I Cinque Ventricoli, tra cervello e del midollo

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Un primo viaggio alla scoperta dei ventricoli cerebrali, tra anatomia e funzioni. Cominciamo con

Un po’ di Storia

Sembra che la prima descrizione anatomica del corpo umano  sia a cura di un chirurgo egizio, ritrovata nel papiro di Edwin Smith https://it.wikipedia.org/wiki/Papiro_Edwin_Smith  (redatto intorno al 1600 a.C., su materiali probabilmente più antichi).

Questo papiro contiene una delle prime descrizioni del cervello, delle meningi, delle pulsazioni intracraniche e di un liquido che fuoriesce in seguito a una frattura cranica. Per la prima volta nella storia della medicina appare la parola “cervello“,[29] mai usata in nessun altro trattato medico di questa età e di tutto il Terzo Millennio a.C.[37] Lo scritto dell’antico chirurgo osserva anche che l’impulso vitale è dovuto alla forza e all’azione del cuore.[40]

Mi conviene precisare il campo della nostra storia. Non intendo raccontare una storia universale della descrizione anatomico-fisologica del cervello, ma una genealogia che conduce alla nomenclatura ventricolare nell’occidente.

Introduzione

Le parole sono importanti e con la ricerca, grazie agli LLM, posso presentare una “specie” di graduatoria delle descrizioni anatomiche/funzionali e metaforiche e più diffuse in rete, sui Ventricoli.

“Le quattro cavità dell’encefalo” (In assoluto la più ricorrente)
È l’incipit standard di quasi ogni articolo. Viene preferito il termine specifico “cavità” rispetto a “spazi vuoti”, specificando quasi sempre il numero esatto (quattro) e il fatto che siano comunicanti o intercomunicanti.

“Il sistema di produzione e circolazione del liquor”
Subito dopo la descrizione fisica, la rete definisce i ventricoli attraverso la loro funzione principale. Accoppiando sempre le parole “liquor” (o liquido cerebrospinale) a verbi d’azione come “produrre”, “smistare” e “riassorbire”.

“Spazi fluidi o liquidi intra-cerebrali”
Definizione molto frequente nei forum di supporto medico, nella diagnostica fetale e nei siti di ecografia, i medici spiegano i ventricoli ai pazienti definendoli semplicemente come gli “spazi pieni di liquido dentro il cervello” per evitare tecnicismi.

“Rete o sistema ventricolare”
Utilizzata soprattutto quando si descrive l’anatomia nel dettaglio. I ventricoli vengono descritti come una “rete comunicante” o un “complesso sistema” che unisce il cervello al midollo spinale.

Cercando poi l’origine embrionale le cose cambiano, per fortuna, e troviamo:

“Derivati del canale neurale”
Sono definiti come i derivati diretti della cavità interna del tubo neurale primitivo. Man mano che il tubo si ripiega e si espande, il lume interno si trasforma nei ventricoli a livello della zona encefalica e nel canale ependimale nel midollo spinale.

“Cavità delle vescicole encefaliche” e “Guide morfogenetiche per lo sviluppo”
Nei testi di neuro-embriologia, le pareti dei ventricoli (rivestite da cellule ependimali) vengono descritte come vere e proprie “guide biologiche”. La pressione del fluido al loro interno modella e spinge l’espansione geometrica del cervello fetale, dettandone la forma finale. (finalmente!!!)

“Pavimento della matrice germinativa”
Fino alla 20ª-22ª settimana di gestazione, la zona che circonda i ventricoli (area periventricolare) ospita la cosiddetta matrice germinativa. In questo contesto, i ventricoli sono definiti come la “culla” o il punto di partenza della migrazione neuronale, ovvero il luogo originario in cui nascono i neuroni prima di viaggiare verso la corteccia esterna. [1https://www.eubrain.org/it/il-grande-viaggio-dei-neuroni/]

Queste sono le ultime in ordine di diffusione ma le più importanti per il nostro lavoro.

Da quattro a cinque ventricoli

La nomenclatura anatomica di oggi ne riconosce cinque, ma poco se ne parla. Ci sono due ventricoli laterali nel telencefalo, un terzo nel diencefalo, un quarto nel tronco encefalico, 4° che prosegue poi nel canale ependimale e che forma un quinto, piccolo e poco considerato, il cosiddetto ventricolo terminale.
Lo identificò Krause nel 1875 come un vero ventricolo, perché delimitato da cellule ependimali ciliate, prima del filum terminale e lo nominò come quinto. In suo onore, venne utilizzato l’eponimo ventricolo di Krause. Nel 1924, Kernohan eseguì studi anatomici completi e determinò che compare durante lo sviluppo embrionale del midollo, ma che tende a regredire dopo la nascita o può persistere come tessuto ependimale residuo. La terminologia Anatomica internazionale include questo ventricolo come un elemento del sistema ventricolo-encefalico e lo elenca formalmente sotto il codice identificativo univoco A14.1.02.006 (ventriculus terminalis). E’ un buon punto di partenza, perché ci ricorda che la numerazione ( il 3° che presuppone ci siano un 1 e un 2, poi 4° il più famoso in osteopatia e non solo, di cui tratteremo ampiamente) che oggi diamo per scontata è una convenzione descrittiva, la vera storia dei ventricoli è antica.

