di Remo Rostagno tratto da DBNmagazineDBN Magazine Marzo 2022_extract
dal sito https://dbnmagazine.it
Spazio, orientamento, campi percettivi. Tutte parole che, in un contesto biodinamico, assumono una valenza originale e irrinunciabile.
UNO SPAZIO CHE ACCOGLIE
In effetti, se mi chiedessero quale delle abilità acquisite in questi anni di pratica e di insegnamento della Biodinamica mi caratterizzano di più, questa sarebbe proprio l’ultima a cui vorrei rinunciare, sia nella mia vita di operatore della Biodinamica, sia in quella di essere umano.
Quando invitiamo la nostra ospite ad accomodarsi nel nostro studio, offrendole una sedia e lasciando che sia lei a decidere dove sedersi, entriamo già in quest’ottica di spa- zialità accogliente in cui la persona può decidere dove accomodarsi, e dove il mio raggiungerla e sedermi in un posto che m’indicherà lei non farà altro che aumentare le risor- se di campo per la persona che mi ha cercato. Entrambi ci affidiamo a una qualità spaziale che ci definirà durante il tempo che passeremo in- sieme, e in cui l’intimità di contatto e di comunicazione, tipiche della Biodinamica Craniosacrale, avranno “spazio” per permettere alla gioia o alla sofferenza della persona di esprimersi liberamente, sentendo di non essere giudicata, ma semplice- mente accolta in maniera amorevole e incondizionata.
LE MODALITÀ DI APPROCCIO AL CLIENTE
Ed è proprio a questa intimità e infinità che l’operatore della Biodinamica impara ad affidarsi, testimoniando il dispiegamento di un eventuale processo di auto-guarigione da par- te del sistema della persona che sta incontrando.
Definizioni come “espandere il cam- po di percezione”, aprire la consa- pevolezza fino a contenere “lo spa- zio locale” che contiene entrambi (sia l’operatore sia la persona), e poi ancora spostare l’attenzione alla spazialità offerta dalle “pareti della stanza che ci accoglie”, e finalmente abbandonarsi in maniera attiva allo
Vasto è la parola che designa per il poeta, nel modo più naturale possibile, l’infinità dello spazio intimo
“spazio naturale” che circonda e contiene l’edifico che ci ospita, sono passi percettivi che lo studente in Biodinamica impara gradualmente a gestire durante la Formazione triennale.
MAREE FLUTTUANTI
A ogni spazialità raggiunta la Bio- dinamica accosta delle mobilità flu- ide, ritmiche e involontarie dei vari tessuti e dei fluidi del corpo, che sono totalmente integrate le une con le altre, con tutto il corpo e con l’ambiente naturale di cui facciamo parte, sono per così dire in intreccio (entanglement in inglese); i nomi sono marea Fluida e marea Lunga. E a queste fluttuazioni l’operatore si affida affinché svolga il lavoro per lui… Come sostiene il dottor Rollin E. Becker: «Trust the Tide and get out the way… Abbi fiducia nelle Ma- ree e poi fai spazio…».
Questo fare spazio, togliersi di mezzo non è un’attitudine passi- va dell’operatore, ma «…è un ritiro per assumere l’altro/a, la posizione dell’altro/a nel campo che gli sto offrendo. Vedere l’altro in questo campo che offro significa acquisirne lo sguardo. Prendere i suoi occhi su di me. E restituire».
Spostare la mia attenzione da un campo limitato e intimo a un campo vasto ed esteso e tenere entrambe queste qualità nella mia consapevo- lezza significa dare respiro alla mia percezione e risorse alla relazione.
Vasto è la parola che designa per il poeta, nel modo più naturale possibile, l’infinità dello spazio intimo
“spazio naturale” che circonda e contiene l’edifico che ci ospita, sono passi percettivi che lo studente in Biodinamica impara gradualmente a gestire durante la Formazione triennale.
RICEVERE E PARTECIPARE
Proprio ora mentre stai leggendo quest’articolo, sulla pagina di una rivista o sullo schermo di un compu- ter, prova ad ampliare il tuo campo percettivo, recandoti alla finestra più vicina, e osserva il paesaggio ester- no: che cosa noti? Succede qualcosa al tuo respiro? Il tuo stato d’animo cambia? Ritorna poi alla pagina o allo schermo, restringendo di nuovo il campo limitatamente alle parole scritte: che cosa noti? Com’è il tuo stato d’animo? Hai forse un po’ di nostalgia della vastità esterna? Ritorna ancora una volta alla finestra e questa volta non indagare con i tuoi occhi il territorio circostante, ma con uno sguardo soffice e periferi- co permetti a tutte le informazioni sensoriali del paesaggio di raggiungerti, “acquisisci lo sguardo, prendi su di te gli occhi” di ogni cosa nel tuo paesaggio, partecipa il tutto e restituisci con gratitudine. Ancora una volta: come ti senti in questa posizione di ricevente e partecipan-
te allo stesso tempo? Qual è il tuo stato d’animo?
CONNESSIONE CONDIVISA
E REALTÀ
Ritorna ora alla rivista o allo scher- mo del computer e, pur riportando l’attenzione alle parole scritte, man- tieni la consapevolezza di entrambe queste visioni, quella miope e quella presbite. Che cosa succede nel tuo corpo? Il tuo respiro si assesta? In che tipo di stato psicofisico ti trovi? Intrecciando il micro e il macrocosmo, l’intimità dello spazio tra ope- ratore e ricevente e il vasto mondo naturale in cui siamo immersi, riu- sciamo ad accedere a una realtà che il professore di psicologia della Salu- te all’università di Plymouth, Michael E. Hyland descrive come “quantica”. Una parte cruciale della teoria quantica è che la realtà dipende dalla maniera in cui la si osserva. L’operatore della disciplina bionaturale sta aiutando a creare una realtà che è condivisa sia da lui sia dal cliente, e questa realtà, che ingloba l’aumento di una connettività non locale tra il cliente e la totalità del contesto nel quale il cliente si trova, ha degli effetti positivi sullo stato di benessere di entrambi.
Culliamo il nostro cuore
Nella posizione seduta portiamo entrambe le mani sulla zona del cuore. Ci mettiamo all’ascolto e visualizziamo il cuore all’interno del torace. Portiamo quindi l’attenzio- ne alla parte posteriore del cuore e permettiamogli di riposare nella curva delle vertebre dorsali, come dentro a un’amaca.
Iniziamo poi a cullare dolcemente il cuore, spostandoci leggermente verso lo sterno e poi verso le vertebre dorsali. Lentamente lasciamo che il movimento diventi sempre più piccolo fino a trovare un centro, lungo la linea mediana.
Lasciamo ora una mano sul cuore e l’altra portiamola sul ventre. Ascoltiamo nella nostra mano il ritmo del respiro che muove la pancia e allo stesso tempo ascoltiamo il ritmo della pulsazione del cuore. E rimaniamo qualche minuto in questo ascolto dei due ritmi fino a percepire una calma di tutto il nostro corpo e dello spazio che ci circonda.

