Il tatto a due sensi: la re-afferenza ti dice che sei tu

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Per come li viviamo, i sensi, funzionano quasi sempre “a senso unico”, qualcosa viene da fuori e mi arriva. Vedo quello che mi sta davanti, ascolto suoni che mi raggiungono, sento odori che si diffondono nell’aria.

Il tatto è l’unico senso che lavora davvero in due direzioni, da fuori a dentro il mondo mi tocca; e da dentro a fuori, mi muovo, tocco, esploro e nel gesto mi sento.

Se appoggi la mano su un tavolo, senti il tavolo, ma senti anche la mano. Nel tocco non puoi mai completamente separare “io” e “mondo”, sono già intrecciati nello stesso atto.

Merleau‑Ponty ha costruito mezza fenomenologia su questa cosa: la mano che tocca è anche mano toccata.
Il corpo è il “ luogo in cui interno ed esterno si incrociano”.
Non percepisco “da fuori”, percepisco con il corpo, e nel percepire il mondo, sento anche me stesso.  Il tatto è la forma più evidente di questo incrocio: toccante e toccato non stanno mai l’uno senza l’altro.

C’è una parola poco nota, ma centrale per capire come il corpo distingua “me” e “altro” dentro questo incrocio: re-afference (re-afferenza). È il ritorno sensoriale generato dalle nostre stesse azioni: il feedback che dice, in sostanza, “questa sensazione nasce dal mio gesto”.

Il Tocco Originario, in fondo, non fa che prendere sul serio questo fatto: la vita prima ci tocca, poi impariamo noi a toccarla, in ogni gesto di con-tatto, il corpo si percepisce.

Essere toccati prima di toccare: il tatto da fuori a dentro

Ontogeneticamente, il primo movimento del tatto è da fuori a dentro: il nostro embrione è toccato prima di poter toccare intenzionalmente.

Nel grembo materno il liquido amniotico, le pareti uterine, la connessione ombelicale, il ritmo del cuore materno e dei suoi movimenti costituiscono un campo continuo di pressioni, sfioramenti, oscillazioni.

  • I recettori tattili, soprattutto nella zona peri-orale, diventano funzionali presto, con risposte riflesse già a 7–8 settimane di gestazione
  • Il feto non cerca ancora il contatto, lo riceve.

È la vita che ci accarezza, ci contiene, ci comprime, ci sospinge. Prima di poter stringere, afferrare, abbracciare, siamo stati toccati. Il Tocco Originario non è un gesto che facciamo, è ciò che la vita fa a noi.  È la trama di contatti e campi metabolici che genera la forma.

Qui il tatto non è ancora “organizzato” come senso distinto; è come un sentire diffuso di ritmi, pressioni, stiramenti, compressioni che in-formano la forma.  Molto prima dei sensi adulti, c’è una sensibilità del vivente che si adatta e si sviluppa da fuori verso dentro, il nostro mondo embrionale.

Sentiment embriologico: il corpo che si sente mentre si forma

Per nominare questo livello pre‑sensoriale, nel prologo del libro introduco la parola sentiment: la vita che si sente mentre prende forma.

L’embriologia di Jaap van der Wal mi ricorda che l’ectoderma percepisce e registra: diventerà pelle e sistema nervoso, primo confine esposto al mondo; l’endoderma accoglie e nutre: darà origine a intestino e visceri, cavità che riceve e trasforma; il mesoderma (che non è un derma) connette, contiene e modella: muscoli, ossa, fascia, sangue, è mezzo – mileux del corpo che connette e separa.

In questo dialogo a tre nasce il sentiment embrionale: un campo di sensibilità diffusa in cui forma, movimento e contatto si compenetrano.  Non c’è ancora un tatto distinto, ma ci sono già SI e NO primari, come risposte a variazioni del campo, alle posture e al sentire della madre, dalle contrazioni uterine, ai cambi di flusso sanguigno, il nostro feto percepisce (quasi tutto).

