Queste riflessioni nascono in risonanza con il tema proposto dal Con_Vivere 2026, Carrara-Festival che ha per tema l’Abitare. https://www.con-vivere.it/chi-siamo. Abitare e convivere sono due parole importanti che evocano responsabilità, cittadinanza e relazione con il mondo umano e non umano ed invitano a pensare l’abitare non come semplice necessità di una casa, ma come cura. Elena Granata, curatrice del festival, ci offre la suggestione del nido e dell’uccello tessitore, abitare è un gesto di cura.
Il nido non è soltanto riparo, ma una forma vivente di attenzione: protegge l’uovo, custodisce la fragilità della vita nascente, crea le condizioni perché qualcosa possa venire al mondo.
In una prospettiva più originaria, quasi filogenetica, ogni vivente nasce dentro una forma di contenimento: un uovo, un guscio, un grembo, una relazione. Prima della casa, della città e della comunità, esiste una dimora primaria in cui la vita viene accolta, nutrita e protetta.
Per l’essere umano questa prima dimora è il corpo materno, insieme al campo sensibile della relazione, fatta di ritmi, contatti, suoni, calore. È qui che l’abitare inizia, non solo come idea, ma come esperienza incarnata.
Il con-vivere prende forma nella capacità di abitare la propria corporeità. Solo una presenza abitata può incontrare davvero un’altra presenza.
Abitare il corpo, abitare la relazione
Riflessioni sul con-vivere
Nel libro della neuroscienziata Nazareth Castellanos, La danza delle farfalle, si parla del cervello come di un organo plastico; l’autrice ne esplora le capacità, mostrando come l’intenzione e la volontà possano trasformarlo dall’interno, mentre gli stimoli dell’ambiente agiscono dall’esterno.[play.google]
Ispirandosi alla filosofia di Heidegger, la Castellanos identifica tre pilastri dell’esperienza umana: costruire, abitare e pensare. In questi tre passi fondamentali si trova la chiave per imparare ad avere una buona relazione con il nostro corpo, per abitarlo consapevolmente, facendo ricorso alla meditazione per accedere alle infinite risorse plastiche del cervello, che possono restituirci una versione più autentica di noi stessi.
Castellanos racconta il suo incontro con Costruire, abitare, pensare di Martin Heidegger, un testo del 1951 generalmente considerato una riflessione sull’architettura, sul costruire e sull’abitare umano.[progettistiaffini]
Che cosa significa, oggi, abitare?
Nel secondo dopoguerra Heidegger si rivolgeva a una Germania distrutta e sconfitta dalla guerra. Non poteva disporre delle conoscenze delle neuroscienze, dell’embriologia e delle scienze cognitive contemporanee. E tuttavia la sua intuizione rimane sorprendentemente attuale.[mimesisjournals]
Heidegger tiene il 5 agosto 1951, a Darmstadt, una conferenza nel quadro di un ciclo di incontri sul rapporto tra l’uomo e lo spazio; il testo è pubblicato in raccolte come Saggi e discorsi. In questa conferenza, sul Costruire, abitare, pensare, il filosofo affronta il tema dell’abitare e ne rovescia l’ordine: non è che prima costruiamo una casa e poi la abitiamo; al contrario, costruiamo perché già abitiamo.[domusweb]
L’abitare (wohnen) rimanda etimologicamente all’antico significato di bauen: “avere dimora, prendersi cura di un luogo”, il che indica il modo originario in cui l’essere umano è sulla terra. In un’epoca segnata dalla ricostruzione materiale dell’Europa, Heidegger ci invita a interrogarci su che cosa significhi, prima di tutto, imparare ad abitare: non solo la casa, gli edifici e le città, ma il nostro stesso esserci, nel corpo, nel respiro e nel sentire.[moodle2.units]
Costruire diventa allora il modo di custodire quell’abitare, e pensare è il custodire il senso dell’abitare. Non si tratta di una teoria architettonica, ma di una meditazione sul nostro modo di essere nel mondo, sul nostro soggiornare fra le cose.

“Non è che noi abitiamo perché abbiamo costruito;
ma costruiamo e abbiamo costruito perché abitiamo”, scrive Heidegger.[cris.unibo]
Nazareth Castellanos, a sua volta, mette in dialogo neuroscienze, filosofia e vissuti emotivi personali, attraverso i suoi studi sulla respirazione e sulla plasticità cerebrale. L’abitare diventa così un modo di essere presenti a sè stessi, il modo di respirare la propria esistenza. Questo mi offre molti spunti per una riflessione sull’abitare il corpo e l’abitare la relazione.[store.bsmart]
Abitare il corpo e la relazione
Possiamo parlare dell’abitare senza parlare del corpo?
Se ci pensiamo bene, il primo luogo/spazio che ogni essere umano abita non è una casa, una città, un paese o un linguaggio, ma il corpo.
