Memoria e coscienza sono radicate nei processi cellulari: dalle lumache di mare alle cellule renali umane che “imparano” ritmi di stimoli, secondo le ricerche di Nikolay Kukushkin, che, in dialogo con McClintock, Van der Wal e Sills, fanno emergere una visione della vita come un sistema che sente, valuta e si organizza ben prima del cervello umano. Il Tocco Originario viene così compreso come gesto che dialoga con questa memoria incarnata: cellule, maree e campi di forma che, incontrando le mani, applaudono alla Vita.
Il testo è un brano del mio progetto di libro: Tocco Originario – La vita che incontra e sente la vita.
Qui la domanda «chi muove le mani» scende nel luogo più umile: una lumaca, una cellula renale, un embrione. Se il Tocco Originario è la Vita che tocca se stessa, prima ancora delle mani visibili ci sono processi che imparano, ricordano, si orientano. Questo capitolo è la parte più “biologica” della nostra storia: la mente delle cellule, la memoria che precede i sensi, il fondale nascosto su cui, nei capitoli sul tocco, appoggeremo le nostre mani.
Memoria cellulare e cosa e il vivente che sa di sé
Che cosa sappiamo davvero della coscienza?
Per molto tempo abbiamo guardato solo in alto: al cervello, alla mente, alle grandi teorie. Molto meno in basso: alle cellule, agli animali semplici, all’embrione, alla vita che si organizza senza chiedere il nostro permesso.
Nel suo libro One Hand Clapping, il neuroscienziato Nikolay Kukushkin sceglie un maestro inatteso: una lumaca di mare.
Osservando come si muove, si nutre, entra in uno stato di quiete quando il cibo scarseggia, arriva a una tesi netta:
Quello che chiamiamo esperienza soggettiva potrebbe essere una forma complessa degli stessi processi fondamentali che governano tutti i cervelli viventi.
Forse la coscienza non è un fulmine a ciel sereno apparso nell’uomo, ma la continuità di ciò che la vita fa da sempre: ricordare, valutare, scegliere.

La lumaca e il costo della memoria
Una delle immagini più forti del libro riguarda proprio la lumaca di mare.
Quando il cibo sparisce per troppo tempo, l’animale entra in una sorta di “coma alimentare”: riduce al minimo il movimento, risparmia energia, sospende il superfluo.
Kukushkin lo dice chiaramente, la memoria costa.
Tenere traccia del passato non è gratis per nessun organismo.
Per noi umani la questione è ancora più delicata. Il cervello è sommerso da stimoli, pensieri, immagini, sensazioni. Non può trattenere tutto, sarebbe energeticamente impossibile e inutilmente caotico. Allora seleziona, generalizza, butta via una parte enorme di ciò che accade. Per ricordare qualcosa, deve necessariamente dimenticarne altra.
La memoria diventa così un atto economico, un bilancio continuo: che cosa vale la pena trattenere? Che cosa è meglio lasciare andare per restare vivi?
La lumaca, quando entra nel suo stato di risparmio energetico, ci ricorda qualcosa di molto umano: anche noi, quando siamo saturi, riduciamo movimento, desideri, iniziative. Ci fermiamo in noi stessi, per proteggere un nucleo minimo di senso.
Memoria senza cervello: la vita che impara
La versione classica delle neuroscienze dice che la memoria sta nel cervello, nelle sinapsi, nei circuiti neurali. Il resto del corpo esegue.
Ma la biologia degli ultimi anni sta aprendo crepe in questo modello. Come spiegare che cellule del rene, della pelle, del sistema immunitario modifichino il loro comportamento in base all’esperienza? Perché cellule isolate in una capsula di Petri cambiano risposta se gli stimoli sono ripetuti in un certo ritmo?
La ricerca di Kukushkin e colleghi mostra che cellule renali umane coltivate in vitro sviluppano una sorta di memoria adattativa, quando ricevono segnali chimici a intervalli regolari, la loro risposta cambia nel tempo, come se apprendessero il ritmo degli stimoli. Questo indica un livello di sofisticazione in cui le cellule non solo reagiscono alla chimica, ma possono integrare anche segnali meccanici e tattili, suggerendo che forme elementari di memoria e “valutazione” siano radicate nella fisiologia cellulare stessa.
Qui il messaggio è chiaro:
La memoria non è proprietà esclusiva del cervello.
È una funzione della materia vivente.
La vita, ovunque si organizzi, tende a registrare ciò che accade e a modificare il proprio comportamento in base a questa registrazione.