I riflessi primitivi sono la grammatica di questo primo dialogo. I primi a comparire sono i riflessi intrauterini di retrazione e di congelamento, come il riflesso di paralisi per paura. Reagiscono quando è troppo (intensità) o quando è improvviso (tempo). A questi fa seguito il riflesso di Moro che ha a che vedere con il nostro primo respiro alla nascita, con la nostra apertura al mondo nella prima fase estensoria, del riflesso seguita dalla fase di chiusura flessoria con la quale ci ripieghiamo su noi stessi, come abbracciandosi. E’ un primordiale canale di comunicazione con il mondo per una richiesta di aiuto. Il riflesso di Moro è attivato da stimolazioni sensoriali diverse sia tattili, che vestibolari, visive e uditive. Ci sono poi i riflessi prensili, mano e  piede con i quali  agganciamo il mondo, ma anche la bocca, con la suzione e la masticazione, il nutrimento. Sono questi automatismi tattili innescati dall’esterno verso l’interno e che sono preceduti spesso dal movimento che ci porta a prendere contatto (re-afferenza).

Il neonato non sa di avere un confine o un bisogno di contenimento: gli accade. Attraverso questi gesti automatici il sistema nervoso comincia a costruire mappe, aspettative e memorie implicite: impara da come il mondo lo tocca e da come lui può rispondere.

Da dentro a fuori: reafference, quando il tatto ti dice “sei tu”

Fin qui il tatto è sembrato unidirezionale: mondo corpo. Ma appena il feto e il neonato iniziano a muoversi, appare la seconda direzione: da dentro a fuori e ritorno. Qui entra in gioco la reafference.

Che cos’è la reafference

Ogni volta che ti muovi, il cervello riceve sensazioni generate proprio da quel movimento:

muovi un dito e senti la pelle che scorre, la pressione sulle articolazioni;
ti gratti e senti la tua mano che passa sulla pelle;
parli e percepisci vibrazioni e tensione nei muscoli della laringe.

Queste sono afferenze sensoriali, ma hanno una particolarità: sono afferenze di ritorno da un’azione che tu stesso hai iniziato. Per questo si chiamano re‑afference (reafferenza).

Lo schema è semplice:
comando motorio (efference) fai un movimento
feedback sensoriale di ritorno reafference
È il corpo che si sente mentre agisce.

E qui succede una cosa decisiva: il sistema confronta ciò che arriva con ciò che “si aspettava” (una previsione interna legata al comando). Se coincide, quella sensazione viene etichettata come “mia” e spesso attenuata; se non coincide, diventa saliente: “c’è qualcosa di esterno, imprevisto, altro da me”.

Come funziona: feedback e copia efferente

Nella reafference ci sono due strati.
A) Il feedback sensoriale (canale fisico). Quando ti muovi si attivano
I meccanocettori cutanei (tatto: pressione, vibrazione, scorrimento);
I propriocettori in muscoli e tendini (posizione, forza, tensione);
I recettori articolari (angolo, fine corsa, compressione).
Questi segnali risalgono verso midollo, tronco e corteccia somatosensoriale.

B) La copia efferente (canale predittivo). Quando il cervello manda un comando ai muscoli, invia anche una “copia interna” del comando (efference copy) a circuiti che “predicono” quali sensazioni dovrebbero arrivare se tutto va come previsto.
La copia efferente è il testimone della necessità predittiva del nostro SNC che se da un lato è necessaria per ridurre la spesa  “energetica” della nostra relazione con il mondo ed è alla base del nostro  apprendimento di nuovi schemi sensi – motori dall’altra è responsabile della “anticipazione” che porta il nostro SNC a scommettere sul rientro sensoriale dell’azione e questo, in determinati contesti può produrre quell’ansia anticipatoria che può essere modulata proprio dal tocco.
Il sistema confronta la reafference reale (ciò che arriva dai recettori) con la reafference prevista (ciò che “dovrebbe” arrivare, dato il comando)Se coincidono, il cervello etichetta quella sensazione come “roba mia” e spesso la attenua. Se non coincidono, scatta un “attenzione”: c’è qualcosa di esterno, imprevisto, un altro.

Perché è cruciale per il tatto e per l’esperienza

Nel tatto la reafference è il meccanismo che distingue l’auto‑contatto, “mi sto toccando io”, dal contatto esterno “qualcun altro mi tocca” ed è per questo che se ti sfiori da solo, il cervello ha previsto il gesto e smorza in parte la sensazione (sensory attenuation); se lo stesso gesto viene da un altro, lo percepisci come più vivo, più sorprendente; ed è quasi impossibile farsi il solletico: la copia efferente anticipa le sensazioni e ne riduce l’effetto.

Ma la reafference non serve solo a questo; è essenziale per il controllo fine del movimento, infatti regola la forza di presa (bicchiere né frantumato né scivolato); ti permette di “leggere” la texture mentre scorri le dita; corregge continuamente micro‑errori durante l’azione.

