Core Tendon Guard Reflex
Risposta di sopravvivenza del tatto, dalla catena dall’alluce alla nuca, è un freezing attivo, metafore semaforiche tra luce verde, rossa, e gialla, gli effetti cronici, influenze su psoas, postura, corpo fluido, attenzione e linguaggio.
Parte descrittiva
Core Tendon Guard, semafori di Hanna e tono profondo
Come ti senti oggi nel tuo corpo?
Sei più in modalità semaforo rosso, chiuso, contratto, in difesa?
Oppure senti un semaforo verde, pronto ad agire, a reagire, a sostenere il movimento?
Spesso non ce ne accorgiamo, ma il nostro tono profondo (quel modo di stare nelle ossa, nei muscoli e nella fascia in rapporto alla gravità, e alla postura-respiro-battito) racconta quale schema automatico sta guidando la nostra giornata. Non sempre il riflesso è evidente: a volte vive in una spalla appena sollevata, in un bacino che anticipa il passo, in un respiro trattenuto, in una mandibola che resta in allerta, in un appoggio del piede che tocca solo davanti, e molti altri che potremmo chiamare atteggiamenti.
Thomas Hanna ci ricorda che “tutte le condizioni psichiche e sociali non sono che un riflesso delle attività sensomotorie che avvengono nel corpo”. Quando il corpo resta intrappolato in uno schema di tensione, anche il sentire, il pensare e il modo di stare al mondo possono diventare ripetitivi: come se una parte di noi avesse dimenticato come ascoltarsi da dentro.
Il Riflesso di Ritiro/Protezione detta anche Withdrawal Response che Hanna collega al Red Light Reflex. Che fa questo esempio: cammini per strada e senti un colpo improvviso dietro di te, come uno sparo. Prima ancora di “capire” cosa succede, il corpo entra in una sequenza rapidissima di contrazione protettiva:
14 millisecondi → iniziano a contrarsi i muscoli della mandibola.
25 millisecondi → si contraggono i trapezi superiori: le spalle salgono e la testa va in avanti.
34 millisecondi → si contraggono i muscoli degli occhi e della fronte: strizzi gli occhi, chiudi lo sguardo.
Poi l’impulso scende lungo il corpo: gomiti che si flettono, braccia che ruotano verso l’interno, addominali che si contraggono, adduttori e ischiocrurali che si accorciano, ginocchia e caviglie che tendono a chiudersi verso l’interno. È una postura di raccoglimento, protezione, “fetalizzazione” rapida.
Il Core Tendon Guard Reflex, o riflesso di protezione del tendine, è una risposta istintiva a una minaccia improvvisa o a livelli elevati di stress. Pur essendo chiamato “riflesso”, non appartiene propriamente ai riflessi primitivi o posturali classici, ciascuno con uno schema motorio preciso. È più corretto pensarlo come una risposta neuro-muscolare-globale allo stress, che nasce nei centri di sopravvivenza del cervello e coinvolge tutto il corpo.

Il segnale di pericolo arriva prima al talamo — la stazione di smistamento sensoriale del cervello — che lo invia in due direzioni contemporaneamente: una via rapida e “grezza” verso l’amigdala, e una via più lenta verso la corteccia. L’amigdala non aspetta che la corteccia abbia capito cosa sta succedendo: riceve un’informazione ancora parziale e già attiva la risposta. È lei che suona l’allarme, che colora il segnale di urgenza emotiva e lo confronta con tracce di pericoli passati — una specie di archivio delle minacce già vissute. Da lì il segnale scende all’ipotalamo, che coordina la risposta ormonale e autonomica: adrenalina, cortisolo, frequenza cardiaca, respiro. Più in basso, nel tronco encefalico, la sostanza grigia periacqueduttale (periaqueductal gray, PAG) sceglie quale forma prendere la difesa — attacco, fuga, o freezing — e la formazione reticolare traduce quella scelta in tono muscolare (*), distribuendo la tensione lungo la catena mio-tendinea che va dall’alluce alla nuca. Tutto questo avviene prima che la corteccia abbia finito di elaborare cosa ha visto o sentito. Il corpo ha già risposto. Il problema nasce quando questo circuito rimane in loop — quando i gangli della base, che gestiscono l’automatizzazione dei movimenti, codificano quella tensione come “normale” e la corteccia smette di inviarle il segnale di rilascio. È qui che nasce la Sensory Motor Amnesia di Hanna: non un danno, ma una ricalibrazione sbagliata.
Quando si attiva, il sistema nervoso innesca una sequenza rapida di contrazioni che può partire dall’alluce, attraversare la pianta del piede, il tendine d’Achille, i polpacci, i posteriori della coscia, la zona lombare, il dorso, la cervicale, fino alla nuca e alla testa. È una catena mio-tendinea di protezione: il corpo si organizza per fermarsi, ascoltare, orientarsi, difendersi o prepararsi all’azione.