La Storia tra Cardio-centrismo ed Encefalo-centrismo

Nel mondo greco Aristotele sosteneva che il cuore fosse il centro assoluto del calore, del pensiero e della sensazione, e che il cervello servisse solo a raffreddarlo; [1, 2, 3] Platone e poi Galeno, al contrario, dimostrarono attraverso la dissezione che il vero centro del sistema nervoso era proprio l’encefalo. [1, 2]

È lo stesso Aristotele, comunque, a essere probabilmente il primo a segnalare l’esistenza di piccole cavità cerebrali, ma il vero scopritore, grazie alle prime dissezioni su cadaveri umani, fu Erofilo di Calcedonia, nel III secolo a.C.: descrisse i plessi coroidei e ipotizzò che la ghiandola pineale funzionasse come una valvola capace di regolare il passaggio del pneuma verso il ventricolo posteriore, quello che oggi chiamiamo quarto ventricolo, ritenuto allora la sede della memoria.

Il suo discepolo Erasistrato di Ceo elaborò la prima vera teoria ventricolare, come un soffio vitale che dal cuore risale al cervello e si trasforma, nei ventricoli laterali, in soffio psichico, per poi viaggiare lungo i nervi fino ai muscoli. Qualche secolo dopo Rufo di Efeso descrisse in dettaglio le cavità cerebrali e l’acquedotto, e Galeno di Pergamo, dissezionando encefali di bue, costruì il sistema più completo dell’antichità: il pneuma come soffio cosmico che media tra corpo e anima, e il verme del cervelletto come valvola di sicurezza contro le convulsioni. Fu però Nemesio di Emesa, nel 390 d.C., a compiere il passo decisivo: spostò tutte le facoltà mentali dentro le cavità stesse, immaginando tre “celle” in fila, da quella anteriore per la percezione e l’immaginazione, quella centrale per il ragionamento, quella posteriore per la memoria. Nasceva così la dottrina delle celle, che avrebbe dominato per più di mille anni.

Il Medioevo delle tre celle

Per tutto il Medioevo i ventricoli continuarono a essere immaginati come tre stanze disposte una dietro l’altra lungo l’asse del cervello, ciascuna dedicata a una facoltà mentale. È una vera e propria geografia della mente, non ancora i nostri ventricoli anatomici. Nel 1316 Mondino de’ Liuzzi, nella sua Anathomia, conserva questa struttura tricamerale ma introduce un elemento nuovo: il plesso coroideo come valvola che regola il flusso dello spirito animale. Per secoli la tradizione accademica, fedele a Ippocrate e a Galeno, ripete questo schema, mentre il sapere arabo-islamico nel frattempo conserva, traduce e rielabora l’eredità medica greca, restituendola poi alle università dell’Occidente latino.
Qui arriviamo a Leonardo da Vinci, che riparte da questa cultura, conosce Galeno, Avicenna, Averroè, Mondino, e i suoi primi disegni ventricolari, di fine Quattrocento, sono ancora fedeli al modello delle tre celle.

Leonardo e Vesalio: dalla cavità immaginata alla cavità osservata

Poi Leonardo fa qualcosa di innovativo. Da buon genio e ricercatore vuole vederne la forma reale. Il problema è che una cavità molle collassa non appena si seziona il cervello, così si inventa di iniettare della cera fusa nei ventricoli di un cervello di bue, aspetta che solidifichi, e rimuove il tessuto circostante per ottenere un vero calco della cavità. Ed ecco il risultato, il primo disegno anatomico fac-simile dei nostri ventricoli (anche se del bovino).

 

In questo Leonardo arriva a intuire la continuità tra quello che chiama il “ventricolo posteriore” e il midollo spinale, e mette, inaspettatamente quella zona in relazione con la sensibilità tattile.

La anatomia descrittiva cambia il panorama con Andrea Vesalio e il suo De Humani Corporis Fabrica del 1543.