Prima di costruire una dimora, siamo accolti in una dimora vivente, il grembo e la relazione primaria. Abitiamo i ritmi biologici fondamentali, troviamo dimora nella nostra pelle, abitiamo il movimento e il contatto che ci sostiene, abitiamo il nostro schema corporeo, la architettura vivente.
Qui incomincia la neuro-biologia.
Negli ultimi quarant’anni questi temi sono emersi con forza in discipline molto diverse fra loro. La fenomenologia ha dialogato con le neuroscienze, la psicologia dello sviluppo con la biologia evolutiva, la filosofia con le scienze cognitive. È nato così quel vasto orizzonte di ricerche che oggi mi piace chiamare embodied cognition, la cognizione incarnata, ambito cui ha contribuito in modo decisivo Vittorio Gallese, tra i pionieri degli studi sui neuroni specchio.[cascolearning]
La mente non è un’entità separata dal corpo ed il pensare non è un’attività confinata nel cervello. Conosciamo il mondo perché lo viviamo con tutto il nostro organismo: movimento, postura, respiro, tatto, equilibrio e percezione interna del corpo partecipano continuamente alla costruzione della nostra esperienza.[ilbolive.unipd]
Maurice Merleau-Ponty scriveva che il corpo non è un oggetto fra gli oggetti, ma il nostro modo originario di essere nel mondo. Le ricerche contemporanee sulla simulazione incarnata mostrano che comprendere l’altro non significa soltanto interpretarne le parole, ma anzitutto entrare in risonanza con la sua presenza, è il corpo che riconosce il corpo e la qualità della relazione precede molte spiegazioni.[cascolearning]
Tutte queste ricerche ci mostrano come il corpo è il luogo in cui la vita prende forma, il punto d’incontro fra natura, esperienza, cultura e coscienza.[lespresso]
Ritorniamo allora alla domanda di cosa significa, oggi, abitare.
Come nasce la capacità di abitare, dove e quando inizia?
Attraverso quali esperienze tra contatto, movimento e relazione?
Per rispondere, mi piace ritornare alle origini del pensiero cosciente e alle forze biologiche e biodinamiche che ci costituiscono dal nostro embrione in poi.
Jaap van der Wal
, embriologo ed embiosofo, ama ricordare che non abbiamo semplicemente un corpo, ma siamo corpo in divenire; citando Rumi:
“Il corpo si sviluppa da noi non noi da lui.
Siamo delle api e il nostro corpo è l’alveare.
Noi abbiamo fatto il corpo,
lo abbiamo fatto cellula dopo cellula”
Rumi .[ted]
L’abitare non è soltanto una questione di luoghi esterni, ma è fatta di spazi interiori.
Dal corpo alla corporeità
A questo punto, la parola corpo non basta più.
L’anatomia descrive il corpo.
La fisiologia ne studia il funzionamento.
Le neuroscienze cercano di comprenderne l’organizzazione.
Ma quando parliamo dell’esperienza di abitare noi stessi entriamo in un’altra dimensione: è quella che filosofi, pedagogisti e studiosi del movimento chiamano corporeità.
La corporeità è il corpo vissuto dall’interno, dal piano anatomico-neuro-funzionale fino al piano dell’esperienza vissuta. Il corpo è ciò che possiamo osservare; la corporeità è ciò che possiamo abitare.
Educare alla corporeità significa educare la persona ad ascoltare i messaggi che il corpo invia, a scoprire la propria forza e i propri limiti e da questo ascolto nasce una comprensione più ampia di sé. Il corpo non è soltanto un organismo biologico o l’immagine di un IO, costituisce una esperienza vissuta, una presenza incarnata, sensoria e relazionale.
L’educazione somatica diventa il processo che permette al corpo di vivere al meglio la pienezza umana. La corporeità tiene insieme tre prospettive:
- Schema corporeo: nasce in ambito neurologico e indica una rappresentazione, in gran parte implicita, della posizione e dell’estensione del corpo nello spazio e dell’organizzazione gerarchica dei segmenti corporei, finalizzata soprattutto all’azione.
- Immagine corporea: è ciò che credo che gli altri vedano di me; si modifica continuamente grazie alle esperienze personali e ai vissuti affettivi.
- Percezione corporea: il corpo, nella sua totalità, si configura come un crocevia di significati ed esperienze che riguardano la presenza e il vissuto personale individuale, di ognuno di noi.
L’abitare prende forma nel grembo materno, cresce attraverso il contatto, si organizza nel respiro, si orienta nel movimento e continua, per tutta l’esistenza, dentro le relazioni. Il corpo è il primo paesaggio che impariamo ad abitare, e la relazione è il primo luogo nel quale quell’abitare acquista significato.
Con-vivere e pedagogia del corpo
Accanto all’abitare le città, le comunità, le culture e i paesaggi, esiste un abitare che riguarda ciascuno di noi e che, paradossalmente, nella cultura contemporanea rimane spesso invisibile, proprio l‘abitare la propria corporeità. Forse nessuna comunità può davvero imparare il con-vivere se prima non recupera questa dimensione originaria dell’abitare.
