuto emotivo e dell’esperienza a qualunque livello :

  • Empatia
  • Autenticità
  • Accettazione incondizionata

Un’altro aspetto della PRESENZA, come qualità che può fare emergere le RISORSE  del cliente.

Questa immagine mostra l’ideogramma della parola ascolto in lingua cinese, che mette in risalto gli organi sensoriali, la cosiddetta attenzione unitaria che potremo definire globale e che coinvolge soggetto e oggetto e il cuore come componente sensitiva. 

Qualità per lo sviluppo della presenza:

CONNESSIONE
Il contatto con me stesso, il mio corpo, i miei pensieri, le mie emozioni, il mio spazio.
La capacità di connessione con l’altro a partire da me. L’empatia caratterizza questa connessione.

ACCORDO
La capacità di concordare ed essere in armonia con i bisogni, con le emozioni, la capacità di riconoscerli di farli emergere in sé e nell’altro.

FIDUCIA
La capacità di affidarsi e si sostegno dell’affidamento, le qualità relazionali relative all’attaccamento e alla capacità di recupero di una sana relazione tra dipendenza e interdipendenza.

SPAZIO
La consapevolezza e la capacità di regolazione dello spazio relazionale, di sottolineare i confini ed i limiti necessari sia fisici che emotivi.

RICONOSCIMENTO
La qualità di riconoscere, attribuire e sperimentare le nostre risorse intrinseche, la Respirazione Primaria come potere di guarigione, di benessere, di equilibrio e di amore. Il profondo senso della vita che trascendente la materia e entra in aut territorio altro, trascendente, spirituale.

Il termine Presenza viene dal latino ‘Praesentia’,
sostantivo di ‘prae esse’ che significa “essere innanzi”, ” al cospetto di “.
pare =innanzi,  sum= sono
In filosofia, la presenza è dell’io a sé stesso, consapevolezza di sé, detta più propriamente autocoscienza. (Treccani)
 Aspetto esteriore, modo di presentarsi di una persona: (….) avere, non avere presenza. 
Con riferimento a un attore, o in genere a persona di spettacolo, la sua capacità di imporsi sulla scena. (Treccani)
 Nella garzantina di Psicologia curata da Galimberti alla voce “Presenza” troviamo
“Presenza – automanifestarsi di tutto ciò che c’è per il solo fatto di esserci. 

Sappiamo che la presenza ha un valore terapeutico, crea una risonanza.

I maestri spirituali, la cui sola presenza arriva a chi la vuole percepire, o gli aneddoti sul medico condotto o del guaritore che, in tempi andati, arrivano al letto del paziente e con solo la loro presenza aprivano speranze dell’animo.

Ispirato della performance artistica di Marina Abramovic al MoMA nel 2010 “The Artist is Present”,  voglio ricavare degli elementi utile per descrivere un lavoro-esperienza sulla presenza che solo attraverso l’esserci, trasforma.

Marina Abramovic siede in una grande sala del museo di New York, ferma come una montagna (come dice lei), per tre mesi di seguito (è il suo stile creare delle performance estreme), offre al pubblico la sua presenza.

Dalla osservazione del filmato su quest’evento, orientato come dice l’autrice ad educare il pubblico alla fruizione-percezione, provo a sintetizzare delle caratteristiche per poterle confrontare con il modello di ascolto biodinamico. Nella relazione basata sulla salute nel craniosacrale il rituale del contatto e l’orientamento dell’operatore son le basi per l’ascolto.

Ecco le caratteristiche della presenza di Marina Abramovic, desunte dal documentario “The artist is present” disponibile anche in DVD. (anteprima https://www.youtube.com/watch?v=OS0Tg0IjCp4)

 -L’immobilità. Il corpo fermo, stabile, ancorato, pur rilassato. Questa è una qualità che lei vive come risposta alla tensione, al dolore fisico, arrivando ad un punto in cui, sostiene, c’è il passaggio per trascendere il dolore che le permette di entrare nella condizione opposta.                                                                                                                                Nel linguaggio craniosacrale potremo parlare di stabilità nei fulcri, orientamento alla quiete, relazione della stabilità tra gravità e levità nel corpo, nella relazione tra terra e cielo.

 -Lo stato mentale e lo spazio. Marina Abramovic parla innanzitutto di rallentare il tempo, poi di creare il vuoto dentro di sè e da qui aprirsi completamente. Uno spazio senza aspettative e di accoglienza nei confronti dell’altro. Marina sottolinea l’aspetto dell’essere sempre nel qui e ora.                                                                                          Una descrizione perfetta, la biodinamica craniosacrale nell’arte.

Rallentare il tempo è la dimensione di base. Rallentando la dimensione temporale dentro noi stessi, agiamo come un pendolo “forte” che influenza gli altri pendoli intorno. Anche armonizzando e rallentando il ritmo del nostro cuore abbiamo un influenza sulla dimensione del tempo e dello spazio.Nella dimensione dello spazio “scenico” costituito dall’ampio quadrato vuoto che lo spettatore deve attraversare per poi sedersi a fianco a lei possiamo trovare una metafora di come il cliente viene accolto nel nostro spazio.

Prima di entrare in contatto col corpo del cliente, nella biodinamica, consideriamo la premessa della nostra relazione con la Respirazione Primaria e la capacità di creare uno spazio “sicuro” e di accoglienza.

 -Lo sguardo. Gli spettatori al MoMA erano invitati a non fare gesti, segni etc, nei confronti di Marina. Quello che lei faceva era di sollevare il capo e aprire lentamente i propri occhi per guardare in faccia l’altro. Nello scambio dello sguardo avviene il contatto più intimo.

Nel nostro modello i richiami sono allo sguardo della madre che crea sicurezza, fiducia e sostegno al bambino, con l’attivazione del sistema polivagale (o sociale di S.W. Porges –http://www.craniosacrale.it/wp/wp-content/uploads/2010/08/teoria_porges.pdf).

Lo sguardo è la metafora del contatto con l’anima, con l’essere-essenza, attraverso cui Marina sostiene di vedere ogni gioia, dolore, etc nell’altro e di accoglierli. La stessa qualità che ricerchiamo nel nostro tocco-contatto, che non solo accoglie ma si orienta alla salute e alle risorse.                                                                                                                             Lo sguardo, come il nostro contatto attraverso le mani, è aperto, delicato, coinvolge tutto l’essere di chi guarda e di chi è guardato (spesso gli spettatori si mettono una mano sul cuore, o piangono o sorridono di gioia…). 

Considerazioni filosofiche sulla presenza e sull’essere.