Le dissezioni umane sistematiche permettono di far nascere il nome “quarto ventricolo”: è quarto perché l’anatomista, seguendo Vesalio e già Johannes Dryander nel 1536, procede dall’encefalo anteriore verso quello posteriore, I e II, poi III, poi IV. Questa numerazione, come abbiamo già detto, è solo una convenzione dell’anatomia descrittiva. Il primo e il secondo ventricolo sono cavità simmetriche del telencefalo, il terzo è una cavità impari del diencefalo, il quarto appartiene al rombencefalo.  Sono strutture morfologicamente ed embriologicamente diverse, messe in fila per comodità descrittiva, non perché il quarto sia davvero l’ultimo della fila.

Dallo spirito al fluido: Cartesio, Willis e Pacchioni

Con il Seicento cambia il contenuto di queste cavità, al posto dello spiritus animalis immaginato per duemila anni, compare un liquido trasparente. Thomas Willis, nel suo Cerebri Anatome del 1664, fa un passaggio concettualmente enorme,  i ventricoli perdono la loro funzione spirituale per acquistarne una fluidica.

René Descartes, nello stesso secolo, resiste ancora al linguaggio di anima e spiriti animali, ma lo traduce già in termini fluidicamante idraulici, con la ghiandola pineale che regola pressione, i diversi canali e flussi verso i nervi. Nel 1705 Antonio Pacchioni descrive infine le granulazioni aracnoidee, che portano il suo nome, strutture attraverso le quali il liquido passa verso il sistema venoso. La domanda, da questo momento in poi, non è più solo “cosa contengono i ventricoli”, ma “da dove arriva il liquor e dove va”. La storia dei ventricoli sta diventando la storia del liquor. Anche qui le parole danno indicazioni, l’etimo della parola liquor, la associamo comunemente a distillato, mentre in latino liquor deriva da liquēre: essere liquido, fluire. Prima di indicare una sostanza particolare, nomina dunque una condizione della materia.

Emanuel Swedenborg

Qui entra in scena un personaggio quasi sempre assente dalle cronologie ufficiali della neuroanatomia. Emanuel Swedenborg (1688-1772), scienziato, ingegnere e anatomista svedese prima di diventare, più tardi nella vita, mistico e teologo. Nel 1743 viaggia in Italia proprio per studiare l’anatomia e il funzionamento del cervello, e le sue ricerche, scritte in trattati intorno al 1744, restano per lungo tempo sconosciute al mondo anglosassone: solo nel 1882 il linguista Rudolf Tafel le traduce in inglese e le pubblica in due volumi con il titolo “The Brain”[1].
Swedenborg introduce un’idea che nessuno, prima di lui, aveva formulato con questa chiarezza, le pareti stesse dei ventricoli si muovono. Il cervello si espande e si contrae, il cervelletto ed il midollo partecipano a questo movimento, e il quarto ventricolo cambia ritmicamente dimensione, agendo come un regolatore fra cervelletto, ponte, midollo allungato e midollo spinale. Per quasi duemila anni ci si era chiesti che cosa abitasse dentro queste cavità; con Swedenborg compare per la prima volta un’altra domanda, molto più vicina alla nostra sensibilità, quale mistero si cela in questo ritmo di sistole e diastole del sistema nervoso vivente, che egli descrive anche da un punto di vista spirituale, come un mistero della vita.

Emanuel Swebenborg: il cervello anatomico, fisiologico e filosofico

 

Still e Sutherland

E’ famosa e molto diffusa l’affermazione del padre dell’osteopatia, Andrew Taylor Still, che scrive (cito):
«Il pensiero mi suggerisce che il liquido cerebrospinale è il più alto elemento conosciuto che sia contenuto nel corpo umano.» Philosophy of Osteopathy [1]

«Chi è in grado di ragionare vedrà che questo grande fiume della vita deve essere spillato e il campo inaridito irrigato immediatamente, o il raccolto della salute sarà perso per sempre.» [1].

«Il flusso arterioso è supremo, ma il liquido cerebrospinale è al comando
A.T. Still (Raccolta di aforismi)

«Il cervello è l’organo dell’estratto vitale. […] Il liquido cerebrospinale è il prodotto più raffinato della farmacia della Natura, e senza la sua presenza abbondante e purificata, la salute non può esistere.» A.T. Still

Gli stessi principi riaffiorano negli scritti di William Garner Sutherland.

«All’interno del liquido cerebrospinale c’è un elemento invisibile a cui mi riferisco come il “Respiro della Vita” (Breath of Life). Voglio che visualizziate questo Respiro della Vita come un fluido nel fluido, qualcosa che non si mescola, qualcosa che ha la potenza come elemento che lo fa muovere.» William Garner Sutherland [1]
Così come tutta la narrazione del “Tour of the Minnow” che ho impropriamente tradotto come il viaggio del pesce rosso.