Abitare originario.
Prima della casa, prima della città, prima ancora del linguaggio, esiste il grembo come la nostra prima dimora. Non solo un ambiente biologico, ma il primo luogo dell’essere accolti, il frutto dell’incontro fra due vite.

Ogni relazione nasce dall’essere sentiti, ascoltati e riconosciuti. Come ci ricorda Winnicott, è nell’esperienza di essere tenuti e contenuti che prende forma il senso di sé e del mondo.
Uno dei primi atti del con-vivere nasce con l’invenzione del fuoco. Il fuoco non ha cambiato soltanto il modo di cuocere il cibo: ha creato uno spazio condiviso.
Intorno al fuoco gli esseri umani si sono raccolti, ed è proprio lì che hanno cominciato a raccontare storie, trasmettere memoria, il focolare ha dato forma alla creatività e alla comunicazione umana.
Oggi viviamo un’altra rivoluzione tecnologica. Anch’io faccio un uso dichiarato dell’intelligenza artificiale come strumento di ricerca e di scrittura. Ma nessuna tecnologia potrà sostituire ciò che nasce da una presenza incarnata. Un corpo che incontra un altro corpo, una relazione che prende forma, una corporeità che impara ad abitare il mondo.[lespresso]
Pedagogia del corpo
Forse è proprio da qui che può nascere un nuovo modo di pensare il con-vivere come educazione ad abitare la propria corporeità. In questo senso risuona molto la pedagogia del corpo di autori come Ivano Gamelli, che ci ricordano di come il nostro corpo sia sempre già abitato e come ogni ricerca sul corpo implichi la soggettività incarnata di chi ricerca.
La pedagogia del corpo si fonda sulla consapevolezza di un desiderio e di una mancanza. E’ solo da una presenza realmente abitata che può nascere una relazione autentica e con essa, una comunità capace di abitare il mondo con maggiore consapevolezza.
Scritto da Paolo Maderu Pincione. 27 Agosto 2026
sulla base di esperienze e ricerche personali e con il contribuito degli LLM e di AI
Allegato bio-bibliografico essenziale
Martin Heidegger (1889–1976)
Filosofo tedesco, tra i maggiori pensatori del Novecento, allievo di Husserl e autore di Essere e tempo (1927).[cris.unibo]
Nel 1951 tiene a Darmstadt la conferenza Bauen, Wohnen, Denken (Costruire, abitare, pensare), poi pubblicata in raccolte come Saggi e discorsi, in cui l’abitare viene pensato come modo originario dell’essere umano sulla terra.[mimesisjournals]
Nazareth Castellanos (Madrid, 1977)
Fisica teorica, neuro-scienziata e divulgatrice spagnola, specializzata nello studio delle relazioni cervello-corpo, del respiro e della meditazione.
Dirige progetti di ricerca sulla brain–body interaction e sulla mindfulness presso l’Università Complutense di Madrid; tra i suoi libri divulgativi, Neuroscienza del corpo (2023), Lo specchio del cervello (2024) e La danza delle farfalle. Neuroscienza del respiro (2025). https://amzn.to/4f3gUt0
Vittorio Gallese (Parma, 1959)
Neuroscienziato italiano, professore di Psicobiologia e Psicologia fisiologica all’Università di Parma, noto per aver fatto parte del gruppo che negli anni Novanta ha scoperto i neuroni specchio.[rsi][youtube][raffaellocortina]
Ha sviluppato il concetto di “simulazione incarnata” e lavora sul rapporto tra cervello, empatia, arte, linguaggio e tecnologie digitali; tra i suoi volumi più recenti: Cosa significa essere umani (con U. Morelli, 2024) e Oltre la tecnofobia. Il digitale dalle neuroscienze all’educazione (con S. Moriggi e P.C. Rivoltella, 2025).[meetingrimini]
Jaap van der Wal (1947)
Medico, anatomista ed embriologo olandese, per molti anni docente di Anatomia ed Embriologia all’Università di Maastricht.[embryo][youtube]
Dopo il pensionamento ha proseguito nella ricerca e nella divulgazione con il progetto “Embryo in Motion”, proponendo una lettura fenomenologica e “embriosofica” dello sviluppo umano, che integra morfologia, movimento e dimensione esperienziale.[anatomytrains][youtube][embryo]
Donald W. Winnicott (1896–1971)
Pediatra e psicoanalista britannico, esponente di rilievo della scuola psicoanalitica inglese.[raffaellocortina]
È noto per concetti come madre sufficientemente buona, holding e spazio transizionale, che descrivono il ruolo delle prime relazioni di cura nella formazione del senso di sé e nella capacità di stare in relazione.
L’immagine di copertina è di Henry Moore: Internal/external form (1952-53) https://londontraveller.org/2018/10/04/the-henry-moore-exhibition-in-landerneau/


