Nel testo uscito su Natural Mag e pubblicato da A.CS.I


“Mani sapienti che sentono, pensano e vedono“
scritto insieme a Luisa Brancolini, il tatto appariva già in tutta la sua densità, solo alcune citazioni significative:
“Il tatto … non ci parla solo del mondo, ci riporta anche a noi stessi”
“nel tocco, io e il mondo non siamo mai completamente separabili”
e ancora: “prima di toccare, sono stato toccato.”
Qui riapro una mia riflessione. Perché se il tatto ha sopratutto questa valenza, allora anche il linguaggio che usiamo per dirlo merita di essere approfondito. Tatto, tocco, tastare, tattile, aptico non coincidono. Ognuna porta con sé un gesto diverso, un diverso modo di pensare il corpo, la relazione, la conoscenza. Già, il linguaggio ci avverte che il toccare non è un fenomeno semplice, ma una costellazione di esperienze.

Tatto, tocco, tastare, tattile, aptico
La prima differenza importante è questa: tatto e tocco non sono la stessa cosa. Tatto viene dalla linea latina di tactus / tactilis e tende a nominare il toccare come facoltà, come senso, come categoria percettiva generale. Quando diciamo tatto, stiamo spostando il gesto verso una funzione più astratta del corpo.
Tocco e toccare, invece, appartengono a un’altra famiglia, quella di tangere / tocar / toucher / touch, che rimanda storicamente a qualcosa di più concreto: battere, colpire, urtare leggermente, afferrare e solo in seguito “toccare”. Qui il contatto nasce come evento minimo di urto, come una battuta, come punto del contatto.
Poi c’è tastare. E qui il gesto cambia ancora. Non abbiamo più il tatto come facoltà, né il tocco come evento puntuale, ma il movimento della mano che cerca, verifica, sonda, distingue. Tastare è toccare per sapere. Nella ricerca etimologica (vedi la grafica) questa linea emerge con chiarezza anche attraverso il tedesco tasten e Tastsinn: non il tatto come stato, ma come atto esplorativo.

Infine c’è aptico. Ed è qui che il discorso si apre, perché aptico non è un sinonimo più tecnico di tattile. È il nome di un contatto attivo, che coinvolge gesto, orientamento, propriocezione, postura, ritorno sensoriale e lo spazio peripersonale esterno (PPS).
Nell’articolo precedente scrivevo: l’aptico non riguarda solo il fatto che qualcosa mi tocchi, ma il modo in cui io tocco, mi muovo, mi dispongo, prendo misura di ciò che incontro. In questo senso, il tatto ordinario è spesso già aptico.
Il suono del toccare
Un’altra qualità percettiva è quella del suono. I fonemi non hanno un significato universale fisso, ma nelle diverse lingue alcune parole del toccare sembrano conservare, anche acusticamente, qualcosa del gesto che nominano.
Nell’area romanza ed in parte germanica, le parole ruotano intorno a suoni come T, TT, CT, TC, K. Non hanno tutte la stessa origine, ma convergono verso una stessa impressione percettiva: quella di un contatto breve, netto, puntuale.
La T dà spesso un’impressione di battuta, di arresto, di punto di contatto.
La K / C dura aggiunge qualcosa di più secco e incisivo, come un urto leggero o una chiusura più marcata.
I gruppi come TT o CT rafforzano questa sensazione di interruzione, pressione minima, delimitazione.
Per questo parole come tatto, tocco, tact, touch, tastare possono dare, anche solo all’ascolto, una qualità di contatto immediato, quasi di piccolo colpo o di appoggio rapido, come se il linguaggio custodisse, nel suono, una traccia del gesto.
Se le vocali portano più il movimento dell’interiorità e le consonanti danno forma al rapporto con il mondo esterno, come insegna l’antroposofia, allora suoni come T, C/K, P possono essere ascoltati come consonanti di appoggio, urto lieve, delimitazione. Non spiegano da sole il significato della parola, ma ne accompagnano il gesto.

