Super-inter-visione. Incontri tra capacità ed esperienze in biodinamica

Tempo di lettura stimato: 9 minuti

Super-Inter-Visione

Proposta e valore nel campo della Biodinamica Craniosacrale

Una professione è un attestato di competenze e al contempo è una capacità che si mantiene viva. Nel nostro lavoro l’educazione continua, la riflessione condivisa e la qualità della presenza sono parte integrante, quasi fondativa della nostra stessa pratica.

Un termine nuovo per la pratica 

Abbiamo a lungo preferito inter-visione a super-visione. L’idea di qualcuno che sta sopra e ti guarda dall’alto richiama troppa gerarchia, troppo poco incontro.
Il latino super significa sopra, oltre, al di là di. Ma nella Super-Inter-Visione lo intendiamo non come superiorità gerarchica, bensì come la possibilità di tenere insieme più sguardi, più esperienze, più livelli del processo, in somma una maggiore capienza.
Chi ha percorso più strada non sta sopra, ma contiene di più. E quella capienza, quando viene messa a disposizione invece che esibita, diventa una risorsa per tutti.
Inter è lo spazio vivo tra le persone: il confronto tra pari, la circolarità, il fatto che in un gruppo ognuno porta qualcosa e nessuno ha il monopolio della verità.
Visione è lo sguardo condiviso sul lavoro: sul caso reale, sulla relazione rivolta alla salute, sulla propria presenza nel campo.
Tre movimenti di uno stesso processo.

Il campo condiviso

E’ uno spazio di elaborazione, apprendimento e maturazione professionale, dove il confronto tra esperienze diventano cultura di comunità.

Perché è necessaria

  • Per sostenere l’operatore nella qualità della pratica
  • Per coltivare chiarezza, confini e responsabilità
  • Per affinare percezione, linguaggio e presenza
  • Per trasformare l’esperienza individuale in competenza condivisa

La parola chiave: Capacità

Dal latino capacitas: essere capaci di contenere.
Non solo tecniche e contenuti, ma la capacità di accogliere, tenere e dare senso a ciò che emerge nel campo relazionale. La Super-Inter-Visione coltiva questa capienza, in chi ha più esperienza come in chi sta ancora costruendo la propria.

Il suo valore

  • È un impegno etico e professionale
  • È una forma di appartenenza a una comunità di pratica
  • È manutenzione del mestiere — come occorre accordare uno strumento
  • È il modo in cui una comunità si organizza, si confronta e cresce

Proponiamo un’educazione continua che non si affidi soltanto a grandi classi frontali, ma a spazi vivi di confronto, riflessione e presenza. Perché una pratica viva ha bisogno di coscienza, confronto e comunità.

Una sintesi “manifesto” con il contributo di Ai

 

Supervisione, intervisione e confronto tra pari sono diventati, nel lavoro biodinamico, spazi sempre più necessari per integrare pratica clinica, esperienza vissuta e qualità della presenza. In ambito ACSI e nelle diverse realtà internazionali della biodinamica craniosacrale, questi spazi formativi sono riconosciuti come momenti fondamentali per integrare pratica, sviluppo personale e qualità della presenza.

Vedi: https://www.integrazionepsicoterapia.com/area-attivita/supervisione-intervisione-clinica/

Supervisione, intervisione, incontri tra pari

Pur nella loro continuità, possiamo distinguere tre forme principali di incontro che sono praticati dalle associazioni di biodinamica craniosacrale e simili nel mondo.

Incontri tra pari

Momenti di confronto orizzontale su casi clinici, dubbi, successi e impasse, tra operatori che condividono un terreno comune di formazione. Qui l’accento è sul ragionare insieme sulle esperienze, più che sulla correzione tecnica.

Intervisione strutturata

Incontri di piccolo gruppo, idealmente fino a sei persone, con una cornice chiara. I partecipanti presentano casi e processi, sostenuti da un facilitatore che custodisce il campo senza assumere la posizione dell’esperto giudicante. craniosuisse+1

Incontri di supervisione

Un operatore incontra un docente o un supervisore esperto, in una relazione che resta alla pari sul piano umano, pur valorizzando la diversa esperienza, formazione e capacità di contenimento. In questo senso, docendo discimus: insegnando si impara.

Capacità e campo relazionale

La parola “capacità” deriva dal latino capacitas, da capax, e rimanda all’essere atti a contenere. Nel contesto biodinamico questo è significativo, ciò che conta non è solo il contenuto — teorie, tecniche, protocolli — ma la capacità di accogliere e tenere ciò che emerge nel cliente e in noi, all’interno del campo relazionale.