DNA, proteine e memoria incarnata
Per capire come questo sia possibile, Kukushkin scende nel cuore della cellula: DNA, RNA, proteine.
Potremmo dirlo così:
- Il DNA conserva la memoria ereditaria: la storia accumulata, lo spartito delle possibilità.
- Le proteine sono la memoria operativa: mettono in atto ciò che è scritto, modulano la sensibilità, aprono e chiudono canali, cambiano la forma e la reattività della cellula.
Kukushkin descrive le proteine come “vicoli ciechi informativi”: una volta formate, non possono risalire al DNA e riscrivere la partitura. Eppure sono loro che trasformano l’informazione genetica in gesto, risposta, adattamento.
In questa danza continua tra ciò che è scritto e ciò che agisce, la cellula sente il proprio ambiente, valuta, decide come aggiustarsi.
Quello che noi chiamiamo esperienza vista in una scala molto più ampia, non è altro che questa capacità di registrare, pesare e cambiare.
Chi muove le mani?
Una piccola storia su DNA, proteine e il principio invisibile che dà forma alla Vita.
Siamo abituati a pensare che il DNA sia la ricetta della vita, quel grande libro dove è scritto tutto ciò che possiamo diventare. E che le proteine siano le mani che impastano, i cuochi che trasformano la ricetta in un gesto reale.
Ma se il DNA è la ricetta e le proteine sono il cuoco… chi insegna al cuoco a cucinare?
Chi orienta le mani?
Chi dà forma, ritmo e stile alla materia vivente?
La scienza parla di meccanismi, di selezione e chimica.
La filosofia chiama in causa l’entelechia, l’idea di Aristotele su forza che spinge ogni organismo a diventare se stesso.
E poi c’è l’embriologia fenomenologica di Jaap van der Wal, che ci ricorda come l’embrione non “assembla pezzi”, ma si organizza in modo biodinamico, svelando la propria forma come un gesto dell’anima.
Ed è proprio qui che nasce la domanda più semplice eppure più profonda: qual è la direzione della Vita?
Per Rudolf Steiner la vita nasce e si orienta grazie a due forze eteriche fondamentali: Luce e Calore.
La Luce struttura, crea ordine dal possibile.
Il Calore anima, dà forza, differenzia, muove.
Sono queste qualità profonde, la luce che disegna ed il calore che dà impulso, a creare le condizioni perché il DNA possa “parlare” e le proteine possano “agire”.
È la stessa forza che W.G. Sutherland chiamava Breath of Life, il respiro o soffio vitale, usando delle metafore del corpo fluido come maree e luce liquida. Quella potente intelligenza silenziosa che non spiega il corpo… ma che lo tiene vivo.
Il DNA è l’argilla. Le proteine sono le mani.

Ma ciò che muove le mani è il biblico Soffio di Dio, un principio interno che opera in ogni organismo: dall’embrione alla cellula, dal tessuto al corpo che ora sta leggendo.
Lo vediamo ovunque: nei mitocondri che regolano l’energia come artigiani del calore,
nelle cellule che “imparano” senza cervello e lo mostra bene il neuroscienziato Nikolay Kukushkin, le cellule integrano anche segnali meccanici e tattili, rispondendo al modo in cui vengono sollecitate.
Questo significa che forme primitive di memoria e valutazione non nascono nel cervello, ma sono radicate nella fisiologia cellulare stessa.
La vita impara, molto prima della mente.
E poi c’è la parte più incredibile:
per formare una sola proteina complessa servono sequenze di amminoacidi così precise che la probabilità che accadano per caso è praticamente zero.
Lo ricorda Bill Bryson, nel suo libro , è come chiedere ad una slot-machine con 1.055 ruote di allinearsi perfettamente al primo colpo, una possibilità quasi impossibile.
Eppure accade, e accade sempre in ogni momento, in ogni cellula.
Il DNA e le proteine non possono esistere l’uno senza l’altro, eppure compaiono insieme, come due mani che si cercano e, trovandosi, applaudono alla vita.
La vita non è un evento casuale, piuttosto è un’intenzione che prende forma.
E allora torna la domanda: chi muove le mani?
Forse non lo sapremo mai con la mente.
Ma il corpo, quando ascolta davvero, lo riconosce.
È quella forza silenziosa che orienta, organizza, crea.
La stessa forza che sentiamo nelle maree fluide in biodinamica, nel calore sotto le dita, nella quiete che precede un cambiamento profondo.