La strada più semplice è all’interno del nostro corpo ed è ciò che ci porta nell’Adesso perché tutto ciò che percepisce il corpo, lo percepisce in questo istante. Staccare l’attenzione dalla mente, appoggiandola all’interno del corpo, permette di entrare immediatamente nell’Adesso.   Eckhart Tolle

“Una grande gioia di essere ha voluto questo viaggio [la vita], perché essere vuol dire avere la gioia di tutto quanto è. Non ce n’è un’altra. Ogni dolore è insufficienza d’essere. Il mondo è nel dolore di non essere ciò che è, gli esseri sono nel dolore di non essere ciò che sono. Ma vanno verso una gioia grande che è la loro, vanno verso la totalità che essi sono da sempre.”  Mére

Per cogliere la presenza occorre sospendere l’io pensante, il giudizio, l’interpretazione. (gli psicologi chiamano la presenza una unità pre-categoriale, che fa da sfondo alla successiva costituzione-suddivisione in categorie).

La presenza è un’originario rapportarci a ciò che è, la sua dimensione temporale è nel qui e ora proprio per la mancanza di proiezioni del futuro e di schemi del passato.

Sentire di esserci è diverso da sapere di esserci, ma sono entrambi necessari perché si realizzi la consapevolezza di sè.

Sul piano speculativo la presenza, o meglio la percezione della presenza  si relaziona con una dimensione trascendente, spirituale che può essere descritta in molti modi, come contatto con l’essenza ultima di tutto, con le forze vitali, di creazione, etc etc.

La presenza è una dimensione corporea, incarnata, connessa alla nostra interocezione somatica, che si esprime e si manifesta nel e con il corpo, in una dimensione di percezione dell’interezza di presenza a sè stessi come corpo pensante.

 

… «Si potrebbe dire che il “corpo interiore” è la porta d’accesso alla “Spaziosità” perciò, sentire … ciò, la vita all’interno del corpo, sentire ciò … è l’apertura nella “Spaziosita”, perchè è in definitiva una delle “forme” del corpo e persino l’energia invisibile, quella che anima il corpo è una forma, non così chiaramente definita come una forma fisica, ma piuttosto è una forma fluida e dunque, tu entri in esso e così si fonde … in ciò che è forma.Eckhart Tolle

A cura di Maderu Pincione, Luglio 2013.

Sono particolarmente affezionato a questa definizione che sostiene l’idea del recupero dell’Interezza come recupero della Salute. L’idea stessa di Interezza mi fa sentire completo, non ho più bisogno d’altro. Le esperienze della vita, i traumi, i disagi, le malattie, e quant’altro hanno creato frammentazione nel mio essere. Ritrovare l’Interezza è forse la strada per il benessere e la soluzione al disagio. Certo è che negli ospedali non troveremo mai un reparto dedicato all’interezza. Ogni settore ospedaliero si occupa di una parte di noi, di uno o più dei sistemi del corpo, nessuno di tutti quanti insieme. E’ il paradigma olistico, la wholeness, in inglese. Ma l’interezza non è solo un concetto, è un’esperienza biologica, incarnata. Il primo giorno della nostra esistenza, ovvero quando siamo stati concepiti, abbiamo sperimentato l’interezza, eravamo una unica cellula, lo zigote. Un essere umano unicellulare come dice l’embriologo Jaap van der Wal.

Quindi il nostro primo giorno eravamo un tutto unico, unione di due polarità.

Da lì in poi ci siamo suddivisi. Metaforicamente potremmo dire che ritrovare l’interezza è come cercare di raggiungere lo stato originario di uno, di totalità così come siamo stati.  “Il cuore di questo lavoro è percettivo” scrisse Jealous nel 2001 “Noi impariamo a sentire il Tutto. Quando incontriamo i nostri clienti vediamo il Tutto, un evento assai raro al giorno d’oggi”.

Ancora una volta l’esperienza vissuta dell’Interezza è un agente terapeutico orientato alla Salute che si sperimenta nelle sedute di craniosacrale. La dimensione del corpo fluido è una dimensione di interezza. Quanto la sensazione vissuta da chi riceve un trattamento è:

“Mi sembra di galleggiare, di fluttuare, il mio corpo non aveva più peso”… “Mi sentivo espanso…” “Era come essere in contatto con l’origine…” sono tutte manifestazione dell’interezza.

E’ attraverso l’interezza che il corpo, attiva i propri meccanismi di autoguarigione. Come se il Tutto, appunto, reclamasse la propria integrità. 

Un esercizio. 

Le premesse per un esercizio di percezione sono spesso le stesse: 

Entrate in uno stato di Presenza. Usate la metodologia della Mindfulness. Ascoltate il vostro corpo, partendo dal respiro. Usate tecniche di meditazione, o quello che conoscete. Va tutto bene per mettersi in uno stato sicuro e tranquillo orientato all’ascolto di Voi stessi. Gli occhi si chiudono e gli altri sensi non si rivolgono più al mondo esterno ma, in condizioni di assoluta sicurezza esterna, al vostro mondo interno. Assestatevi per i primi minuti ascoltando il vostro respiro e il battito del cuore.

Seduti o sdraiati provate a immaginare di sentire come è la vostra interezza

Ascoltate dentro di Voi come risuona la parola Interezza.
Che senso vi dà?
Come la sentite?
Ha una dimensione ?
Una forma, un colore? o… 

Può aiutare l’idea di pronunciare alcuni dei sinonimi della parola e vedere come risuonano dentro:
Come è, come sento la mia Completezza, la mia Globalità, la mia Pienezza, la  mia Totalità. …

Ognuno di Voi avrà il suo proprio senso di interezza, ma scommetto che nell’esperienza percettiva, la sensazione dell’interezza non è confinata nella pelle, è più ampia del corpo fisico.

E questo risultato (che dò per assodato per esperienza, ma potete condividere il vostro con me scrivendomi) potrebbe essere riferito all’esperienza del nostro essere stati embrione e che ha vissuto nove mesi in una dimensione più grande, o dal fatto che sentiamo naturalmente che non siamo confinati dentro la pelle, l’Interezza è quello che è coinvolge la nostra dimensione di Corpo Mente Spirito, o come diceva Still Materia, Mente, Movimento o qualunque altra definizione di noi come esseri coscienti e consapevoli.

Paolo Maderu Pincione

Jing e potenza, parole diverse che esprimono lo stesso orizzonte di significati. La prima viene dalla tradizione cinese, la seconda dalla letteratura Craniosacrale. Franklyn Sills in questo articolo mette a confronto due culture e ci parla delle tre proprietà della potenza, quell’essenza vitale che anima e dà la grinta ai fluidi del corpo. 

waveAvendo praticato il chi kung per molti anni e essendomi interessato di filosofia cinese, mi ha sempre colpito che la percezione del dott. Sutherland delle forze primordiali al lavoro nel sistema umano, sia in risonanza con la filosofia cinese, la pratica del chi kung e la Medicina Tradizionale Cinese. La sua consapevolezza della respirazione primaria, sia come fenomeno di campo, sia come forza vitale incarnata, rispecchia profondamente questa antica saggezza. Scrive Sutherland nel 1990: “…esiste un elemento invisibile a cui io do il nome di “Respiro di Vita”. Vorrei che visualizzaste questo “Respiro di Vita” come un fluido dentro i fluidi, qualcosa che li fa muovere…Visualizzate una forza, una potenza intelligente, molto più intelligente della mente umana… la Marea fluttua: alta e bassa marea si avvicendano, come se fossero la fluttuazione della marea nell’oceano. Vi accorgete della sua potenza ed anche della sua Intelligenza, scritta con una “I” maiuscola. È qualcosa a cui ti puoi affidare perché faccia un lavoro più profondo al posto tuo. In altre parole, non cercare di guidare il meccanismo usando delle forze esterne allo stesso. Affidati alla Marea.” Questa Intelligenza, continua il dott. Sutherland, è una funzione vitale del Respiro di Vita – una presenza sacra e creatrice. E’ la sorgente dalla quale tutte le forme di vita emergono e sono mantenute in vita. Il Respiro di Vita si manifesta come “fluido all’interno dei fluidi”, una forza che anima e dà grinta ai fluidi del corpo. 