Un incontro di super-inter-visione lavora proprio su questo punto: rafforzare la capacità di contenere, percepire, articolare e restituire senso alle esperienze cliniche, senza ridurle troppo in fretta a schemi, etichette o interpretazioni diagnostiche. Il campo diventa un contenitore vivente in cui le storie dei clienti, le nostre risonanze e le domande dei colleghi possono trovare forma, linguaggio e trasformazione. (da-icsb)

Alcune proposte per i temi degli incontri.

Questi sono alcuni dei temi che emergono più spesso negli incontri di super-inter-visione.

  1. Etica del contatto

Confini, consenso conscio e implicito, rapporto con il trauma, contatto affettivo, sessualità, maternage e attaccamento sono temi centrali, perché il tocco non è mai soltanto un gesto tecnico, ma un evento relazionale. mentesociale

  1. Pratica della presenza

Un punto essenziale è la costruzione di un rituale personale centrato sulla qualità del tocco-presenza, più che sulla tecnica o sulla valutazione. Da qui derivano esercizi su ritmo, respiro, battito, linea mediana, tono posturale, pelle, confini e qualità del pensiero nella relazione.

https://www.craniosacraltherapy.org/education-guidelines

  1. Casi complessi

Come rendere il campo accogliente? Da dove cominciare quando ci troviamo davanti a dolore cronico, trauma, regressioni forti o confini fragili? Come riconoscere il neutro del cliente senza imporre il nostro?

  1. Linguaggio e percezione

La supervisione serve anche a raffinare il linguaggio. Politonalità percettiva, potenza del campo, intensità emotiva e parole usate nella pratica clinica non sono aspetti secondari: orientano l’esperienza e il modo in cui la restituiamo.

https://www.michaelkern.co.uk/a-brief-guide-to-training-as-a-craniosacral-therapist/

  1. Integrazione nel piccolo gruppo

È spesso questo lo spazio che manca nei corsi frontali: un piccolo gruppo stabile, con tempi protetti di ascolto e restituzione, in cui casi, risonanze e limiti possono essere portati senza fretta e senza giudizio.

Super-inter-visione: alcuni nuclei di lavoro

Etica del contatto, l’importanza dell’etica, vedi il codice deontologico di ACSI

Come vivo e sperimento i confini e il consenso, la neutralità dell’operatore, i differenti linguaggi che utilizziamo.

Biodinamica e dolore, il modello aptico, il cancello neurologico, il dolore cronico, acuto e intermittente.

a cura di Maderu

Questo è l’articolo pubblicato nel 201o 

e in ACSI. https://www.acsicraniosacrale.it/la-relazione-terapeutica-con-il-cliente/
La supervisione è una prassi comune, talvolta obbligatoria, per i professionisti che lavorano nell’ambito della relazione psicologica (terapeutica o orientata alla salute che sia). E questo questo vale anche per gli operatori delle Discipline Bio-Naturali che hanno a che vedere con una “psiche” che non è isolata dal corpo.

Buona lettura e buona ispirazione.
Maderu Pincione

Tratto da 

La relazione terapeutica con il cliente
Una guida pratica che esplora gli elementi chiave della relazione con il cliente, per portare consapevolezza,
professionalità e competenza, nel contesto terapeutico
somaticaedizioni 2010