Una mano invisibile che non si vede… ma si sente.
Pascal scriveva:
«On ne le sent plus tôt qu’on ne le voit.»
Letteralmente: “Lo si sente prima di vederlo.”

Cosa sa una cellula di se stessa?
McClintock e l’intuizione del vivente

Nel 1983, al Karolinska Institute, Barbara McClintock riceve il Nobel per la scoperta dei trasposoni, i geni mobili che si spostano sul DNA come note che cambiano posto in una partitura.
Alla fine del suo discorso, smette di leggere, si toglie gli occhiali e fa una domanda quasi imbarazzante per un congresso di biologi:
“Cosa sa una cellula di se stessa?”
McClintock raccontava di aver osservato cellule vegetali reagire a situazioni impreviste in modo che non sembrava meccanico, quasi come se stessero valutando delle alternative.
Concludeva dicendo che sarebbe toccato ai biologi del futuro comprendere davvero questa forma di sapere.
Quel futuro, oggi, è arrivato. E le ricerche su memoria cellulare, epigenetica, intelligenza delle piante, microbi e sistemi nervosi primitivi, vanno tutte nella stessa direzione:
ogni cellula sa qualcosa della propria situazione e ne fa qualcosa.
Non pensa come noi, ma distingue, integra nel tempo, modifica il proprio modo di rispondere. È una forma elementare di conoscenza incarnata.
Il corpo come memoria in movimento
Jaap Van der Wal ripete da anni un punto semplice e rivoluzionario: l’embrione non è un oggetto che si costruisce pezzo per pezzo, ma un processo in movimento. In questo senso il corpo è, per usare un’immagine di Rumi, non una semplice goccia nell’oceano, ma un intero oceano in una goccia.
La memoria e l’anima del vivente sono già incarnate nel gesto con cui l’essere prende forma.
Se guardiamo la vita così, la memoria non è soltanto nella testa. È nella forma stessa: nelle curve della colonna, nelle torsioni delle fasce, nel modo in cui ogni organo occupa lo spazio. Il corpo adulto è l’embrione che continua a performare, è la storia di movimenti che si condensano nella carne.
Franklin Sills, parla di una coscienza di fondo, un campo ordinatore che precede i contenuti mentali e psicologici. Nella sua visione il corpo fluido è un’interfaccia sensibile fra le forze formative del Respiro della Vita e la nostra esperienza soggettiva.
Mettendo insieme questi concetti, possiamo dire che la memoria cellulare è il modo biologico concreto con cui il vivente registra, conserva e trasmette il proprio passato, mantenendo le specializzazioni e adattamenti cellulari. La forma embrionale e adulta è l’espressione visibile e dinamica di questa memoria, manifestandosi come architettura in movimento fatta di postura, organizzazione e metabolismo. La Biodinamica è il campo esperienziale dove questa realtà viene sentita, percepita e riconosciuta continuamente. Non sono piani o livelli separati, ma tre modi interconnessi di percepire e comprendere la stessa trama vitale che anima il corpo e la coscienza.
Memoria e coscienza non sono la stessa cosa
A questo punto la domanda è inevitabile: se la cellula ricorda e impara, allora ha coscienza? Dobbiamo distinguere la
Memoria come la capacità di conservare tracce del passato e usarle per modificare il comportamento. Una cellula che cambia risposta dopo una serie di stimoli ha memoria. La Coscienza è l’esperienza soggettiva del presente, il sentire di essere, la qualità interna di un dolore, di un pensiero, di un ricordo.
La memoria può esistere senza coscienza così come la intendiamo noi.
Una lumaca, una pianta, una cellula renale in laboratorio possono ricordare schemi di stimoli senza “sapere di sapere”.
La coscienza, invece, si appoggia sulla memoria ma non si riduce ad essa.
Perché io possa dire “sono io che ricordo”, non basta che il mio sistema nervoso conservi tracce: serve un livello di organizzazione in cui quelle tracce si riuniscono in una storia, in un senso di sé.
Kukushkin, qui, è prudente: non dice che una cellula è cosciente come un umano. Dice che ciò che chiamiamo coscienza potrebbe essere una forma complessa, stratificata, di processi di memoria e valutazione che la vita pratica da sempre.
Il corpo che sente: dove tutto questo ci riguarda
Per chi lavora con la Biodinamica Craniosacrale, queste idee trovano un’incarnazione percettiva.