Nella medicina e filosofia cinese esiste un concetto simile, quello dello jing, o essenza vitale. Jing è l’incarnazione o la trasmutazione di quello che è chiamato chi cosmico – un campo esteso di forza vitale intelligente, che organizza e sostiene tutto ciò che esiste. Il chi cosmico è la manifestazione del Tao, quel terreno sacro dal quale tutte le cose emergono e a cui tutte le cose fanno ritorno. Nelle parole di Mantak Chia, “ Il chi cosmico nasce dal chi del Tao e porta letteralmente con sé l’intelligenza e l’essenza della vita. Guidato da questa intelligenza, si sparge dappertutto nell’universo e si manifesta in densità e forme differenti, definite queste da leggi cosmiche. In questa maniera stelle, pianeti, cellule umane, particelle subatomiche e tutte le altre espressioni di vita prendono forma e la mantengono.” (M.Chia 2004 pag.1). È importante comprendere che Sutherland usò il termine potenza, nel senso di una forza vitale intelligente che si è incarnata. La potenza, come il jing, si esprime nel sistema umano in tre funzioni basilari: organizzatrice, di protezione e guaritrice.

1) La funzione di organizzazione: la Potenza si attiva fin dal momento del concepimento per organizzare la differenziazione cellulare e lo sviluppo embrionale, mantenendo un ordine morfologico nei tessuti per tutta la durata della vita. Anche se nell’organismo sono presenti condizioni non risolte, la potenza agirà ulteriormente per mantenere un’organizzazione cellulare e tissutale di momento in momento. È importante avere, durante le sessioni, un’esperienza percettiva di questa forza organizzatrice al lavoro all’interno del nostro sistema. Questa funzione organizzatrice a livello di base è l’espressione di quell’Intelligenza di cui parlava il dott. Sutherland – un’Intelligenza con la “I” maiuscola (Sutherland 1990).

2) La funzione di protezione: quando le forze condizionate entrano nel sistema corpo-mente, la potenza agisce in maniera tale da proteggere il sistema dai loro effetti. Inizialmente confina queste forze condizionate in un’area del corpo il più piccolo possibile, in modo da poter localizzare e minimizzare i possibili danni al sistema. Per raggiungere questo scopo, la potenza si addensa e densifica localmente proprio dove le forze condizionate hanno impattato il sistema. Tutto ciò può essere visto nelle ricerche degli anni cinquanta di William Seifriz: le sue ricerche sul protoplasma fanno vedere come all’interno di masse protoplasmatiche sia presente uno scorrimento fluido costante, con un ciclo di 50 secondi. Le ricerche hanno dimostrato che questo scorrimento costante e stabile è il fattore portante per il protoplasma, sempre presente e non influenzato dalla presenza di forze o processi condizionanti. Nelle sue ricerche William Seifriz notò che quando una tossina veniva introdotta nei fluidi del protoplasma, i fluidi si addensavano localmente proprio per minimizzare gli eventuali effetti tossici su tutto il sistema. La strategia sviluppata dal protoplasma era proprio quella di confinare le tossine in un’area più limitata possibile, “incontrando le contingenze, guarendo se stesso e salvando tutto l’organismo.” (Seifriz 1954). Alla stessa maniera in biodinamica scopriamo e percepiamo direttamente questa funzione protettiva all’interno del sistema umano, quando la potenza si addensa all’interno dei fluidi corporei, protegge il sistema dalla presenza e dagli effetti negativi delle forze condizionate introdotte nel sistema. Adoperando la terminologia del dott. Becker potremmo dire che la potenza agisce per centrare le forze condizionate all’interno del sistema, ed è per questo che il dott. Becker la denominò funzione di centratura della potenza (Becker 1997). La potenza dunque agisce localmente per proteggere il sistema dalla presenza di forze condizionate non ancora risolte, generando dei fulcri di inerzia. I fulcri inerti sono aree di addensamento relativamente inerti che, proprio come abbiamo visto nell’esperimento del protoplasma, confinano queste forze di interferenza in un’area limitata, proprio per ridurne l’impatto su tutto il sistema. In esperienze veramente sopraffacenti e traumatiche, la potenza può anche mettere in atto una risposta protettiva per tutto il sistema. Come operatori potremmo percepire densità e aree inerti sia nel corpo fisico che nel corpo fluido.

3) La funzione di guarigione: in condizioni ottimali la potenza attiva un processo di guarigione e si comporta in maniera tale da risolvere le forze condizionate e i loro effetti sul sistema. Mentre il sistema si approfondisce nel cambiamento olistico e in uno stato di equilibrio dinamico – con il corpo fisico sospeso nel corpo fluido, a sua volta sospeso nel corpo a Marea – la potenza può esprimere dei processi di guarigione. Questi processi possono essere percepiti dall’operatore in maniere diverse. Come operatore potreste percepire per esempio la potenza, che, come una forza di guarigione, si sposta attraverso i fluidi per affrontare dei siti inerti particolari; oppure potreste percepire come delle pulsazioni di potenza e a poco a poco come se delle vibrazioni o del calore dissipassero le forze inerti, oppure ancora il dissiparsi di attivazioni del sistema nervoso; potreste anche rendervi conto di una specie di vento della Marea Lunga, che come espressione della respirazione primaria, dà inizio a processi di guarigione, a fenomeni di campo e di radianza; ed infine si potrebbero presentare dei processi di guarigione attraverso un approfondirsi della quiete. Tutte queste possibilità sono espressione dell’intenzione di organizzazione e di guarigione del Respiro di Vita. È veramente meraviglioso riuscire ad entrare in relazione percettivamente con questo processo che si sviluppa nel sistema del cliente. di Franklyn Sills, trad. Remo Rostagno, editing Rosella Denicolò

Becker R. (1997) Life In Motion, Rudra Press
Chia M. (2002, 2004) Tan Tien Chi Kung, Destiny Books
Seifriz, W. (1954) Protoplasm of a Slime Mold––The Stuff of Life (video film of research University of Pennsylvania 1954)
Sutherland W. G. (1990) Teaching in the Science of Osteopathy, Rudra Press

La propriocezione – la percezione dei muscoli e della struttura scheletrica, che restituisce il senso della posizione del corpo nell’ambiente – e l’interocezione – la percezione del milieu interno e dei segnali provenienti dai visceri, concernente il senso di equilibrio omeostatico dell’organismo – assieme ai ‘background feelings’ costituiscono le principali modalità con cui percepiamo il nostro corpo.

