Prologo
Parto da qui per la mia elaborazione, dall’esperienza di un corso
ma da qui tutto si complica:
Tatto è il senso. Tocco è il gesto.
Contatto è la relazione.
Non basta avere due mani per saper toccare,
né due orecchie per saper ascoltare.
Con il tocco, il corpo parla una lingua antica
e noi moderni la capiamo a tratti.
Questo non è un manuale di tecnica, né un diario spirituale.
È un viaggio tattile nella vita che si muove.
Dentro ci sono cellule, materia vivente, flussi, ritmi;
ma anche gesti quotidiani, carezze, pause, esitazioni.
Niente misticismi (forse meglio senza dogmi), ma
come sempre di fronte ad un mistero:
come il movimento diventa sentire.
Scopro che il mio corpo ne sa più di me:
si conosce muovendosi, riflette respirando,
e quando la vita mi tocca… ha sempre la meglio.
Potrebbe essere una guida al sentire incarnato,
ma non aspettatevi istruzioni per l’uso.
Un invito ad ascoltare la vita che si muove attraverso di noi come nella metafora di Adah Strand Sutherland:
Il Respiro della Vita è come una casa in fondo all’oceano con tutte le finestre e le porte aperte.
Siamo immersi nel Mare intorno a Noi, che continua a muoversi dentro, attraverso, intorno e oltre anche se siamo fermi.”
Chi apre le porte e le finestre ? La risposta giace per sempre.

Questo lavoro accoglie le mie riflessioni, le diverse esperienze e i gesti condivisi che ho praticato per oltre trent’anni anni, o forse per tutta la mia esistenza, imparando a toccare, insegnando e praticando, in un percorso che va dall’essere toccati al toccare, dal movimento alla percezione,
dalla materia alla coscienza che la abita.
“Il corpo non si muove perché sa:
sa perché si muove.”
L’anatomia poetica del movimento
Non come metafora, ma come maestria di anatomia poetica.
Là dove la biologia parla di meccano-sensibilità,
io vedo un corpo che danza dentro il proprio campo vitale.
Guarda qualunque time-lap-animation dello sviluppo e cosa vedi ?
Una danza evolutiva della crescita che avviene da fuori verso dentro, con avvolgimenti centripeti e centrifughi …

Il ritmo come funzione, in un sistema in continuo sviluppo.
Non ha ancora una mente, ma ha direzione.
È come se il corpo ascoltasse una musica, suonata su un conosciuto spartito ancestrale, forse la musica delle Stelle o degli Dei.
Come se il sistema nervoso arrivasse solo per ricordarsela.
Jaap van der Wal lo dice bene:
lo zigote non è una cellula fecondata,
ma un essere umano unicellulare — un organismo completo,
che “non ha” un corpo, ma è corpo.
Blechschmidt aggiungerebbe che “la forma nasce dal flusso”:
ciò che chiamiamo anatomia non è un oggetto,
ma un movimento che si manifesta.
Il movimento che diventa percezione
Il movimento diventa percezione.
Le fibre motorie si formano prima delle sensitive:
la vita agisce, poi sente di aver agito.
Damasio lo descriverebbe come “background feeling“,
Varela come “enaction”,
Thelen come apprendimento motorio spontaneo.
In altre parole, muovendosi, la vita impara a conoscersi.
Ogni gesto diventa un atto di pensiero incarnato,
ogni percezione un’eco del movimento che l’ha generata.
A me piace chiamare Sentiment (senza la i) questa soglia incarnata, il punto in cui il campo diventa esperienza sensibile. Mi faccio uno schema funzionale che va dai “background feelings” → “sentiment” → “appraisal” → “emozione” → felt sense”.
Bonnie B. Cohen direbbe che “il movimento è il pensiero del corpo.”
È lì che nasce la sensibilità autentica: non dall’idea del tocco, ma dal toccare stesso.
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Una guida, o forse un piccolo scritto per stupire,
per ricordare che la scienza e la poesia si incontrano,
che ogni cellula è un gesto di ascolto e relazione,
che, in fondo, non siamo noi a toccare la vita, semmai
è lei che, con una certa insistenza, ci mette le mani addosso, è la vita che ci attraversa mentre la chiamiamo “nostra”.