In condizioni fisiologiche questa risposta è sana. Il corpo si ferma, trattiene per un istante il respiro, diventa silenzioso, acuisce vista e udito, scruta in modalità cinestetica l’ambiente. È una forma di freezing attivo, di allerta orientativa, non diventa ancora collasso, nè fuga, ma sospensione intelligente. Se il pericolo è reale, il sistema è pronto alla mobilizzazione; se il pericolo passa, muscoli, tendini, respiro e ormoni dello stress dovrebbero tornare a uno stato di maggiore rilassamento.
Il problema nasce quando, dopo trauma, stress cronico o ripetute esperienze di allarme, il riflesso rimane acceso. La protezione diventa abitudine. La catena mio-tendinea resta in tensione, il sistema nervoso continua a comportarsi come se il pericolo fosse ancora presente, e il corpo organizza la postura intorno a un vecchio segnale di sopravvivenza. Possono comparire alterazioni posturali, ridotta consapevolezza sensoriale, difficoltà di concentrazione, affaticamento, dolori lombari, tensioni spinali, mal di testa, crampi, scarsa coordinazione, ansia di fondo o difficoltà a passare dall’allerta all’azione.
In questa lettura, il Core Tendon Guard è il circuito di base su cui si appoggiano i due grandi “semafori” descritti da Hanna: il semaforo verde e il semaforo rosso.
Semaforo verde
Mobilizzazione, azione, spinta posteriore
Il Riflesso di Luce Verde è la risposta ortosimpatica tonica di mobilizzazione.
È il corpo che dice: vai, fai, agisci, rispondi, ed è collegato soprattutto alla parte posteriore del corpo, la catena plantare, i polpacci, muscoli posteriori della coscia, glutei, zona lombare, dorso, collo. Quando l’impulso è breve, è fisiologico. Ci permette di camminare, correre, reagire, affrontare un compito, sostenere una direzione.
Quando però il semaforo verde resta cronicamente acceso, la mobilizzazione diventa iper-attivazione. Il corpo può vivere in uno stato di continuo fare, anche quando sarebbe necessario fermarsi. La parte posteriore si accorcia, il centro di massa tende ad avanzare, l’appoggio può spostarsi verso l’avampiede, il cammino può diventare meno radicato, come se il corpo fosse sempre sul punto di partire o scattare.
Dal punto di vista posturale, la luce verde cronica può manifestarsi con petto sollevato, addominali stirati, collo portato indietro, spalle spinte verso il basso, gomiti estesi, mani aperte, cosce abdotte o ruotate all’esterno, ginocchia in iper-estensione, piedi in pronazione o ad anatra. È una postura che sembra disponibile all’azione, ma nasconde spesso una fatica profonda, il corpo è sempre pronto, ma non riesce davvero a riposare o fermarsi.
Sul piano soggettivo, la persona può stressarsi facilmente, concentrarsi in modo eccessivo sui compiti, sentirsi sempre in allerta, oppure vivere quella condizione paradossale in cui c’è molta attivazione ma poca capacità di agire davvero. È il “verde sparato”: energia disponibile, ma non sempre integrata.
Qui entrano in gioco anche gli psoas e il core, lo spazio o bacino pressorio addomino-pelvico. Anche quando non viene nominato esplicitamente nel modello del Tendon Guard, partecipa alla logica del gesto trattenuto, della vigilanza lombare, della cerniera tra gambe, colonna e diaframma. Se l’energia della lotta o fuga (fight/flight) non viene scaricata e integrata, può ritrovarsi nella fascia, nel bacino e nella zona lombare, configurando gli ileo-psoas che sono una sentinella, sempre in ascolto di un possibile pericolo.
Semaforo rosso
Chiusura, immobilizzazione, protezione
Il Riflesso di Luce Rossa è invece la risposta di chiusura e immobilizzazione. È il corpo che dice: “fermati”, “proteggiti”, “riduci l’esposizione”. Può essere collegato a una risposta para-simpatico-tonica più profonda, di tipo vagale dorsale, quando l’organismo non si prepara tanto ad agire, quanto a ridursi, chiudersi, trattenersi.
Hanna descrive una sequenza rapidissima: dopo uno stimolo improvviso, come un rumore forte, si contraggono i muscoli della mandibola; poi occhi e fronte; poi spalle e collo, con sollevamento delle spalle e avanzamento della testa; i gomiti si flettono, le mani ruotano verso il basso e l’interno; gli addominali si contraggono, il tronco avanza, la gabbia toracica viene tirata verso il basso e il respiro si interrompe o si accorcia.