I principali ‘background feelings’ [fatigue; energy; excitement; wellness; sickness; tension; relaxation; surging; dragging; stability; balance; imbalance; harmony; discord] indicano la “temperatura” interna temporanea dell’organismo. Ciò che ‘sentiamo’ sono percezioni dello stato presente del corpo.

Grazie a tale percezione di base, si costituisce anche il “senso di essere”, la nostra identità biologica, che è il significato più ‘basso’, elementare possibile che possiamo attribuire alla parola “sè” (“sé biologico”). Come questo è collegato agli altri significati di ‘sé’, come “sé autobiografico”, “sé sociale”, e così via? Qual è il rapporto esistente tra la base corporea individuale e la possibilità della percezione soggettiva, in prima persona?

L’interocezione è una consapevolezza interna soggettiva nel  momento in cui si sente un’emozione nel corpo (i recettori nervosi sensoriali, gli interocettori, ricevono e trasmettono sensazioni dagli stimoli all’interno del corpo). Di contro le posture, espressioni facciali ed i gesti, esprimono esternamente stati emotivi interni, comunicandoli agli altri (Ogden, 2009). La consapevolezza corporea di sè include l’interocezione, ovvero il sentire il nostro respiro, digestione, rabbia, attivazione, dolore, emozione, fatica, e allo stesso tempo una consapevolezza di movimento e coordinazione fra le diverse parti del corpo e fra il corpo e l’ambiente. Essa concerne l’essere in un presente emozionale soggettivo 

http://www.giustimassimo.it/carous/the-best-supplements-for-your-health/

cui spesso si utilizzano i termini feeling ed emotion come sinonimi. Soprattutto nelle lingue romanze, invece, è possibile discriminarli in modo più raffinato: in lingua italiana, ad esempio, si distingue l’emozione dal sentire e dal sentimento

si propone d’intendere il sentire come distinto non solo dall’emozione, ma anche dal sentimento: questo è definibile, piuttosto, come uno stato mentale vero e proprio, sempre consapevole, temporalmente successivo all’emozione, anzi, ad una collezione di emozioni. Un sentimento elaborato come l’amicizia, ad esempio, non è semplicemente la percezione cosciente di un’emozione: è identificabile, piuttosto, con uno stato a lungo termine che coinvolge l’individuo in una serie di emozioni. A differenza anche del sentimento, dunque, il sentire potrebbe allora essere ascritto alla componente soggettiva insita nel provare un qualunque stato psicologico. In questa sede, si propone di utilizzare il termine sentire [feeling] per riferirsi all’intera ‘collezione di stati’ che possono essere ‘sentiti’ (come le emozioni, ma anche bisogni, desideri, motivazioni ecc.).

Una delle questioni fondamentali da porsi, infatti, è se per ‘sentire’ sia intrinsecamente necessaria una base neocorticale o se il ‘sentire’ non sia, piuttosto, una dimensione più radicata a livello corporeo di quanto si è soliti ritenere. Che cosa hanno in comune gli stati che possono essere provati? Ve ne sono alcuni che possono esserlo e altri no.

In ambito neuroscientifico, invece, tale prospettiva è decisamente centrale. Sin da Descartes’ Error (1994) A. Damasio, ad esempio, ha proposto, una formulazione del ‘sentire’ in cui emerge in modo evidente questa radice corporea. Il neurobiologo propone, infatti, una visione organismica con cui tenta di superare il nuovo dualismo (proprio dello stesso approccio neuroscientifico) tra cervello e corpo. Al fine di semplificare, infatti, le neuroscienze hanno preso in considerazione prevalentemente la relazione mente/cervello, che ha surclassato il ruolo del corpo nella costituzione degli stati mentali. Allo stato attuale delle ricerche, invece, non si può più considerare il corpo semplicemente il “contenitore” del cervello: il suo ruolo sembra altrettanto fondamentale per andare a costituire ciò che si definisce, in modo ancora nebuloso, mente.

Riguardo alla classificazione del sentire, più in particolare, Damasio ha proposto un concetto non ortodosso, quello dei background feelings, una sorta di concetto specchio rispetto alle background emotions, introdotte dallo stesso nella già problematica tassonomia delle emozioni, di cui il neurobiologo fornisce l’ennesima versione.

I am postulating another variety of feeling which I suspect preceded the others in evolution. I call it background feeling because it originates in “background” body states rather than in emotional states (1994, 150).Damasio

Damasio introduce l’ulteriore livello delle emozioni di fondo, emozioni o, meglio, “protoemozioni” che precedono tutte le altre a livello filogenetico ed ontogenetico, e che non richiedono necessariamente il linguaggio per essere espresse o identificate (1999, 52). Emozioni di fondo sono stati come malessere, benessere, tensione, irritabilità, ossia «collezioni complesse di stati corporei basati sugli stati fondamentali di piacere e dolore» «Complex collections of bodily changes, basic homeostatic processes, pain and pleasure behaviours, regulatory responses of the organism» (Damasio 1999, 52). 4 S. Harnad (2001), infatti, ha proposto di chiamarle motions invece di emotions., aspecifiche e precedenti rispetto alle emozioni propriamente dette (a partire da quelle primarie). Non si tratta, quindi, di emozioni: Damasio le definisce tali, ma vi si differenziano, in quanto emergono da uno stato corporeo complessivo online, nel senso che restituiscono la condizione in cui versa il proprio corpo, considerato non in una sua parte specifica, ma come un tutto

Quando si è “rilassati” o “tesi”, ad esempio, non è una parte del proprio corpo che è rilassata o tesa, ma questi stati “emergono” dal complesso dei feedback corporei ricevuti.

Le emozioni di fondo sono stati regolatori dell’organismo, compresi tra quelli che, a partire dalla regolazione metabolica fino alle emozioni secondarie o sociali, si occupano di tenere in equilibrio l’organismo. Si distinguono dalle emozioni (per esempio quelle primarie, che sono le più simili e hanno sempre un oggetto specifico), per la loro aspecificità. 

Quando si è ‘tesi’, ad esempio, non necessariamente è possibile risalire ad un oggetto specifico che sta producendo tale tensione, che si verifica primariamente a livello corporeo: è la relazione con il mondo in generale a provocare uno stato tensivo. L’origine può essere esterna, come in questo caso, o interna, quando proviene da reazioni viscerali.

