La gestualità terapeutica della forma

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Il Metodo Jean Moneyron. Di Anne Moneyron. Un libro molto interessante che non parla della tecnica in sé, ma riflette sui principi di Salute, sui metodi di cura tradizionali dei “guaritori”, e in particolare sul tocco e sulla percezione. Cito qui due brani che, dal punto di vista della Biodinamica Craniosacrale, distinguono il tocco analitico, biomeccanico, dal tocco percettivo, biodinamico.

4.3.1: Introduzione ad un altro sistema di valutazione
attraverso il contatto.

Per percepire un elemento anatomico situato in profondità, abbiamo l’abitudine di cercare di apprezzarne le qualità regolando la nostra pressione tattile.
Questa forma di tocco, necessario, ci permette di precisare ì contorni,
l’aspetto, il rilievo.
Questo approccio tattile che ci informa sui dettagli diventa insufficiente quando vogliamo percepire la profondità sempre conservando la relazione e l’attenzione all’altro.

È un modo di gestire analiticamente la mano che richiede un’attenzione centrata su se stessi e sulla gestione dei propri recettori tattili ma in questo modo ostacola un pieno incontro con il paziente.

Ogni attenzione troppo centrata su se stessi ci tagli fuori dall’incontro.
In questo incontro tattile con il paziente, l’interfaccia della mano deve sparire per lasciare il posto ad una certa fluidità di comunicazione.
Per questo, per essere al meglio in una relazione con l’altro e senza che l’interfaccia tattile diventi ostacolo, è necessario attuare un modo “percettivo” del tessuto.

4.3.2: La modalità percettiva

Si tratta semplicemente di prendere contatto con il tessuto in questione, in profondità, testandolo con la nostra percezione, cioè catturandolo con i nostri sensi.
La percezione è quella di una sensazione organizzata, unificata in una coscienza ed un’esperienza.
La percezione è la nostra apertura al mondo ed è dunque in correlazione
con la nostra rappresentazione del mondo.
Se la percezione è peculiare della coscienza la sensazione lo è del
corpo. Infatti noi abbiamo a che fare con sensazioni multiple, organizzate e legate tra loro: le percezioni.

“Queste sono in qualche maniera al di là del corpo, la sensazione, al di qua dello spirito.
Se alla sensazione basta una mente passiva, la percezione presuppone un’attività o un’attenzione minimale.

Attivare la nostra attitudine a percepire fa si che la mano regola automaticamente la giusta pressione della polpa delle dita, senza mettere in gioco l’analisi e il giudizio della situazione anatomica.
L’informazione non è oggettivante nel senso di una precisazione anatomica ma diventa più larga in funzione della nostra presa in carico.
Uno dei fenomeni propri dell’applicazione di questo metodo percettivo è che, contrariamente al metodo analitico che da al paziente la sensazione di una mano preoccupata alla ricerca, questo permette al paziente di percepire la sensazione dei propri tessuti

L’immagine della mano del terapeuta sparisce dal campo relazionale per lasciare il posto alla sensazione tissulare, normale o anormale.
Questo aspetto è essenziale e
modifica la qualità dell’incontro terapeutico, lo rinforza e gli da continuità.
Un’altra particolarità di questa modalità di contatto percettivo è che, se viene mantenuto nel corso del trattamento, il nostro gesto si esplica solo sul tessuto testato.
Se per organizzare il proprio gesto il terapeuta si distoglie da questo modo percettivo, oltre al fatto che c’è una rottura del continuum relazionale proprio nel momento più delicato, l’azione perde precisione e rischia di essere applicata in modo inadeguato.

La qualità dell’incontro dipende dall’attenzione che viene data agli elementi che costituiscono il presente della relazione e questo a più livelli:
– il livello dei tessuti del paziente
– il livello fisico nel suo “intero”
– del paziente in quanto essere umano particolare
– del contesto al momento della relazione
– dell’interazione con il nostro proprio sistema di tensegrità
Ognuno di questi elementi modifica il tono di base del
paziente.

Jean Moneyron, per lui saper curare, significava indirizzare il gesto terapeutico con un’attenzione particolare verso l’Altro in quanto essere umano e non solo come sede di una patologia. Al di là della qualità tecnica, gli autori si sono prefissati di sottolineare l’importanza di un tocco sensibile specifico allo sviluppo del gesto.

https://books.google.it/books?id=qYs9DwAAQBAJ&lpg=PT11&ots=-m5iyAJS-7&dq=Moneyron%20jean&hl=it&pg=PT28#v=onepage&q=Moneyron%20jean&f=false

 

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