Una parola, molti significati
La lingua del tatto si espande nei significati.
Si può toccare un tema, e allora ci si avvicina a un contenuto.
Si può dire “questa cosa mi tocca”, e si nomina un coinvolgimento.
Si può toccare un limite, toccare il fondo, prendere contatto, entrare in contatto.
La stessa parola scivola dal piano fisico a quello emotivo, cognitivo, simbolico.
Diciamo toccare in tanti modi perché l’esperienza che la parola nomina è da sempre multiforme. Il tatto è la rappresentazione del rapporto con il mondo, con gli altri, con il vero, con ciò che ci riguarda. Per la Biodinamica Craniosacrale, questo si traduce in una pratica, il tocco è ascolto a due vie, in cui il corpo che riceve e il corpo che offre il contatto si co-regolano dentro un unico campo percettivo, come fosse un circuito invisibile del contatto.
Possiamo riassumere così:

In questa prospettiva, la fenomenologia (da Husserl a Merleau-Ponty), le neuroscienze che studiano il campo peripersonale e le vie spirituali del sentire come l’antroposofia, convergono che il tatto è un fenomeno ancora più ampio ed in parte sconosciuto. Ogni volta che tocchiamo, il corpo mette in gioco un’anticipazione, un orientamento, una memoria e diverse forme di attenzione incarnata. È qui che l’aptico può rappresentare l’intersezione, l’intreccio tra gesto e percezione.
Verso una pratica aptica del corpo
La percezione aptica, cioè il modo in cui sentiamo il corpo nello spazio e il mondo attraverso il corpo. Le ricerche sullo spazio peripersonale (PPS) mostrano che percepiamo sempre lo spazio vicino, prossimale come pronto o meno al contatto, aperto o chiuso. Il sistema nervoso traccia continuamente i confini entro cui un oggetto può toccarci o può essere toccato da noi, integrando il sensorio e l’intuizione percettiva (aptica). Allo stesso tempo, la pratica biodinamica ci ricorda che, nel tocco si tratta di ascoltare, non di correggere. Proprio per poter lasciare che questo sapere incarnato emerga, si riorganizzi, trovi la sua modalità di risposta.
Aptico, è solo una parola in più che evoca il tocco come percezione crossmodale, in cui tatto, gesto, suono, spazio, memoria e spirito lavorano insieme. È come una lente che, come strumento di ingrandimento, ci permette di vedere il tocco come una forma di conoscenza.
Pensare, vedere, sentire con il corpo, un ascolto attraverso mani sapienti, un sentire che precede le spiegazioni, ma le rende possibili.
L’aptico alle sue origini
Con il contributo muscolare di AI, Paolo Maderu Pincione. 6 Aprile 2026
UN INVITO A SENTIRE INSIEME
Per chi desidera approfondire direttamente questo linguaggio, Katherine Ukleja
terrà un seminario sul Tocco in Italia, a Tirrenia, dal 23 al 26 aprile 2026. Sarà un’occasione preziosaper esplorare, con rigore e sensibilità, come le mani possano diventare strumenti di relazione, discernimento e riconnessione alla salute. Katherine ha annunciato che il 2026 sarà il suo ultimo anno di insegnamento e di trasmissione: per tale motivo, questo seminario è una delle ultime occasioni per incontrare il suo lavoro dal vivo, direttamente
alla fonte. Vedi https://www.acsicraniosacrale.it/events/il-tocco-seminario-con-katherine-ukleja/
Bibliografia essenziale
Bainbridge Cohen, B., *Sensing, Feeling and Action. The Experiential Anatomy of Body-Mind Centering®*, Contact Editions.
Damasio, A., *Il sentimento di sé. Corpo, emozioni, coscienza*, Adelphi.
Linden, D. J., *Il tatto. Il più sottovalutato dei sensi*, Codice.
Merleau-Ponty, M., *Fenomenologia della percezione*, Il Saggiatore.
Pascal, B., *Pensieri*, varie edizioni italiane
Porges, S., *La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione*, Giovanni Fioriti Editore.
Sills, F., *Le basi della Biodinamica Craniosacrale*, Volume 1, Somatica-edizioni.
Van der Wal, J., *L’embrione in noi. Una visione olistica della nostra origine e del nostro essere umani*, ISSO Edizioni.

