Il paradosso del lasciarsi andare.
“Lasciarsi andare per non cadere a pezzi.” Questa frase, apparentemente paradossale, racchiude una verità profonda: solo quando smettiamo di controllare tutto, quando cadiamo consapevolmente, troviamo un appoggio autentico. L’esperienza del lasciarsi andare è qualcosa che conosciamo già, nel corpo prima ancora che nella mente cognitiva. Lo facciamo ogni sera quando ci abbandoniamo al sonno, quando ridiamo di gusto, dopo un orgasmo, oppure semplicemente respirando profondamente in meditazione. Ma sul trampolino elastico questo lasciarsi andare diventa una necessità. Non è più una scelta mentale: è qualcosa che il corpo deve ricordare e riattivare. Per non farsi male, bisogna lasciarsi cadere bene. E il corpo lo sa. In quella breve sospensione tra il rimbalzo e la ricaduta, il sistema nervoso autonomo richiama un’antica intelligenza somatica. Emergono alcuni riflessi arcaici: Il riflesso paracadute (protezione del capo e del collo aprendo le braccia), Il riflesso di Moro (abbandono e riadattamento), Il riflesso tonico asimmetrico del collo, Il riflesso di raddrizzamento (ritrovare l’orientamento verticale nello spazio). Questi riflessi sono modulati da sistemi profondi come il vestibolare, il propriocettivo e il reticolare attivatore ascendente, che regolano il tono posturale, l’equilibrio, l’orientamento, e perfino la vigilanza emotiva. Cado sui glutei, abbondanti di muscoli; lascio andare le vertebre, una dopo l’altra, dalle lombari al torace; apro le braccia per proteggere il collo; e infine cedo anche con la testa. Non ho bisogno di impararlo. Lo so già fare. Devo solo ricordare come lasciar andare il controllo e riscoprire l’istinto di fiducia nel corpo. E non si tratta solo di un esercizio posturale o di attivazione del tono muscolare. Saltare su una superficie elastica allena la visione (gli astronauti lo sanno: alternando lo sguardo tra vicino e lontano durante il rimbalzo si stimola la motilità del cristallino), favorisce il drenaggio linfatico e risveglia il piacere semplice e primordiale del movimento. Lo psichiatra e studioso di meditazione Mark Epstein, formatosi alla scuola di Jack Kornfield e influenzato dalla psicologia buddhista, ha avuto un ruolo pionieristico nell’integrare il pensiero psicoanalitico con la visione contemplativa. Nel suo libro Lasciarsi andare per non cadere a pezzi, scrive che “lasciarsi andare” non significa cedere o rinunciare, ma trovare l’energia del cuore quando le difese non ci sono più. È un modo per rispondere anziché reagire, per aprirsi all’esperienza anziché irrigidirsi nel controllo. https://youtube.com/shorts/KfvmTQBEke8?si=2sQmhJhkRU5BH5w5 Paolo Maderu Pincione, 3 Maggio 2025, una premessa al lavoro sul trampolino che faccio qui: Le immagini del Giardinetto su GoogleMap https://goo.gl/maps/aJcLWaor3LB7dn2G7