Tradurre background feelings con l’espressione sentire di fondo piuttosto che con quella sentimenti di fondo della traduzione italiana Adelphi. Le emozioni di fondo diventano sentire di fondo quando se ne diventa consapevoli; quando si portano in primo piano dallo sfondo, da questo background, le emozioni di fondo vengono percepite e diventano sentimenti di fondo (questo, d’altronde, rende bene anche il senso della etimologia della parola emozione, da ex– movere = ‘muovere da’ uno stato preesistente, sempre sullo sfondo).

Damasio si premura di distinguere fra emozione e feeling (inteso alternativamente come ‘sentire’ e ‘sentimento’) e propone una propria classificazione non ortodossa anche del sentire, introducendo l’ulteriore livello tassonomico dei background feelings. Nel più recente Looking for Spinoza (2003), Damasio cerca di definire il ‘sentire’ [feeling] ripartendo dal concetto di spinoziano di affectus7.

Essi non derivano dalle emozioni propriamente dette (a partire da quelle primarie), ma le precedono, in quanto percezioni consapevoli di collezioni di stati corporei definiti, appunto, emozioni di fondo. Il termine sentimento, quindi, risulta estremamente inappropriato per coprire l’intero spettro del sentire e differisce, soprattutto, dal sentimento (o sentire) di fondo.

Sentire non riguarda solo le emozioni, ma anche i bisogni, le motivazioni, i desideri, ecc., che hanno la caratteristica comune di comprendere una componente valutativa (a diversi livelli di complessità) e feedback provenienti dalla percezione dello stato corporeo complessivo attraverso la cosiddetta enterocezione, che può avvenire a due livelli. Il primo è quello della propriocezione, la percezione del corpo come struttura muscolo- scheletrica; il secondo livello è quello dell’interocezione, il senso del corpo proveniente dai visceri e dal milieu interno, dall’equilibrio omeostatico (Damasio 2003 e Gallagher 2005).

Il sentire, infatti, rivela una profonda ed ineludibile radice corporea, che non risiede soltanto nel cervello: la retroazione del corpo, a livello propriocettivo ed interocettivo, coinvolge tutto il corpo (di cui il cervello, naturalmente, fa parte). È necessario, dunque, superare il dualismo corpo/cervello in cui anche le neuroscienze sono ricadute. Damasio riconosce un primato del somatico rispetto al mentale o, meglio, ribadisce che ciò che definiamo mentale, in realtà non deriverebbe da altro che da livelli sempre più complessi di organizzazione di una struttura biologica e corporea, in prima istanza.

Max Scheler (1913, 1916; ed. 1980, pp. 340-351), ora finalmente disponibile anche nella traduzione italiana a cura di R. Guccinelli, di cui si riporta il passo corrispondente in traduzione, per gentile concessione della traduttrice:

Penso, tuttavia, che il tratto fenomenico della «profondità» del sentimento sia essenzialmente connesso a quattro gradi del sentimento ben definiti che corrispondono alla struttura dell’esistenza umana nel suo complesso. Nell’ordine:

1. Affezioni sensoriali (sinnliche Gefühle) o «sentimenti di sensazione» (Carl Stumpf)*;
2. sensi del proprio corpo (Leibgefühle), in quanto stati, e sensi vitali (Lebensgefühle), in quanto funzioni;
3. puri sentimenti dell’anima (seelische Gefühle) o puri sentimenti dell’io;
4. sentimenti spirituali (geistige Gefühle) o sentimenti della personalità (Persönlichkeitsgefühle).

i diversi significati possibili che il concetto di sentire riveste nelle diverse discipline da cui viene tuttavia utilizzato in modo plurimo, pur sotto le stesse vesti terminologiche.

Stephen Porges chiama questo senso di sicurezza neurologico neuroception

https://neurophenomenology.wordpress.com/2009/06/25/“body-knowledge”-what-is-it/

Interoception is another term needing examination: while classically interoception refers to perception of the visceral organs in the inside of the body, consider Bud Craig’s (2002) proposed redefinition (pg.655):

“Interoception should be redefined as the sense of the physiological condition of the whole body (including pain and temperature), and not just of the viscera

Vabbè, ora la condizione della consapevolezza del sentire viene chiamata anche Mindfulness. Osserviamo però che la parola mindfulness evoca una “mente piena” (l’aggettivo tardo-medievale da cui deriva significava “di buona memoria”), mentre quello di cui abbiamo bisogno è una “mente vuota” dei ricordi negativi e dei pensieri-spazzatura, per poter essere il più possibile “presenti” e “consapevoli” del qui e ora, Bodyfullness.

 

Interocezione

note di Michael Kern D.O., B.C.S.T., N.D.

“I cambiamenti corporei definiscono un’emozione… Le sensazioni sono la consapevolezza conscia dei cambiamenti corporei” Antonio Damasio, Descartes error

Il termine interocezione si riferisce alla percezione di sensazioni del corpo che ci danno il senso della nostra condizione fisica e costituiscono la base degli stati d’animo e delle emozioni.

Recenti ricerche hanno rivelato quali aree del cervello sono associate con la capacità sensoriale. È stata misurata con la risonanza magnetic (RMI) l’attività di alcune regioni del cervello mente i soggetti giudicavano il tempo del loro battito cardiaco. In questi studi si è osservato che durante questo compito c’è un aumento dell’attività nelle cortecce insulare e cingolata. La corteccia insulare è collocata nella profondità del solco laterale, tra il lobo temporale e il lobo frontale. La corteccia cingolata è situate proprio davanti, nel lobo frontale.

Test di osservazione del battito cardiaco:

In particolare l’attività della corteccia insulare anteriore destra (RAIC) è implicata nel predire con quanta precisione il soggetto risponderà ai test di osservazione del battito cardiaco. Inoltre, se il soggetto ha aggregazioni più grandi di materia grigia nella stessa regione, questo è correlato con una maggiore accuratezza intersoggettiva e consapevolezza viscerale. Questi risultati indicano che la RAIC sostiene la consapevolezza delle risposte viscerali e costituisce il fondamento per gli stati sensoriali. Le persone classificate come “consapevoli a livello viscerale” sono spesso descritte come più espressive a livello emozionale. A seguito di questi studi, si è valutato il ruolo significativo della corteccia insulare nell’esperienza della consapevolezza corporea e del senso del proprio corpo.

Oltre a registrare le sensazioni corporee, la corteccia insulare è implicata nel giudizio che diamo riguardo al grado di dolore che stiamo provando. È anche il luogo dove una persona immagina il dolore quando guarda immagini di eventi dolorosi e pensa che possano accadere al suo corpo. Inoltre la RAIC è coinvolta nella percezione di calore non doloroso o freddo non doloroso sulla pelle, inoltre percepisce la distensione dello stomaco e la pienezza della vescica.

Molte persone che sperimentano il panico mostrano di avere un’aumentata attenzione ai processi corporei, ma è da notare che non sono attendibili nel tener conto con accuratezza del loro battito cardiaco. Perciò c’è ragione di differenziare i meccanismi che supportano l’attenzione agli stati interocettivi e quelli che supportano l’accurata percezione dell’informazione interocettiva.