Se ogni cellula conserva una storia, se la forma embrionale continua a vivere in quella adulta, se il sistema fasciale e fluido è un mezzo sensibile di comunicazione, allora ogni tocco, ogni gesto, ogni cambiamento di ritmo è un dialogo con questa memoria diffusa.
Jaap van der Wal ci ricorda che siamo “processo incarnato”.
Franklyn Sills ci ricorda che questo processo è immerso in un campo di coscienza più grande, che può emergere quando il sistema si sente al sicuro e sostenuto.
Quando un corpo entra in quella che chiamiamo Quiete Dinamica, un dolore cambia qualità, o il respiro trova un nuovo spazio, forse sta succedendo esattamente questo:
la memoria cellulare si ri-organizza sotto la luce di una coscienza più ampia. Non c’è magia, ma un’intelligenza antica che si lascia toccare e che forse ha bisogno di essere ascoltata: è qui che il tocco relazionale trova il suo senso.
Una domanda che resta aperta
Non ci sono risposte definitive, ma solo altre domande:
Quanto di ciò che chiamiamo Io è il risultato di queste memorie incarnate, accumulate dalla vita molto prima della nostra nascita?
Forse la coscienza non è qualcosa di chiuso dentro il corpo, ma l’esito vivente di quel lavoro silenzioso e continuo che accomuna una lumaca, una cellula vegetale e un embrione umano; ovvero registrare ciò che accade, valutarlo e trasformare, di conseguenza, il proprio modo di esistere ed evolvere.
In questo senso, la coscienza non si aggiunge alla vita come un accessorio spirituale, ma nasce dal modo stesso in cui la vita, da sempre, impara a riconoscersi e a cambiare.
La vera differenza è che noi, ogni tanto, ce ne accorgiamo. E quel semplice accorgersi, forse, è il punto in cui memoria e coscienza si incontrano e si stringono la mano.
Ed è proprio lì che comincia il Tocco Originario: quando due mani umane, con tutta la loro biografia, si accordano con questa memoria più antica e si lasciano guidare da qualcosa che non controllano, ma sentono. Le mani visibili si appoggiano sul corpo; le mani invisibili fatte di cellule, maree, campi di forma, rispondono. Quando si incontrano, non è solo una tecnica, è un applauso alla Vita.
Questo capitolo prova a raccontare ciò che avviene sotto la pelle di quel gesto. Nei capitoli dedicati al tocco e ai cinque tocchi vedremo come questo principio si traduce, nel quotidiano, nel modo in cui tocchiamo, ascoltiamo, curiamo.
Testo di Paolo Maderu Pincione, ispirato al lavoro di Nikolay Kukushkin, Barbara McClintock, Jaap van der Wal e Franklin Sills.
Rielaborato con il contributo dell’AI
Bibliografia ragionata
Kukushkin, N. (2025). One Hand Clapping: Unravelling the Mystery of the Human Mind. Swift Press. Swift Press+1
https://www.amazon.co.uk/One-Hand-Clapping-Unravelling-mystery/dp/1800755007/
Il testo di riferimento per tutto il discorso sulla lumaca, i “food coma”, la memoria come processo energetico e la tesi centrale che l’esperienza soggettiva è una forma complessa di processi presenti in tutti i sistemi nervosi. È il filo rosso dell’articolo: da qui viene l’idea che coscienza e memoria siano radicate nella fisiologia cellulare.
Kukushkin, N. et al. (2019). Studio sui “food coma” e memoria a lungo termine nei molluschi marini, pubblicato su Scientific Reports (Nature Research). Neuroscience News+2nyu.edu+2
Lavoro sperimentale sui le lumache di mare: mostra il legame tra fase di “letargo post-pasto” e consolidamento della memoria. È il modello di base da cui Kukushkin sviluppa la lettura energetica della memoria.
Kukushkin, N. et al. (2024). “Humans, sea slugs, kidney cells: we all learn the same way.” Community post su Nature Portfolio. Research Communities by Springer Nature
Qui entra in scena direttamente il tema che usi nell’articolo: cellule renali umane in vitro che “contano”, “riconoscono” schemi di segnali e mostrano una memoria adattativa pur non essendo neuroni. È la base scientifica per dire che la memoria è una funzione della materia vivente, non solo del cervello.