Nel tatto, quindi, non c’è solo “sentire”: c’è “sentire‑per‑agire” e “agire‑per‑sentire“.

Per il mio Tocco Originario, la reafference è il ponte tra embriologia, le ricerche di Edelman e la visione di Merleau‑Ponty:
prima siamo toccati (fuori dentro)
poi, muovendoci, generiamo re-afferenza (dentro fuori dentro)
nell’adulto, ogni contatto terapeutico si gioca su questo doppio registro: ciò che facciamo al corpo dell’altro e ciò che il suo corpo sente di sé mentre viene toccato.Merleau‑Ponty direbbe che, in questo gioco, il corpo si riconosce come toccante‑toccato: la mano che esplora il mondo è anche il luogo in cui il mondo mi restituisce chi sono.

In letteratura spesso si usano famiglie di termini sovrapposte:
Reafference: il feedback sensoriale prodotto da te.
Efference copy / corollary discharge: la copia del comando motorio usata per predire/compensare effetti sensoriali.

Dal grembo al mondo: continuità e fratture del contatto

La nascita è una soglia anagrafica, e non coincide con l’inizio della mia biografia.

Il neonato arriva già con una storia di contatti fatti di pressioni liquide, contenimento o tensione uterina, con un certo modo di retrarsi o di cercare, un ritmo di base tra allerta e quiete.

Il passaggio al mondo aereo ed alla gravità ci introduce ad una nuova dimensione, una frattura e da quel momento in poi gli stimoli diventano più intensi, simultanei, meno filtrati, allora il contatto umano (pelle‑a‑pelle, contenimento, cullare, portare) diventa la principale tecnologia di co‑regolazione.

Uno skin‑to‑skin stabile e coerente conferma al sistema ciò che ha imparato in utero: “posso affidarmi a questo mondo che mi tocca”.Un contatto incoerente, frettoloso o intrusivo insegna tutt’altro: il mondo è troppo, o troppo poco, o imprevedibile.

L’endoderma e i visceri, con la loro fitta rete interocettiva, restano il luogo in cui questa storia si sedimenta: la nostra pancia che si stringe, che trattiene o che si rilassa.

Nell’adulto: il tocco originario come memoria di forma

Da adulti ci raccontiamo la vita con parole, ma una parte di noi continua a rispondere come il neonato, attraverso il tono, con gesti riflessi ed anche micro‑movimenti involontari. Il tocco originario non è più ricordo narrativo, diventa vera e propria memoria tissutale.

Come possiamo osservare, durante un trattamento o un esercizio di embodiment, quando lasciamo (o non lasciamo) il nostro peso alla gravità stando in orizzontale sulla schiena, o quanto tolleriamo (più o meno) la vicinanza, quando scatta l’allerta, nel modo in cui muscoli e fascia e nervi “decidono” se fidarsi o no.

Quando una mano si posa su di noi, una parte antica chiede in silenzio: “questa volta come sarà?”.
Assomiglia a quello che conosco o può essere diverso?.

Nella Biodinamica CranioSacrale, il Tocco Originario è proprio a questo livello, il piano in cui il corpo riconosce se stai ripetendo una vecchia storia (troppo o troppo poco o troppo presto) o se stai proponendo un’esperienza nuova, più coerente, più gentile.

Nella pratica, il tocco originario come postura, non come tecnica

Parlando di Tocco Originario nel nostro lavoro, non intendo una tecnica in più, ma una postura ed una consapevolezza interiore. Mi avvicino lentamente, consapevole del mio spazio, come se entrassi in una stanza dove un neonato dorme; considero i riflessi primitivi e i pattern di difesa non come residui, ma come grammatica originaria della relazione col mondo; lascio che sia il corpo a mostrarmi in che punto della sua storia di contatto si trova, se nel ritiro o nella ricerca, come magari nell’aggrapparsi e o nel lasciare andare. Non cerco rilasci spettacolari, ma riconosco i piccoli spostamenti di fiducia come eventi centrali.

Il tocco originario, in chiave biodinamica, è un tocco che accetta di essere toccato dalla storia del corpo: non arriva con una trama già scritta, ma crea spazio affinché la forma possa ritrovarsi.