I soggetti che hanno avuto i migliori risultati nell’ascolto del battito cardiaco hanno ricevuto anche un punteggio molto più basso nei criteri diagnostici per l’ansia e la depressione. Questo vuol dire che la capacità di restare in contatto con le sensazioni corporee è coinvolta nella riduzione degli stati d’ansia o depressione.
Come conseguenza di queste scoperte, gli esercizi di consapevolezza interocettiva sono adesso utilizzati come principale trattamento per il trauma e la depressione.

Le informazioni che riguardano lo stato interno del corpo viaggiano su un’apposita via spino-talamo-corticale, Che si unisce ai rami sensoriali del nervo vago. I tratti spino-talamici dal midollo spinale terminano al talamo. Il talamo funziona come la principale stazione di ripetizione di segnali sensoriali; la maggior parte degli input sensoriali dal resto del corpo arriva al talamo, dove fa sinapsi, e successivamente viaggia verso la corteccia. Le vie nervose interocettive, che terminano alla corteccia insulare e a quella orbito-frontale, costituiscono l’interfaccia tra la mappatura delle sensazioni corporee e la rappresentazione di questi stati come sensazioni soggettive. Il talamo e la corteccia insulare fanno parte del sistema limbico, che governa i comportamenti emozionali ed altri comportamenti “primitivi”. La corteccia insulare, in particolare la sua porzione più anteriore, è in connessione diretta con l’ amigdala.

Autoregolazione

Pertanto possiamo descrivere due vie per l’autoregolazione:

-Autoregolazione interna tramite la consapevolezza somatica cosciente (regolazione profonda o interocezione).
-Autoregolazione che accade a livello sociale attraverso i sensi specializzati della vista, dell’udito ecc. (ad es. Il sistema di coinvolgimento sociale descritto da Stephen Porges).

Queste due vie procurano potenti mezzi di inibizione della cascata dello stress che si innesca in condizioni di sopraffazione. Ad esempio, è molto difficile trovare una via di uscita dall’ansia col pensiero, ma è molto più facile trovarla attraverso il sentire e l’orientarsi.

Ci sono studi che dimostrano che dopo solo quattro settimane di pratica della meditazione, c’è un aumento di materia bianca nella corteccia cingolata anteriore (ACC). La ACC è connessa all’ insula anteriore e all’amigdala, ed è implicata nell’abilità di autoregolazione. La corteccia cingolata gioca un ruolo essenziale nell’integrazione di pensieri e sensazioni; connette le sensazioni primitive, istintive, viscerali, con i complessi, raffinati lobi della neo- cortex.

Secondo Peter Levine, questa area “contiene la chiave per essere un animale interamente umano”.

Se mettiamo in pratica questi principi, la pratica dell’interocezione, ossia restare presenti alle sensazioni del corpo e la presenza mentale, o mindfulness, possono funzionare per la risoluzione del trauma. Questo tipo di consapevolezza del corpo include il fare esperienza in modo spontaneo e neutrale di qualsiasi cosa sorga nel momento presente.

Ulteriori studi riguardo alle cortecce insulare e cingolata:

Il fatto di non riuscire a sentire l’interno del nostro corpo potrebbe essere connesso anche al bisogno di stimolazione eccessiva, sia di sesso, droghe, esercizio fisico, come pure ai disordini alimentari e via dicendo. Scansioni del cervello in individui con disordini alimentari e disturbi da stress post traumatico mostrano che l’attività nella loro corteccia insulare è differente da quella che si può vedere in soggetti sani, il che suggerisce la presenza di danni in quest’area.
È stato visto che la corteccia insulare nei neonati è capace di interpretare l’intenzione e la qualità del tocco della madre (ad es. gli aspetti emozionali del tocco), tramite il contatto pelle a pelle. Sono state osservate fin dal primo trimestre di gravidanza fibre che connettono l’area somatosensoriale della corteccia con la corteccia insulare. Si è visto che danni o frammentazioni della corteccia insulare possono accadere durante un attaccamento problematico (ad es. per mancanza di bonding). Questo vuol dire che più tardi,durante la vita, un tocco fisico amorevole potrebbe essere interpretato come minaccioso o pericoloso.

C’è anche un famoso studio condotto all’University College di Londra (UCL), nel quale fu rinvenuta una corteccia cingolata anteriore più grande nelle persone con opinioni politiche liberali, mentre una amigdala più grande fu rinvenuta nelle persone con idee politiche di destra!

L’amigdala è un importante mediatore delle emozioni, specialmente di quelle associate con la minaccia o il pericolo.

Basi biologiche delle emozioni:

Nelle neuroscienze la corteccia insulare è sempre più al centro dell’attenzione per il suo ruolo nella rappresentazione del corpo e dell’esperienza emozionale soggettiva.
Questo sostiene all’ipotesi che ci sia una base biologica delle emozioni, proposta per primo da William James. Egli suggerii che l’esperienza emozionale soggettiva, come le sensazioni, nasca dall’interpretazione che il nostro cervello da’ di stati corporei, provocati da eventi emozionali. Antonio Damasio ha proposto anche che la regione dell’insula giochi un ruolo significativo nel mappare stati viscerali, associati alle esperienze emozionali, e che sia in questo modo che nascono le sensazioni consce.

Se è così, quest’area del cervello può essere considerata, il centro delle emozioni, e la sua funzione quella di una specie di termostato biologico.

Le emozioni possono essere considerate come le reazioni complesse che il corpo ha a determinati stimoli. Quando siamo spaventati, il cuore batte più in fretta, la bocca si secca, la pelle diventa pallida e i muscoli si contraggono. Tuttavia, le sensazioni accadono dopo che siamo diventati consapevoli dei cambiamenti fisici; è solo allora che facciamo esperienza dell’emozione della paura.

Questo punto di vista rovescia il modello cartesiano alto-basso, nel quale i centri “alti” del cervello controllano le funzioni “basse” del corpo, come la digestione.

Il modello alto – basso è riassunto nella ipotesi di Descartes: “Penso, dunque sono”. Invece i nostri cosiddetti “alti” processi di pensiero potrebbero in realtà essere i servi, piuttosto che i padroni.

Copyright Michael Kern 2012

www.cranio.co.uk

Note da Bud Craig, Hugo Critchley, Wikipedia, Antonio Damasio e Peter Levine.

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Afferente e o efferente ? per un glossario della biodinamica craniosacrale
a cura di Paolo Maderu Pincione

Capacità di palpazione afferenti. Dal Glossario dei termini usati nei training di Biodinamica, basati sul modello della Marea Lunga di Michael Shea. Le mani dei praticanti sono afferenti (sensoriali) per la maggioranza del tempo quando sono in contatto con il cliente. Sono anche mani ricettive. Un elemento di base delle mani ricettive è che si trovano più in estensione che in flessione in contatto con il cliente. Generalmente le mani percepiscono l’attività biodinamica e biocinetica come si manifesta alla superficie della pelle, nel cliente.