Supervisione

Questa è una risorsa che, io penso, venga sottovalutata e di conseguenza poco utilizzata dai terapisti complementari. La parola stessa non attrae molto, con le sue connotazioni di controllo, gestione e regolarizzazione. Ci sono termini alternativi che suggeriscono una relazione più amichevole: guida, supporto e consulenza. Ma supervisione è il termine correntemente in uso, così mi attengo a questo.
In molte professioni la supervisione è obbligatoria. (Proponiamo anche INTERVISIONE)
L’Associazione Britannica di Counselling e Psicoterapia richiede ai propri membri di essere supervisionati con regolarità. Gli operatori di craniosacrale devono ricevere un anno di supervisione dopo il diploma. Una buona supervisione instilla una fiducia genuina in voi stessi, vi mette in grado di identificare i punti deboli trovando il modo per superarli o compensarli, di rinnovare vacillanti entusiasmi.
Un buon supervisore è una risorsa, una spalla su cui piangere, un orecchio che ascolta e vi fornisce uno spazio per assestarvi e ascoltare la vostra voce interiore. Ci sono diversi modelli di supervisione.
La supervisione tra pari, si riferisce a due o più colleghi che si incontrano e parlano di lavoro. Questo richiede una certa disciplina per essere sicuri che il tempo non venga sprecato a bere del tè e spettegolare. Regole di base devono essere stabilite su quanto tempo una persona ha a disposizione per parlare, e deve esserci un accordo sulle questioni da affrontare e così via. I vantaggi della supervisione tra pari sono la gratuità e il fatto di parlare con persone che, essendo nella vostra medesima situazione, vi possono far sentire più sostenuti.
D’altra parte, il consiglio, le risorse e il livello di supporto, sono più limitati di quelli messi a disposizione da un collega più vecchio.
Quindi c’è la supervisione formale, in cui si paga qualcuno che ha più esperienza, che è qualificato o che si è formato per fare supervisione.
In questa relazione il supervisore ha un certo grado di responsabilità nei confronti dell’operatore e del suo lavoro. Entrambe, la supervisione tra pari e la supervisione formale, possono essere individuali o di gruppo. La prima fornisce tempo e attenzione e la seconda dà l’opportunità d’imparare dalle altre persone del gruppo.
Quali sono le funzioni della supervisione? Il supporto, sia pratico che emotivo, è uno degli aspetti principali. Il nuovo operatore, avendo lasciato l’agio e la sicurezza del gruppo di formazione, potrebbe trovare un po’ di difficoltà nel costruire un’attività o nel trovare clienti.
Un supervisore dovrebbe essere in grado di dare consigli di marketing, su siti internet e di diffusione, di raccomandare cliniche o centri che potrebbero affittare uno spazio. Lei o lui può essere d’aiuto con quei piccoli problemi che ognuno incontra all’inizio. Ecco alcuni esempi.
Paul era dislessico e malgrado i suoi speciali programmi di computer portava sempre il suo materiale pubblicitario al supervisore perchè lo controllasse. Shelley aveva affittato uno spazio in un ambulatorio, e quando un consistente numero di clienti cancellò gli appuntamenti si ritrovò senza soldi. Ebbe bisogno di lavorare su una politica delle cancellazioni che si adattasse al suo caso, e sul modo migliore per comunicarlo ai clienti. Il suo supervisore la aiutò finché Shelly non trovò un modo professionale per comunicare con i propri clienti, con il giusto equilibrio di risolutezza e affabilità.
Se incontrate lo stesso supervisore nel corso del tempo, lui o lei avrebbe modo di sviluppare una visione ampia del vostro lavoro, da questa prospettiva diventerebbe in grado di fornire consigli sul vostro attuale sviluppo professionale. Lei, o lui, potrebbe consigliarvi un libro, degli articoli e dei seminari post-diploma in linea con i vostri interessi, aiutarvi a collaborare con altri operatori se state lavorando in un campo specialistico, o suggerivi di esplorare altre terapie complementari per stimolare un nuovo apprendimento.
Anche il supporto emotivo è importante. La vita di un terapista complementare può essere solitaria. Alcuni di noi lavorano in centri dove è possibile confrontarsi con gli altri durante la pausa. Sono pochi probabilmente quelli che fanno parte di una squadra che si riunisce regolarmente, ma molti di noi lavorano da soli, trovandosi isolati. Le storie che i nostri clienti ci raccontano sono confidenziali e non sarebbe giusto, o professionale, raccontare ai nostri cari o alle persone a noi vicine quello che abbiamo sentito. Ma talvolta possiamo solo sostenere e testimoniare il dolore e la sofferenza dell’altro senza esserne sopraffatti.
Un buon supervisore a questo punto è incomparabile rispetto a qualsiasi altra risorsa possiate avere. Come nel caso della relazione cliente-operatore, qualsiasi cosa venga detta nella relazione supervisionato-supervisore è confidenziale. Il solo fatto di poter condividere con un’altra persona, specialmente con una che ha avuto esperienze simili, mitiga l’isolamento e offre lo spazio per sfogarvi. Questo si applica particolarmente alle persone che lavorano con certe categorie di clienti. Persone che si stanno disintossicando dall’abuso di stupefacenti, persone con malattie terminali o persone che hanno subito un lutto recente, possono suscitare problematiche in ognuno di noi.