Anatomia e immaginazione nel Tour of the Minnow di W.G. Sutherland

Un passo indietro, con Hilton e il “letto d’acqua” del cervello

Nell’Ottocento, mentre la neurologia si costituisce come disciplina autonoma e il liquido cerebrospinale comincia a essere studiato come componente reale del SN, incontriamo un altro autore fondamentale e poco citato per questa storia.
John Hilton (1805-1878), chirurgo e anatomista del Guy’s Hospital di Londra, oggi ricordato soprattutto per la legge che porta il suo nome .” Il nervo che innerva un’articolazione innerva anche i muscoli che la muovono e la cute che la ricopre.
Nel suo “On Rest and Pain”, pubblicato nel 1863, diversi anni prima della nascita stessa dell’osteopatia, Hilton propone un’immagine che si sarebbe rivelata straordinariamente fertile: il cervello riposa su un ambiente fluido capace di assorbire urti e permettere piccoli adattamenti, lo descrive proprio come un vero  “letto d’acqua”. È esattamente questa immagine che William Garner Sutherland riprende, quasi parola per parola, nel suo “Tour of the Minnow”, cito : “ la cisterna interpeduncolare, dove il fluido si trova all’esterno dell’infundibolo ed è parte del letto ad acqua su cui poggia il cervello, secondo Hilton in Rest and Pain, spesso considerato un testo osteopatico”.

Ma Sutherland non si ferma alla citazione: subito dopo aggiunge che la parte centrale del cervello non solo riposa, ma “dondola nella sua culla articolare cranica”. È un passaggio immaginifico, ed è anche la sintesi perfetta di tutto questo percorso: Hilton fornisce il letto liquido; Sutherland introduce il movimento, ritmico e vivo, che era già stato intuito da Swedenborg un secolo prima.

Verso il viaggio immaginario del pesce rosso

Se si ripercorre tutta questa, il filo conduttore diventa chiaro. Il ventricoli sono stati, nei secoli, sede dell’anima, camera delle facoltà mentali, contenitore di uno spirito cosmico, cavità anatomica, serbatoio di un fluido, ed infine con Swedenborg, Hilton, Still e con Sutherland, uno spazio deformabile e dinamico, sospeso, sostenuto e attraversato da liquidi in movimento. Ogni epoca ha visto qualcosa di diverso nello stesso vuoto, e spesso ciò che oggi possiamo considerare errori e o fantasie primitive contenevano comunque una domanda straordinariamente fertile.

William Garner Sutherland, diplomato osteopata nel 1901 e attivo fino alla morte nel 1954, è il punto in cui tutta questa storia diventa e assume il ruolo di pratica manuale percettiva.

Ed è proprio da qui che, come narrazione didattica, Sutherland userà l’Immaginazione, che oggi potremmo definire Percezione Incarnata, nel viaggio del pesce rosso.

Un’immagine che ci riporta indietro non nella storia, ma nello sviluppo embrionale, dove il quarto ventricolo non è affatto l’ultimo elemento di una fila ordinata, ma il centro di una grande trasformazione dello spazio interno del tubo neurale. È un altro viaggio, e comincia esattamente dove finisce questo: con lo stesso spazio vuoto, la stessa domanda antica di duemilacinquecento anni, e con quel quinto ventricolo, piccolo e dimenticato, che ci ricorda come anche i numeri più familiari dell’anatomia nascondano sempre una storia più ampia.

Questa bellissima immagine dello spazio in cui si sta formando il quarto ventricolo nel romboencefalo, introduce il prossimo articolo sullo sviluppo embrionale dei ventricoli. Si può immaginare il tempo ed il lavoro che richiede tutto ciò e vorrei renderlo disponibile solo a chi lo apprezza e ne è interessato. Se lo sei scrivimi.
Il 12-13 Settembre un seminario su questi temi https://craniosacrale.it/event/il-cranio-fluido-ventricoli-liquor-e-sistema-nervoso-nella-pratica-biodinamica/

Il cranio fluido. Ventricoli, Liquor e Sistema Nervoso nella pratica Biodinamica

Cura editoriale e ideazione di Paolo Maderu Pincione 31 Agosto 2026. Con il contributo di ricerca degli LLM e muscolare di AI

Alcune referenze

Jordan T., “Swedenborg’s influence on Sutherland’s ‘Primary Respiratory Mechanism’ model in cranial osteopathy”, International Journal of Osteopathic Medicine, 12 (2009), 100-105, https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1746068909000443

Redwood Empire Rolfing, “Ulteriori collegamenti tra Emanuel Swedenborg, Ida Rolf e William Sutherland, DO”, https://redwoodempirerolfing.com/more-connections-between-emanuel-swedenborg-ida-rolf-william-sutherland-do/

Wikipedia, “Hilton’s law”, https://en.wikipedia.org/wiki/Hilton’s_law

 

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