Nel linguaggio della Osteopatia Biodinamica in Campo Craniale fondata da J. Jealous vien usato il termine di palpazione-contatto afferente. Citiamo da John M. McPartland, DO che riferiscePer rilevare i poliritmi e il Corpo Fluido l’operatore deve aumentare la propria attività “afferente” e ridurre quella “efferente”. In altri termini, deve porre l’enfasi sulla ricezione piuttosto che sulla trasmissione. . altrettanto diverso che ascoltare la radio oppure parlare al cellulare. Persino “fondere le mani con la testa” può essere eccessivamente efferente. Indirizzare le forze efferenti su un paziente crea una sensazione confusa di “io-tu”. Per rilevare la Lunga Marea e il ritmo da 2e1/2 cicli al minuto è necessario de-facilitare il sistema nervoso centrale dell’operatore (Jealous 2001)

Ora i termini Afferente e al contrario Efferente sono termini usati in anatomia in relazione alla diversa funzione dei nervi. 

Afferenti sono gli impulsi nervosi che dalla periferia mandano lo stimolo al cervello (centrale). Sono stimoli sensoriali, organizzati in recettori e lungo la colonna attarverso i gangli dorsali. La stessa visione è afferente, uno stimolo arriva alla retina passa al nervo ottico e raggiunge la corteccia occipitale dove vien de-codificato.
Allora potremo dire che il cervello è afferente nei confronti degli stimoli, li riceve.

Efferente è nei nervi ciò che porta fuori, dal centro alla periferia, è lo stimolo motorio. Efferente è anche un vaso un condotto che conducono fuori. Lo schema qui dà proprio un verso alla direzione dello stimolo lungo il sistema nervoso periferico.
SN affe effe

C’è anche un significato che deriva dall’origine latina dei termini:

Afferenteafferensafferre, alcuni dicono ad-ferum, dove ad è preposizione di direzione di moto, verso, fino a; 
-ferum che vuol dire che porta, pensate quante parole lo contengono (calori-fero, sonni-fero, frigori-fero, etc etc)

Allora se il mio contatto è Afferente, e sì, lo so, sto interpretando, ma ho fatto così tante lezioni, conferenze discorsi in questo senso che mi sento di dover condividere almeno il dubbio, se il mio contatto è Afferente, io vado verso l’altro ed è facile fare, immaginare il gesto.
Funziona, la definizione originata da Jealuos, solo se io come praticante, operatore, terapista, etc mi immedesimo nel cervello (del cliente) allora sì sono Afferente, raccolgo gli stimoli.
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Allora potremmo, in una definizione che vuol più semplicemente dire che siamo in un ascolto recettivo, che NON interferisce, potremmo definirci Efferenti.
Efferente dal latino efferensefferre, alcuni dicono da ex-fero dove ex è la preposizione di “da, fuori, via” dove io come praticante, operatore, terapista, etc ricevo semplicemente quello che viene fuori da….

Al di là della confusione semantica a cui pur teniamo e che ci serve per definirci sempre meglio, appunto, nellarealtà della relazione basata sulla biodinamica craniosacrale l’operatore riceve i segnali che il sistema respiratorio del cliente gli manda.
La condizione è di neutralità, di omeostasi o come viene altrimenti detto all’interno di un vero e prorpio cambiamento olistico del cliente (F.Sills). 
La capacità “terapeutica” di orientarsi alla benessere e non alla malattia o al disagio, la capacità di riconoscere ciò che è espressione della salute e non delle forse traumatiche, la intima connessione con la dimensione di Quiete dell’operatore e la sua fiducia nel Respiro Vitale, etc etc
Qui stanno appunto le abilità nel contatto con le forse Intriseche che Afferiscono ed Efferiscono nel sistema nervoso del cliente, e non solo.

POTENZA – forza, potere, energia; una forza intelligente che nasce dalla Quiete Dinamica a livello della Marea Media del Sistema Respiratorio Primario. È il potere insito nella Marea Media, un potere che non si può sopprimere ma può essere messo in sordina a causa dell’inerzia impressa nella Marea Media. La relazione idrodinamica col corpo estende automaticamente questo potere intrinseco all’intero organismo. Una volta compreso il meccanismo, questo potere può essere usato nel lavoro di valutazione o di trattamento. È assiomatico che la fisiologia del corpo, quando è libera da ogni restrizione, tende infallibilmente a normalizzarsi.

Ci sono molti tipi di potenza nella Marea Media. Tendono ad agire con un movimento bifasico oppure con movimento vettoriale (in unica fase). La Marea Media presenta ritmi variabili, approssimativamente da uno a tre cicli al minuto. Un tipo è stato chiamato potenza inerziale dal professor James Jealous, e un altro è stato chiamato potenza variabile dal prof. Rollin Becker. Ci sono anche altri livelli della Marea Media: il campo bioelettromagnetico, la potenza della tensione reciproca (RTP), il fluid drive (o corrente, spinta dei fluidi). Il più importante è la fluttuazione longitudinale, che è la linea mediana della Marea Media.

POTENZA INERZIALE – una proprietà emergente di un sistema completo o biodinamico, come il corpo umano, che possiede la capacità intrinseca di focalizzarsi sulla malattia e la patologia e di riequilibrarla utilizzando la forza vitale della Marea Media; pertanto, ogni distorsione del corpo ha la capacità di superare l’inerzia liberando la potenza inerziale contenuta nel suo centro. La Quiete Dinamica si concentra su questa potenza inerziale. Questo è uno dei numerosi fenomeni di auto-correzione del SRP. Sta proprio al centro dei fulcri di malessere del corpo; quindi ogni problema, ogni distorsione del corpo contiene in sé il proprio piano di trattamento, nella forma della potenza o della forza vitale capace di spostare il fulcro del disturbo per riportarlo ad un rapporto più funzionale con la linea mediana.

QUIETE DINAMICA, è la traduzione dell’originale inglese di DYNAMIC STILLNESS.
STILL (da cui stillness) è una parola inglese che in italiano assume molti significati e sfumature.
Fermo, immobile, quieto, silenzio, tranquillo, calmo.

Usiamo il termine quiete, nonostante per lungo tempo si sia tradotto, come ad esempio  still-point come punto fermo, che poi fermo non è.

Ci piace ricordare che c’è stato addirittura un movimento religioso che si chiamava quietismo, un movimento giudicato poi eretico che predicava la quiete passiva e fiduciosa dell’anima (http://it.wikipedia.org/wiki/Quietismo)  per dire come la parola quiete ha una tradizione anche nella religione cristiana, mentre le tradizioni spirituali che originano dal Buddismo hanno come base le dimensioni del Silenzio, della Quiete, del Fermarsi, per poter osservare i processi e non esserne coinvolti o peggio travolti. Le neuroscienze oggi riconoscono questo come un valore terapeutico di per se, basti pensare alla diffusione della MINFULNESS.