Una buona supervisione a volte fornisce sia il supporto emotivo che pratico. Ecco un esempio.
John era un padre solo che si era da poco diplomato come omeopata. Abbiamo dedicato molto tempo nelle sue sessioni di supervisione a valutare i pro e i contro delle differenti cliniche dove avrebbe potuto lavorare, soprattutto su come conciliare le sue esigenze di cura dei figli. Sospettai che sotto le sue preoccupazioni di natura pratica c’era una mancanza di fiducia in se stesso, così gli chiesi di chiudere gli occhi e di immaginarsi in ognuno degli eventuali luoghi di lavoro, verificando con il corpo quanto si sentisse a proprio agio in ognuna di quelle stanze. Abbastanza sicuro, scelse la clinica per lavorare che lo supportò maggiormente senza pretendere troppo da lui. La supervisone può essere educativa. Kelly, una delle ragazze a cui faccio supervisione, fu contattata da una giovane donna con una grave scoliosi supportata da una barra di metallo vicino alla colonna. Diversi centri di bellezza nel centro di Londra si erano rifiutati di trattarla. Kelly era molto preoccupata di poter fare qualcosa che potesse procurare danno. Abbiamo parlato di ciò che doveva chiedere in questo caso, incluso il permesso di collaborare con il medico della donna. Poi ci siamo immaginate di essere nel corpo della cliente e, distese sul lettino, abbiamo sperimentato cuscinetti e cuscini per vedere di quale tipo di supporto avrebbe potuto aver bisogno.
A volte la supervisione può aiutare rispetto ai problemi di natura etica.
Fran, una giovane in supervisione, era una psicoterapista che usava il massaggio per facilitare il rilascio delle emozioni. Un giorno arrivò piangendo e molto agitata: “L’ho veramente fatta grossa questa volta! Ho infranto tutte le regole!”. Quando si calmò mi raccontò della sua sessione con Bill il giorno precedente. Bill aveva sessant’anni e soffriva di una lieve paralisi cerebrale. Durante il trattamento aveva avuto un’erezione chiededo a Fran di guardare. Intuitivamente lei aveva sentito che quella era la cosa giusta da fare. Gli aveva scoperto il pene solo per un momento e poi vi aveva rimesso sopra l’asciugamano. Dopo che Bill se ne era andato Fran era entrata nel panico, le era venuta la paranoia di poter essere espulsa dal registro professionale. Anch’io mi feci domande sull’eticità del suo comportamento. Quando ne parlammo, emerse la storia di Bill e le ragioni possibili dietro la sua richiesta. Lui si vergognava del suo corpo deformato e una delle ragioni per cui lavorava con Fran era di ricevere una testimonianza compassionevole del suo corpo. Non aveva mai avuto una relazione sessuale con una donna. Forse voleva solo una testimonianza della sua sessualità come del suo corpo? Fran di sicuro non si era sentita abusata e non aveva tratto vantaggio dalla richiesta di Bill. Decidemmo che avrebbe dovuto parlare con Bill dell’incidente e, se necessario, stabilire con chiarezza cosa era accettabile (osservare) e cosa no (toccare o qualsiasi cosa oltre). Aveva bisogno che fosse chiaro con se stessa che lei aveva una relazione professionale con Bill e non sessuale. Usammo il role playing per trovare il modo migliore per comunicare queste cose al cliente.
Come trovare un supervisore?
Se le vostre questioni sono pratiche o relative alle vostre abilità terapeutiche, contattate la vostra organizzazione professionale. Se avete bisogno di un supporto emotivo, o avete difficoltà nell’ambito della relazione terapeutica, potreste contattare un associazione di counselling e psicoterapia per ricevere un elenco di supervisori nella vostra area. Un supervisore preparato non dovrebbe aver bisogno di sapere molto della terapia che praticate per aiutarvi in questi campi.  SU FOX

Leggi anche dal libro 

“Il canto degli uccelli è un cinguettio di silenzio meditativo. Restituito da rami colmi di frullio, e io sono quiete,
veramente in quiete, in una luce filosofica. Sono tutt’orecchi nella mia voliera sulla riva.
Il mio respiro è disposto a verità da sussurrare da
invisibilità nascoste e la sacralità con cui 
avventurosi piccoli uccelli vivono sempre…
(Douglas Dunn, “The Year’s Afternoon”, 2000, p.3)

Ascolto
Chi parla in questa poesia si sta prendendo tre ore di tregua dalla vita ordinaria, dai suoi programmi, dalle sue pretese, da qualche parte tra gli alberi e i prati. E’ così in quiete che “sprofonda come una lenta radice”. Descrive il rimanere in ascolto, pienamente consapevole e completamente presente, perché la verità si dispieghi. Quanto spesso noi ascoltiamo veramente le nostre voci interiori, il silenzio imprigionato nel rumore intorno a noi, le verità nascoste?

E il fondamentale articolo di Cherriona Menzam

http://www.craniosacrale.it/blog/transfert-ombra-biodinamica/

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