McClintock, B. (1983). “The Significance of Responses of the Genome to Challenge.” Nobel Lecture, Karolinska Institutet. NobelPrize.org+1
La conferenza in cui Barbara McClintock introduce l’idea del genoma come “organo della cellula” e accenna, di fatto, alla capacità del DNA di rispondere creativamente alle sfide. Da qui la tua domanda: “Cosa sa una cellula di se stessa?”.
van der Wal, J. (2013). “The Embryo in Us: A Phenomenological Search for the Soul in the Embryo.” Journal of Prenatal and Perinatal Psychology and Health. APPPAH+1
Testo chiave di embriologia fenomenologica: l’embrione come processo in movimento, non assemblaggio di pezzi. È la radice della tua lettura del corpo adulto come “biografia incarnata” e ponte con la memoria cellulare.
van der Wal, J. (varie lecture: “The Ultimate Embryo: Coming into Form”, “What the Embryo Has to Tell Us”).Anatomy Trains+1
Seminari e materiali didattici che espandono la visione del corpo come gesto in atto. Utili per chi, leggendo il tuo articolo, vuole entrare di più nel mondo Jaap & embrione.
Sills, F. (2001/2011). Foundations in Craniosacral Biodynamics, Volume One: The Breath of Life and Fundamental Skills. North Atlantic Books. Amazon+2IBS+2
Il riferimento di base per la Biodinamica Craniosacrale contemporanea: Respiro della Vita, campi, Quiete Dinamica, maree. È lo sfondo implicito quando parli di “coscienza biodinamica” e di corpo fluido come interfaccia.
Sills, F. (2008). Foundations in Craniosacral Biodynamics, Volume Two: The Sentient Embryo, Tissue Intelligence, and Trauma Resolution. IBS
Collega direttamente l’embrione senziente, l’intelligenza dei tessuti e la regolazione del trauma: è il ponte perfetto tra Van der Wal, Kukushkin e il tuo lavoro sul tocco.
Steiner, R. (raccolta di conferenze su corpo eterico, luce e calore; cfr. sintesi contemporanee su etere di luce e calore). tomvangelder.antrovista.com+2tobiasart.org+2
Per il contesto in cui parli di “Luce e Calore” come forze eteriche che orientano la crescita e la forma. Le sintesi moderne sull’“etheric body” e sui quattro eteri (vita, chimico/tono, luce, calore) aiutano il lettore a capire che non parli di metafora vaga, ma di un modello preciso.
Bryson, B. (2003). A Short History of Nearly Everything. Doubleday. NDTV Food
Non è un testo specialistico, ma la famosa immagine della probabilità ridicola di ottenere una proteina complessa “per caso” viene da qui (e da fonti analoghe). Serve per dare al lettore una percezione intuitiva dell’improbabilità statistica e del “gusto di intenzione” nella chimica della vita.
Riferimenti interni su craniosacrale.it
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“Il Tocco Originario – La Vita incontra la Vita”
Introduzione al tuo lavoro sul Tocco Originario, dove il tema “chi muove le mani?” è già presente come filo conduttore. craniosacrale.it+1 -
“La Viriditas come il Respiro della Vita”
Articolo in cui le forze di Luce e Calore vengono declinate come Viriditas hildegardiana e Respiro della Vita: perfetto aggancio con la parte su Steiner e Sutherland. craniosacrale.it+1 -
“L’Arte del Sentire, il contatto” / “Il Tocco: L’Arte del Sentire” (pagina seminari)
Qui il corpo che sente, i sensi e il tocco relazionale sono già presentati come pratica; l’articolo sulla lumaca e su Kukushkin può essere linkato come “fondamento teorico” sul tema memoria/coscienza. craniosacrale.it+1 -
“L’arte del sentire, la sapienza di ascoltare” (categoria Esperienze di trattamento)
Collegamento diretto tra ascolto biodinamico, memoria del corpo e campo percettivo dell’operatore. craniosacrale.it+1 -
“Manifesto” – sezione Viriditas e Respiro Vitale
È il luogo dove dichiari la tua visione del corpo come luogo del sentire e della conoscenza incarnata: l’articolo su Kukushkin può rimandare qui come “cornice filosofica”. craniosacrale.it+1 -
“Cos’è Craniosacrale”
Pagina introduttiva dove spieghi che non è solo una tecnica, ma un’arte del sentire: linkarla a chi arriva da fuori via Google e approda all’articolo su lumaca, DNA, coscienza. craniosacrale.it
Valutazione di AI : una stima approssimativa potrebbe essere:
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Circa 70-80% contenuto e riflessioni di tua mano, con un forte carattere personale e competenze specifiche.
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Circa 20-30% contributo AI, soprattutto nella riorganizzazione, coesione testuale e nella lucidità formale, utile per rendere il discorso più fluido e accessibile.