Sutherland sostenne l’ascolto della Quiete che sta al centro della Marea. Non si riferiva ad una semplice “fermo” del movimento, ma all’accesso ad una conoscenza più profonda. E dalla Bibbia, salmo 46:10, fece la famosa citazione:

“Be still and know.”  Nella Quiete conosci.

La dimensione della Quiete stessa contiene il principio della Salute, della Vitalità e, nella definizione di dinamicità della Quiete Dinamica, ci riporta alla dimensione Originale di Creazione dell’universo, sia dal punto di vista spirituale, concettuale-filosofico e della fisica.

Il Respiro della Vita emerge dalla Quiete Dinamica. La Quiete è una chiara esperienza percettiva che troviamo al centro dei processi clinici. La percezione diretta della Quiete è il segnale di un cambiamento nel Sistema Respiratorio Primario SRP, e spesso rappresenta un portale attraverso il quale si accede a stati di coscienza incarnata più profondi

Nella percezione dei diversi livelli di Quiete che si manifestano, attraversiamo la dimensione dei Tessuti, poi la dimensione dei Fluidi e infine quella della Potenza. (Franklyn Sills)

In una altra descrizione delle dimensioni della Quiete, si attraversano le zone del Corpo Fisico (zona A) del corpo dei fluidi (zona B) e dello spazio (zona C) in ognuna delle quali c’è una differente qualità di Quiete.

“Noi.. cominciamo con la sensazione della Quiete Dinamica, che è onnipresente. Perciò cominciamo a percepire il tutto, che non può essere descritto. Durante l’intero processo terapeutico l’osteopatia rinuncia al bisogno di sapere esattamente quel che succede. L’osteopata non vede alcuna disfunzione, (o) …problemi… l’osteopatia sta con la Quiete Dinamica e anche attraverso la trasmutazione e cambiamenti che avverranno nel paziente come un tutto, non cè aumento, incremento, nessuna interfaccia con il movimento. L’osteopata si connette con questa quiete dinamica” —James Jealous D.O. 2000.  Citazione da http://osteopathicphysician.net/a2_modelsofosteopathy.html

QUIETE DINAMICA – l’essenza del Sistema Respiratorio Primario. Al livello teorico la Quiete Dinamica rappresenta un potenziale da cui nasce la forma dell’embrione e la struttura del corpo. Al livello dell’embrione rappresenta uncampo metabolico da cui nasce la notocorda e che permane come nucleo centrale della notocor­da. Di conseguenza, gli operatori preparati biodinamicamente orientano l’attenzione alla Quiete Dinamica nel corpo. La Quiete Dinamica, comunque, comprende anche la nozione di una presenza esterna, oltre l’orizzonte è tridimensionale. Forse a questo si riferiva Sutherland parlando di uno stillpoint quando la quiete al di là dell’orizzonte si unisce alla quiete del fulcro e della linea mediana del corpo embrionale. La quiete è lo sfondo della percezione dell’operatore, mentre la Respirazione Primaria è in primo piano. Nel corso di una sessione biodinamica, lo sfondo e il primo piano si invertono con una certa regolarità, finché la quiete non prevale. A quel punto l’operatore sprofonda nella quiete per quanto possibile. Si chiama “fermarsi nel vuoto”. Col fermarsi nel vuoto si può arrivare a livelli molto profondi di guarigione.
Dal libro di Michael Shea: Terapia Craniosacrale Biodinamica.
http://www.anatomiae.info/terapia-craniosacrale-biodinamica-1335.html#.VWrmySjzQ-E

Il cuore dell’approccio craniosacrale biodinamico è proprio la capacità dell’operatore di “essere presente” momento per momento, ascoltare e accogliere il neonato così come è, nella sua interezza, per tutta la durata del processo, rimanendo in contatto con la quiete e con le forze originarie che creano e mantengono la salute.
Ray Castellino

Ecco, quando arrivate dove il pensiero non vi può portare, è proprio allora, in quella quiete, che si sviluppa la saggezza. In quel momento la mente è simile ad una corrente d’acqua, eppure è ferma. Sembra praticamente immobile, eppure scorre. Per questo dico ‘una corrente d’acqua ferma’. In questa mente può nascere la saggezza.
Achaan Chah – Il Dhamma Vivo

È interessante notare come nella citazione si usi volutamente il paradosso “una corrente d’acqua ferma” per sottolineare questa inseparabilità, cioè la mente è unica e intrinsecamente possiede questi due aspetti di “quiete” e “movimento”: quando questi due aspetti sono in rapporto armonico fra di loro, allora danno origine ad uno stato di “quiete dinamica” dove “può nascere la saggezza”.
Il nostro stato naturale risulta quindi essere al di là della mente razionale, oltre o prima della mente discorsiva, senza per questo esserne separato, ma in qualche modo “racchiude”, “comprende” la mente razionale. Pietro Thea
dal sito  http://www.sedendoquietamente.org/home/libro-sedendo-quietamente/rilassamento-totale/il-proprio-stato-naturale

Pubblicato anche su cranioscrale.it con video Stillness from Poetry in Water

Biodinamica, da dove viene

La parola biodinamica, biodinamiche si riferisce chiaramente a delle forze che agiscono nella biologia (umana, animale, vegetale) vivente in modo dinamico.
Rudolf Steiner, nel 1924, a 63 anni, pur non essendo un esperto della materia, tenne una serie di otto lezioni sull’agricoltura intitolate “impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura”, sulla fertilità del suolo e sulle forze cosmiche e spirituali che impregnano, secondo lui, in nostro mondo. Il termine agricoltura bio-dinamica nacque prima dell’avvento dell’agricoltura biologica. Il termine “biodinamica” è un marchio commerciale detenuto dalla Demeter International. (vedi agricoltura biodinamica)

Biodinamica significa “integrità”, interezza. Per tutto il ventesimo secolo i biologi e gli embriologi sperimentali hanno teorizzato che lo zigote fosse una unità completa, e che le proprietà dell’integrità durassero e si conservassero per tutta la vita. Dal punto di vista della terapia craniosacrale biodinamica, l’integrità non è una teoria: è piuttosto il movimento della Respirazione Primaria. Quindi, l’integrità è un movimento che può essere percepito come un ciclo di 100 secondi. Il professor Blechschmidt usava il termine “biodinamica” riferendosi ai movimenti submicroscopici dei fluidi dell’embrione. Molti operatori biodinamici sentono, interpretando questo concetto del professor Blechschmidt, che la Respirazione Primaria è un movimento di tal genere.

BIODINAMICO – l’embriologo tedesco Eric Blechschmidt usava il termine “biodinamico” riferendosi alle forze dei fluidi dell’embrione che portano ordine e organizzazione. Secondo Blechschmidt l’organizzazione dell’embrione deriva inoltre da un campo di tensione dinamica presente ai due estremi della linea mediana embrionale nota come notocorda. Non si tratta di un effettivo stato di quiete, ma piuttosto l’effetto di campi di metabolismo adiacenti che causano una tensione dinamica immobile nella notocorda. (ref. Michael Shea, TCSB)

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