Tatto e Sé: chiusura (provisoria) con Merleau‑Ponty

Tutto questo può essere riassunto in una formula che Merleau‑Ponty amerebbe:
nel tatto, il corpo “si dà a se stesso”.
Dal lato mondo corpo: la vita ci tocca e ci forma
Dal lato corpo mondo corpo: ci muoviamo, tocchiamo, generiamo re-afferenza, ed in quel gesto ci sentiamo e ci possiamo riconfigurare.

Il tatto è l’unico senso in cui questo doppio movimento è sempre, inevitabilmente, presente. Per questo è il senso che, più di tutti, ci fa percepire chi siamo mentre siamo al mondo e come dice Albert Soesman, sulle onde dei 12 sensi di Steiner:
Con il tatto ci separiamo dal mondo, tuttavia attraverso il tatto possiamo riconnetterci con il Tutto.

Il Tocco Originario è semplicemente il nome che scelgo per ricordare che ciò che sappiamo davvero non l’abbiamo mai solo visto, lo abbiamo sempre, e prima di tutto, sentito.

«On ne le sent plus tôt qu’on ne le voit.» 

Lo si sente prima di vederlo. 

Blaise Pascal (Clermont19 giugno1623[1]

Scritto da Paolo Maderu Pincione con il contributo muscolare di AI (tra cui tutte le infografiche) 16-01-2026.

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Fonti e bibliografia ragionata:

Tatto, reafference ed efference copy

  • Blakemore, S.‑J., Wolpert, D. M., & Frith, C. D. (1999). Spatio-temporal prediction modulates the perception of self-produced stimuli. Journal of Cognitive Neuroscience, 11(5), 551‑559.[wolpertlab.neuroscience.columbia]
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  • Jékely, G. (2021). Reafference and the origin of the self in early nervous system evolution. Philosophical Transactions of the Royal Society B, 376(1821), 20190764.[royalsocietypublishing]
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Sviluppo prenatale del tatto e riflessi

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Embriologia fenomenologica e “sentiment embrionale”

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    • The Embryo in Us: A Phenomenological Search for the Soul and Consciousness in the Prenatal Body. (dispense/corsi, diverse edizioni).[ourbirthjourney] [youtube]
    • Video‑lezioni: “Embryology of body‑mind‑spirit” e “The Mindful Embryo”.[youtube]
  • Judaš, M., Sedmak, G., & Pletikos, M. (2010). Early history of subplate and interstitial neurons. Frontiers in Neuroanatomy, 4, 1‑10. (per la subplate come “compartimento in attesa” corticale).[pmc.ncbi.nlm.nih]
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Tatto, sviluppo precoce e regolazione

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  • Cascio, C. J. et al. (2019). Somatosensory processing and neurodevelopment. Current Topics in Behavioral Neurosciences. (per collegare tatto, regolazione e sviluppo del Sé corporeo).

Merleau‑Ponty, corpo e tatto

  • Merleau‑Ponty, M. (1945). Phénoménologie de la perception. (trad. it. Fenomenologia della percezione). Passi sul corpo come “incrocio di interno ed esterno” e sulla mano toccante‑toccata.[arenaphilosophika]
  • Merleau‑Ponty, M. (1964). Le visible et l’invisible. (trad. it. Il visibile e l’invisibile). Nota della mano che tocca e mano toccata.[rivistateoria]
  • Negro, M. (2020). Le avventure del corpo. Con Merleau‑Ponty verso una “nuova ontologia del vivente”. Teoria – Rivista di Filosofia, 40(1), 103‑126.[siculorum.unict]

Memoria corporea, forma e tocco terapeutico

  • Edelman, G. M. (1987). Neural Darwinism: The Theory of Neuronal Group Selection. (per collegare selezione di gruppi neuronali, esperienza e forme percettive).
  • Edelman, G. M. (1992). Bright Air, Brilliant Fire: On the Matter of the Mind. (visione di coscienza incarnata e ricategorizzazione percettiva).
  • van der Kolk, B. (2014). The Body Keeps the Score. (memoria traumatica, corpo e regolazione).[youtube]
  • Heller, L. (2012). Healing Developmental Trauma. (per la continuità pre/perinatale – pattern di difesa e “grammatica originaria” del contatto).

Citazioni letterarie e filosofiche

  • Pascal, B. (1670). Pensées. (frammento: «On ne le sent plus tôt qu’on ne le voit.» – controllare numerazione nell’edizione che userai).[pmc.ncbi.nlm.nih]
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