La catena continua: le ginocchia si flettono verso l’interno, le caviglie ruotano, i piedi si orientano verso l’interno, i muscoli dell’inguine si contraggono, le dita dei piedi possono sollevarsi. Il corpo si flette e si raccoglie come se stesse per cadere o rannicchiarsi in una posizione fetale.
Quando questa risposta è breve, protegge. Quando diventa cronica, limita. Il torace si chiude, il respiro si fa corto, l’addome resta in difesa, la testa avanza, le spalle salgono, il bacino perde libertà. Il corpo non si concede più alla verticalità piena, ma rimane in una specie di “ritiro”, come se ogni gesto dovesse prima superare una barriera interna.
In questa modalità, lo psoas può diventare non tanto il muscolo dell’azione, ma il muscolo del trattenimento: un ponte contratto tra colonna, bacino e diaframma, dove il gesto resta sospeso prima di compiersi.
Semaforo giallo
Lateralità, asimmetria, deviazione
Il Riflesso di Luce Gialla, idea che si richiama a quello che Hanna chiama Trauma Reflex, e che possiamo leggere come la risposta su un altro piano, diverso dagli altri due. Non è sagittale, che si chiude in avanti o indietro. È il corpo che si sposta di lato rispetto alla linea mediana.
Quando arriva un colpo al fianco, quando si fa un passo falso su un terreno irregolare, quando si protegge istintivamente un’anca dolorante o si recupera l’equilibrio dopo una storta, il corpo non risponde solo sul piano sagittale: si piega lateralmente, a volte si gira, si sottrae. È una flessione del tronco verso il lato della minaccia, o una deviazione in allontanamento da essa, che coinvolge l’intera catena laterale: il quadrato dei lombi, gli obliqui, il grande dorsale, e uno psoas che lavora asimmetricamente rispetto all’altro.
In condizioni acute questa risposta è precisa e intelligente. Se cade qualcosa accanto al fianco destro, il tronco si ritira verso sinistra in una frazione di secondo. Se il dolore è localizzato a un’anca, il peso si trasferisce sull’altra gamba. Il corpo trova il modo di tenersi lontano da ciò che fa male, o di proteggersi da ciò che lo minaccia di lato.
Il problema, come sempre, è quando la risposta non si scioglie. Dopo un’operazione all’inguine, il corpo tende ancora a portarsi da quella parte, anche quando la cicatrice è guarita. Dopo una frattura a una gamba, il bacino continua a sollevarsi sul lato opposto per scaricare il peso, anche quando l’osso è tornato integro. Dopo anni di un dolore cronico a un’anca o una spalla, la persona ha costruito intorno a quella parte una vera e propria strategia di evitamento: il tronco si è organizzato in una C, un lato si è accorciato, l’altro si è allungato, e quella curva — che all’inizio era una soluzione — è diventata l’unico modo che il sistema conosce di stare in piedi.
Dal punto di vista posturale, la luce gialla cronica può manifestarsi come una scoliosi funzionale, un’anca che sale da un lato mentre l’altra scende, una spalla che si abbassa mentre quella opposta si solleva, una gamba che sembra più corta dell’altra senza che ci sia una reale differenza ossea. Il respiro stesso diventa asimmetrico: un lato della gabbia toracica non si apre quanto l’altro, un emidiaframma lavora più dell’altro, e questo può influenzare l’orientamento del sacro e del cranio.
Vale la pena sottolineare che la risposta gialla raramente è una flessione laterale pura. Molto spesso il corpo si piega e si gira contemporaneamente, come se cercasse di sottrarsi a qualcosa che arriva da un angolo. La torsione si aggiunge alla lateroflessione, il bacino ruota mentre il torace compensa in direzione opposta, e quello che da fuori sembra solo “un lato più alto dell’altro” nasconde in realtà una spirale di tensioni che attraversa tutto l’asse verticale.
Sul piano soggettivo, chi vive in modalità gialla cronica spesso racconta una sensazione di non trovare il proprio centro. C’è un lato che sente di più, un lato da cui preferisce guardare, un fianco che porta avanti naturalmente quando cammina. A volte è sottile: un lato del collo che sembra sempre più stretto, un’orecchia che pende di più, una sensazione che il peso non si distribuisca mai davvero in modo equo tra le due gambe. Altre volte è più evidente: una stanchezza muscolare che è sempre da una parte sola, una tensione lombare che non migliora mai completamente perché il quadrato dei lombi di quel lato non ha mai ricevuto il permesso di lasciare andare.
Lo psoas partecipa anche qui, ma in modo diverso rispetto al rosso e al verde. Non è l’ileo-psoas che si contrae bilateralmente in avanti o rimane in tensione simmetrica sul piano posteriore: è un ileo-psoas che lavora più da un lato che dall’altro, contribuendo alla torsione del bacino e alla rotazione della colonna lombare. Un lato tira più forte, l’altro resta relativamente allungato, e questa asimmetria — sommata alla tensione degli obliqui, del grande dorsale e del quadrato dei lombi — è spesso alla radice di quei dolori lombari unilaterali che non rispondono ai trattamenti simmetrici perché il problema è strutturalmente asimmetrico.