Questi sono spunti per il lavoro dei gesti del sentire.
Il tatto come origine del conoscere.
La vita che tocca la vita.
1. Il tocco originario
Essere toccati prima di toccare.
L’embrione, la forma che nasce dal flusso.
2. Il tocco percettivo
Il corpo che impara dal gesto.
Mi muovo, dunque percepisco.
3. Il tocco relazionale
L’ascolto reciproco.
Due sistemi nervosi che trovano ritmo insieme.
4. Il tocco simbolico
Il gesto che dà senso e memoria.
Ogni contatto come linguaggio incarnato.
5. Il tocco biodinamico
La quiete che ascolta tutto ciò che è.
Il respiro della vita come campo comune.
Epilogo
La vita si tocca da sé.
E’ un cerchio che si chiude e riprende a respirare.
Nota Editoriale, l’uso di AI
Questo testo è scritto a mano, come un prodotto artigianale, con l’uso consapevole e la collaborazione dell’interfaccia dell’intelligenza computazionale, ChatGPT, Perplexity e altro. Sono stati usati oltre settanta fogli di carta, poi finiti nel cestino.
Non si tratta solo di aiuto redazionale, ma di un uso consapevole: un confronto tra intelligenze, una pratica riflessiva in cui il linguaggio umano e quello algoritmico si osservano, si imitano, si correggono.
L’intervento dell’AI, stimato intorno al 20 % nel testo e al 30 % nella ricerca e nella tessitura concettuale, è stato parte di un processo più ampio: quello di una mente umana che esplora i propri strumenti senza smettere di pensare con le mani.
Questo è solo un estratto ed un’anticipazione dal lavoro in corso “Il Tocco Originario”
di Paolo Maderu Pincione — se volete dettagli o avete idee scrivetemi 🙂
28 Ottobre 2025
Bibliografia essenziale
le fonti che attraversano “Il Tocco Originario”
Embriologia e movimento
Jaap van der Wal – Embryo in Motion (2009): l’embrione come organismo che “è corpo”.
Erich Blechschmidt – The Ontogenetic Basis of Human Anatomy (1977): la forma nasce dal flusso.
Theodor Schwenk – Sensitive Chaos (1962): i ritmi fluidi come principio di vita.
Neuroscienze e percezione incarnata
Antonio Damasio – The Feeling of What Happens (1999): i background feelings, base affettiva del sé.
Bud Craig – How Do You Feel? (2014): l’insula e l’interocezione.
Esther Thelen – A Dynamic Systems Approach (1994): il movimento come matrice della percezione.
Stephen Porges – The Polyvagal Theory (2011): il ritmo della fiducia.
Filosofia e fenomenologia
Maurice Merleau-Ponty – Phénoménologie de la perception (1945): ogni percezione è un’azione incipiente.
Rudolf Steiner – L’uomo come sinfonia dei sensi (1909): il pensiero come gesto trattenuto.
Francisco Varela et al. – The Embodied Mind (1991): conoscere come atto incarnato.
Aristotele – De Anima: il tatto come radice della coscienza.
Pratiche del tocco e della presenza
Bonnie Bainbridge Cohen – Sensing, Feeling, and Action (1993): il movimento è il pensiero del corpo.
Michael Shea – Il tocco compassionevole (PDF) e Biodynamic Craniosacral Therapy (2007).
Jim Jealous – seminari sulla quiete vivente (stillpoint).
Peter Levine – In an Unspoken Voice (2010).
Risonanze poetiche e artistiche
Alain Platel – Gardenia (2014): “Il movimento non mente mai.”
Hildegard von Bingen – Scivias: la Viriditas, forza vitale del creato.
Christian Bobin – Le Très-Bas (1992): il gesto minimo come rivelazione.
👉 Per gli approfondimenti, estratti e traduzioni integrali vedi le sezioni dedicate o usa il cerca per parole chiave.
- Il tatto, il primo dei nostri sensi
- Il movimento precede la percezione
- Viriditas come respiro della vita
- Biologia della gioia
- L’arte del sentire
- Embryo in us – traduzioni e seminari con Jaap van der Wal