È il giallo in cui il corpo ha scelto di tenersi da una parte, e fatica a ricordare dov’è il centro.
Il corpo non è sbagliato, sta cercando di proteggersi
Né il rosso, né il verde, né il giallo sono direzioni sbagliate. Sono risposte intelligenti del corpo. Il problema non è che il corpo entri in protezione, il problema è quando non riesce più a uscirne.
Il rosso organizza la chiusura nel piano sagittale anteriore: il corpo si raccoglie, si flette, si fa piccolo. Il verde organizza la spinta nel piano sagittale posteriore: il corpo si allunga dietro, si mobilita, va avanti. Il giallo organizza la deviazione nel piano frontale e laterale: il corpo si inclina, si gira, si sottrae verso un lato. Tre risposte equivalenti, ciascuna in un piano diverso dello spazio, ciascuna con la propria logica di sopravvivenza.
Il benessere non consiste nello spegnere questi riflessi, ma nel restituire loro plasticità. Il corpo deve poter andare in allerta quando serve, mobilizzarsi quando è necessario, deviarsi lateralmente quando ha bisogno di proteggere un lato, e poi tornare a una condizione più libera, più sfumata, più disponibile. Non un corpo neutro, ma un corpo che ha di nuovo la possibilità di scegliere.
Quando tutti e tre i riflessi si integrano, il corpo ritrova la sua tridimensionalità piena. Non è più costretto a ripetere sempre lo stesso piano, a rispondere sempre con la stessa curva. Può muoversi in tutte le direzioni senza restare bloccato in nessuna.
La Biodinamica craniosacrale contatta la memoria del riflesso
La biodinamica craniosacrale offre un modello di lavoro sulle qualità intrinseche della salute del corpo (il principio di auto-guarigione) attraverso il contatto manuale, per ipoter integrare le memorie tissutali collegate al trauma con le risposte croniche di luce rossa, luce verde o luce gialla.
Attraverso la re-afferenza ed il tocco relazionale-affettivo possiamo invitare la persona a percepire il proprio semaforo interno, come e dove il corpo è troppo attivo, insensibile, dove trattiene o anticipa, dove collassa e non osa ancora muoversi — e da dove viene questa abitudine consolidata nel tempo.
Lavoriamo per entrare in relazione con il riflesso di protezione. Nel rosso, ascoltiamo come il corpo si raccoglie in flessione-espirazione primaria. Nel verde, sentiamo come l’azione ortosimatica agisce sulla linea mediana posteriore e sul tono. Nel giallo, il riequilibrio laterale avviene proprio nel riequilibrio di tutte le linee mediane.
Dice Svetlana Masgutova che quando la parte posteriore delle gambe e i polpacci rilasciano tensione, il flusso del liquido cerebrospinale possa risultare più libero, con effetti sulla comunicazione, sull’attenzione e sull’organizzazione sensomotoria. Anche senza ridurre tutto a un meccanismo lineare, questa immagine è molto coerente con una lettura biodinamica: quando il corpo esce dalla difesa cronica — qualunque sia il piano in cui era rimasto bloccato — non cambia solo la postura; cambia la qualità della relazione tra movimento, percezione, respiro e orientamento.
Quando i tre riflessi si integrano insieme, il corpo ritrova il suo equilibrio dinamico, può muoversi e agire in tutte le direzioni senza restare prigioniero di nessuna.
In sintesi
Il Core Tendon Guard Reflex è una risposta di protezione globale.
Il semaforo verde è la mobilizzazione: azione, spinta, risposta.
Il semaforo rosso è la chiusura: protezione, immobilizzazione, trattenimento.
Il semaforo giallo è la lateralità: deviazione, torsione, compensazione asimmetrica.
Tutti e tre sono necessari. Tutti e tre possono diventare cronici.
Il lavoro non è eliminarli, ma restituire al corpo la possibilità di passare dall’uno all’altro — e di muoversi in tutti e tre i piani — con fluidità.
In pratica, con il tocco biodinamico accompagniamo la persona a riconoscere se il suo sistema è bloccato sul rosso — chiusura, paura, trattenimento — oppure sul verde — fare, reagire, spingere, resistere — oppure sul giallo — non trovare il centro, compensare un’asimmetria che dimentica la propria origine. E a ritrovare quello spazio in cui il corpo può finalmente scegliere.
Man mano che il Core Tendon Guard si integra in tutti i suoi piani, la postura si fa più libera, il respiro più profondo, il movimento più disponibile. Il corpo ricomincia a raccontare storie nuove, invece di ripetere sempre lo stesso vecchio riflesso.
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